Tobias Jesso Jr.

Goon

2015 (True Panther) | songwriter

Spesso per arrivare al successo è necessario prima toccare il fondo: è ciò che è accaduto a Tobias Jesso Jr., giovane canadese attirato come tanti suoi coetanei dal richiamo del music business. Sbarcato nel 2008 a Los Angeles da Vancouver per suonare il basso per una misconosciuta popstar, avventura che termina presto, Tobias cerca di reinventarsi come autore per gli altri artisti. Trascorre quattro anni così, costellati da tentativi falliti, durante i quali viene anche investito da una Cadillac mentre è in sella alla sua bicicletta, che gli viene rubata mentre si ritrova sanguinante a terra. Si tratta dell’ultima goccia e così Tobias si ritrova su un volo diretto verso casa, abbattuto nel morale e con un’altra brutta notizia da digerire: alla madre è stato diagnosticato un cancro (poi fortunatamente curato). A 28 anni d’età, Tobias Jesso Jr. è un ragazzo spezzato.

È qui che la sua storia svolta: la sorella si trasferisce e lascia il suo pianoforte nella casa dei genitori. Tobias, che ha sempre composto alla chitarra e non ha mai cantato in vita sua, decide dunque di mettersi alla prova con questo strumento, costretto anche dal fatto che tutti i suoi strumenti fossero all’epoca rinchiusi in un garage a Los Angeles. Si immagina così padre e scrive una delicata ballata dedicata a un’ipotetica nuova venuta al mondo, che dice così: “Can't explain the world to you/ I can't explain the things that people choose to do / There's a thing called hate, and there's a thing called love too/ Like the love I have for your mom and for you”.
Si intitola “Just A Dream” e, assieme a un altro paio di demo, le invia a diversi artisti per i quali nutre stima e rispetto. A rispondere alla sua chiamata è Chet “JR” White, ex-Girls, che lo riporta in America intravedendo in lui le stimmate del grande cantautore. Nel corso del 2014 il suo nome e la sua musica esplodono attraverso il web e lo portano all’esordio live direttamente sul palco del Pitchfork Music Festival di Parigi.

Si arriva così a “Goon”, collezione di dodici brani che vede la partecipazione nelle vesti di produttori, oltre che del già citato White, anche Ariel Rechtshaid, John Collins dei New Pornographers e Patrick Carney dei Black Keys.
L’album riprende ed elabora le composizioni minimali di Jesso, andandone ad arricchire il contenuto con elementi sonori in aggiunta alla base composta da piano e voce, ma senza intaccarne l’intensità emotiva, vera prerogativa del songwriter canadese. Nei momenti più alti, infatti, Jesso tocca gli stessi picchi emozionali di un Daniel Johnston o di uno Sparklehorse e l’empatia provata durante l’ascolto risulta davvero essere ai massimi livelli.

L’ispirazione è spesso autobiografica e anche per questo motivo la scrittura non risulta essere mai astratto, ma sempre piuttosto diretta. In “Hollywood”, Jesso Jr. racconta con crescente trasporto del suo fallimento a Los Angeles, con la tensione che viene spezzata sul finale unicamente da una tromba sgangherata vagamente neutralmilkiana. “How Could You Babe”, controcanto soul nel ritornello e una dimostrazione da parte di Tobias di aver raggiunto una certa confidenza con la propria voce, racconta effettivamente della rottura di un rapporto sentimentale fra lui e una ragazza di Vancouver. 
L’album risente molto anche degli input dati da White a Jesso durante le registrazioni. È più che facile sentirci dentro un Todd Rundgren o un Harry Nilsson, ma anche Elton John e i Beatles dell’ultimo periodo. “Just A Dream”, riarrangiata prima di apparire nell’album con un muro portante d’archi e batteria soffocata, suona esattamente come un classico vintage degli anni Settanta, mentre “Can We Still Be Friends” è 100% McCartney.

Il suono di “Goon” è quello di un classico vintage, senza tempo e per questo sempre attuale. La sua trasversalità lo rende potenzialmente apprezzabile da un pubblico sconfinato, in grado di apprezzare classe e cura dei dettagli dal punto di vista musicale e, al tempo stesso, profondità e sincerità nella stesura dei testi. Dagli ascoltatori più giovani, poco edotti della musica del passato, ai padri nostalgici dei suoni della loro gioventù, ognuno troverà un motivo personale per amarlo.

(01/03/2015)



  • Tracklist
  1. Can’t Stop Thinking About You
  2. How Could You Babe
  3. Without You
  4. Can We Still Be Friends
  5. The Wait
  6. Hollywood
  7. For You
  8. Crocodile Tears
  9. Bad Words
  10. Just A Dream
  11. Leaving Los Angeles
  12. Tell The Truth




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