Shamir

Ratchet

2015 (XL) | dance-pop, funk-pop

È stata un'ascesa irresistibile, quella che ha interessato il giovanissimo Shamir Bailey nell'arco degli ultimi due anni, dacché il suo nome ha cominciato a circolare ben oltre i ristretti ambienti della natia Las Vegas e quindi compiere il giro della rete. La versatilità stilistica mostrata nell'Ep di lancio “Northtown”, un talento vocale fuori dal comune, tale da precederlo ancor prima del suo volto, e infine una presentazione del tutto personale attraverso look anticonvenzionali e coloratissimi videoclip, hanno fomentato un clima di attesa che nella pubblicazione di “Ratchet” vede la propria culminazione, nonché la completa fioritura di un talento che parte dai banchi di scuola, ed è finito con l'assumere forme totalmente diverse.
Con qualche breve ma significativa incursione nella musica punk, ma con un interesse per la musica ad amplissimo spettro, capace di lambire anche i territori del country, il ragazzo non soltanto mostra un'attitudine alla pluralità linguistica di ragguardevole levatura, ma al contempo la sfrutta per abbattere barriere di contesto e genere, che in un'epoca apparentemente globale come la nostra finiscono col franare la curiosità e il coraggio di tanti musicisti. A quanto pare, però, il pungolo iconoclasta con cui qualche anno fa si avviò la sua avventura in musica non ha cessato di fornire stimoli: di fatto, si è limitato a celarsi sotto sembianze diverse.

Trascendendo pressoché ogni forma di appartenenza a quel tanto comodo quanto sempre più inutile maxi-scatolone catalogabile come “black-music”, di fatto proiettandosi quindi ben oltre certe scivolose categorizzazioni di “razza”, Bailey asseconda il suo estro e la propria creatività ponendo se stesso e il proprio squillante controtenore (no, non è un falsetto quello che ascolterete) al servizio di un mélange sonoro dal generale assetto pop, ma che in realtà tradisce una complementarietà di assetto ben più composita delle apparenze. Perché nella sostanza, l'ascolto di “Ratchet” invita a deporre l'assurda smania di classificazione specchio di quest'epoca, ad apprezzare situazioni di fascinosa (e comunque accuratissima) indefinibilità, che nell'inclusione colgono un'opportunità, piuttosto che uno scoglio.
In ogni caso, il temuto effetto mischione viene sventato da Shamir in piena scioltezza: furbo nell'operare di brevità, prediligendo pezzi veloci e scattanti e una tracklist contenuta, scaltro nel puntare i riflettori su di sé e sulla propria espressività, innegabilmente peculiare e caratterizzante, il ragazzo macina influenze e sound con una scafatezza da primo della classe, mettendo in atto un vero e proprio turbine di scenografie e costumi attraverso cui presentarsi al mondo. Perché che snoccioli versi rap su pimpanti costruzioni hip-house, quasi a proporsi come (valida) alternativa ad Azealia Banks con tanto di cowbell di contorno, oppure che si mostri cuore in mano a commuovere di pura atmosfera con “Darker”, non è di diversi personaggi che si parla, ma delle mille sfaccettature di uno stesso protagonista, esuberante quanto si vuole ma non di certo più “costruito” di quanto lo si vorrebbe far passare (ammesso poi che sia un problema, a dirla tutta).

Nessun problema quindi, nel riconoscere un fil rouge, espressivo quand'anche tematico, visibilissimo, pur saltabeccando allegramente tra downtempo elettrici dal fare galante (“Vegas”, commossa ed elegante dedica alla sua città natia), briosi motivi funk-pop che Jamiroquai impazzirebbe per avere in un suo prossimo lavoro (“Hot Mess”, “In For The Kill”, probabilmente la migliore attualizzazione in tempi recenti dell'acid-jazz dei bei tempi che furono),  sovvertimenti minimali alla ricerca di un modo diverso di trattare la materia house (“Youth”). Nel suo mostrarsi senza filtri in tutta la sua liberatoria baldanza, in una simpatia che non si stenta a definire contagiosa, Shamir mette in risalto il coraggio di essere se stessi, al netto delle facili definizioni e dei giudizi frettolosi. E questo, al giorno d'oggi, nel sempre più mascherato e post-concettuale panorama pop è un valore tutt'altro che da sottovalutare. Ci penseranno poi tanti altri a bollarlo in fretta e furia come l'ennesimo personaggio tutto stravaganze da scaraventare sulla copertina della prima webzine hipster di turno: nel suo brillante carosello di ritmi, stili e rimandi, Shamir Bailey si merita ben più di una transitoria considerazione.

(09/06/2015)

  • Tracklist
  1. Vegas
  2. Make A Scene
  3. On The Regular
  4. Call It Off
  5. Hot Mess
  6. Demon
  7. In For The Kill
  8. Youth
  9. Darker
  10. Head In The Clouds




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