Vessels

Dilate

2015 (Bias) | elettronica, post-rock

Per un monumento del cosiddetto post-rock in chiave elettronica che se ne va – è di qualche giorno fa la notizia del definitivo addio alle scene dei mitici To Rococo Rot – vi è una nuova realtà consacratasi di colpo fra le punte di diamante del genere. Quando i Vessels debuttarono sette anni fa tanto quanto nel più vicino secondogenito, difficilmente l'avremmo previsto, tanto sembravano essersi innamorati del soft-loud in salsa lo-fi prima e dell'epica star-gaze tra Hammock e Mogwai poi. Eccoli invece svoltare prepotentemente, imbracciare i synth e gettarsi a capofitto in una miscela sonora complessa ed eterogenea quanto incredibilmente accattivante.

In “Dilate” nasce e si afferma istantaneamente un'elettronica liquida, melodica, leggera e solare, una miscela che si compone di più elementi eppure sembra fare già storia a sé. Ci sono colate melodiche che ricordano gli ultimi Emeralds, screziature ritmiche che toccano con mano la cospicua eredità nineties oggigiorno tornata in superficie, ammiccamenti neanche troppo velati ai fermenti di casa Bedroom Community. Non mancano neppure i legami con il versante più concreto e poliglotta del calderone precedente (cfr. 65daysofstatic) che fanno da giunzione temporale.

Il notturno introduttivo di “Vertical” è un autentico shock, otto minuti che partono sottovoce, per poi crescere progressivamente su un beat muscolare e martellante, concedendosi alla melodia solo nel finale. Il pezzo sfuma direttamente in un flusso unico verso la lunga cavalcata di “Elliptic”, gorgogli dream-techno nel solco del miglior The Field, bagliori protratti fino al mattino degli arpeggiatori e alla loro esplosione solare. Se qui la synth music contemporanea è citata allo sfinimento, sull'epico altare di “Attica” sale l'ultimo James Holden, trasfigurato da mattatore schiacciasassi a pittore di un futuro soft-loud.

Le soste termiche corrispondono alla breve “Echo In”, velato omaggio al melodismo del maestro µ-Ziq, e alle gemelle “On Moons” e “As You Are”, entrambe ambientate in un lounge spaziale, quasi a voler insegnare il pop attraverso gli Air. “Glass Lake” è il definitivo tripudio di luce, cavalcata non distante da quelle tanto care all'ultimo Trentemøller che torna a comprendere anche il passato, manifesto definitivo e ultimo prima della chiusura giocosa di “On Your Own Ten Toes”.
Una svolta stilistica coraggiosa ma già matura e consapevole, che produce un cocktail di eleganza e semplicità, ricerca e immediatezza, elettronica melodica e pop strumentale. Da gustarsi in un solo sorso.

(06/03/2015)

  • Tracklist
  1. Vertical
  2. Elliptic
  3. Echo In
  4. As You Are
  5. Attica
  6. On Moons
  7. Glass Lake
  8. On Your Own Ten Toes
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