Waterboys

Modern Blues

2015 (Kobalt) | classic rock

Perdemmo un po’ tutti quando Mike Scott nel 1993 decise di mandare i Waterboys in naftalina: la band che aveva aggiornato lo stato dell’arte del folk-rock britannico con album indispensabili, quali “This Is The Sea” e “Fisherman’s Blues”, venne inesorabilmente spazzata via dall’ondata grunge e dai nuovi ritmi che caratterizzarono gli anni Novanta.
L’altalenante carriera solista di Scott portò però alla riesumazione della creatura nel 2000, e fra alti e bassi oggi i Waterboys dimostrano di essere tornati in grandissima forma, grazie a un disco straordinariamente ispirato, che trova ragione d’esistere sin dai cinque minuti della pazzesca cavalcata elettrica “Destinies Entwined”, quello che a ragion veduta può essere considerato un vero e proprio instant classic del gruppo.

Se vi aspettavate un rigurgito folk, “Modern Blues” sarà l’album in grado di disattendervi (se felicemente o no, siate voi a deciderlo): chitarroni elettrici e tastiere vintage si appropriano della scena, con tanto di assoli seventies style (che fanno spesso molto Crazy Horse) e impennate ad altissimo contenuto epico.
Del resto i Waterboys non sono nuovi a sfornare lavori spiazzanti, basti ricordare l’esperimento di “Rock In The Weary Land” (proprio il disco del ritorno, al cambio di millennio), con un sound che li poneva prossimi ai Beck e ai Radiohead dell’epoca.

Basterebbero le prime tre tracce per definire “Modern Blues” un album assolutamente riuscito, con una “November Tale” (il primo singolo) capace di sedurre in maniera intrigante e l’irresistibile passo r’n’r di “Still A Freak”.
Ma poi si scopre che c’è anche molto altro, ulteriori sei tracce che si mantengono sempre su binari qualitativamente importanti, realizzati con Bob Clearmountain in cabina di regia e l’ausilio di alcuni musicisti dell’area di Nashville, dove il disco è stato registrato.

Ci si muove fra composizioni più vigorose (“Rosalind”, la lunga cavalcata finale “Long Strange Golden Road”) e momenti più carezzevoli (“The Girl Who Slept For Scotland”, “Nearest Thing To Hip”), fra cadenze modern blues (“I Can See Elvis” giustifica così il titolo dell’album) e meravigliose puntate alt-pop dove è l’orecchiabilità a trionfare (“Beautiful Now”).
“Modern Blues” è classic rock, idealmente a cavallo fra Springsteen e il Dylan elettrico, ma suonato in maniera assolutamente contemporanea, e se alcune soluzioni non fossero a tratti davvero troppo prevedibili, il rating si posizionerebbe su livelli ben più alti.

Va detto però che proprio nel momento in cui band come i War On Drugs replicano (attualizzandole) certe atmosfere psych-alt-folk, i Waterboys invece che cavalcare l’onda proclamandone la paternità, spostano il pallino altrove, giocando a fare i Rolling Stones.
“Modern Blues” è il disco che non ti aspetti, sfornato da una band in grande salute, distante anni luce da qualsiasi ipotesi di precoce decomposizione. Che sia blues, rock o folk è poco importante. It’s only rock’n’roll but we like it!

(04/03/2015)

  • Tracklist
  1. Destinies Entwined
  2. November Tale
  3. Still A Freak
  4. I Can See Elvis
  5. The Girl Who Slept For Scotland
  6. Rosalind
  7. Beautiful Now
  8. Nearest Thing To Hip
  9. Long Strange Golden Road
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