Wavves

V

2015 (Warner Bros. / Ghost Ramp) | alt-rock, power-pop

“I lost my job today, but it’s all the same”
(da "All The Same")

Nathan Williams, ancora lui, sempre lui. Bisogna ammetterlo, nel corso degli anni abbiamo imparato a rivolgerci con simpatia e benevolenza a questo sconclusionato indie-kid di San Diego, una specie di “nerd 2.0” che trascorre le giornate nel cazzeggio più totale, facendo tutto ciò che è in suo potere per ammazzare il tempo. Riempire l’Internet di fesserie, dissing e autoscatti improbabili non è che la punta di un iceberg fatto di ozio perenne, alienazione, droghe leggere, alcol, videogame, televisione e, ogni tanto, musica.

Dopo un esordio che prometteva scintille, con i gracchianti lampi surf-punk sparati nell’etere direttamente dalla sua cameretta, Wavves raggiunge il perfetto equilibrio sonoro in “King Of The Beach”, album che incornicia alla perfezione l’irruenza di Williams in un contesto hi-fi decisamente più digeribile alle masse. Un approccio più pulito e smaccatamente radiofonico che ritroviamo in forma sempre più evidente in “Afraid Of Heights”, il "disco della maturità" del perenne adolescente californiano che alla lunga si rivela un mezzo passaggio a vuoto.

Al quinto album di una breve ma intensa carriera inframezzata da svariati featuring (Zach Hill, il fratello Kynan nel progetto Sweet Valley e con gli ancor più interessanti Spirit Club), è tempo di fare i conti con un passato glorioso e un preoccupante presente fatto di insipidi intermezzi pop-punk. In questo senso, “V” sembra rappresentare il tentativo di un ritorno alle origini o perlomeno di un cambio di rotta, ispirato anche dalla recente e riuscitissima collaborazione con i Cloud Nothings. E quindi giù il piede sull’acceleratore con la divertente doppietta iniziale di “Heavy Metal Detox” e “Way Too Much”, in cui la prima suona figlia legittimissima del surf-sound abrasivo del fu Re della spiaggia e la seconda offre un gradevole esempio di power-pop sulla falsariga dei maestri Weezer.

Gli Wavves sono in forma e lo dimostrano anche con “Pony”, agrodolce cavalcata adolescenziale in cui Williams dice addirittura “It gets better”, a dispetto del pessimismo cronico che connota da sempre i suoi testi. Pessimismo, paranoia e alienazione che, va detto, si ritrovano a più livelli praticamente in tutti gli altri pezzi (“Everything sucks if you don’t get your way”, “I get stuck by getting worse, I'm getting worse” e potremmo andare avanti). Pregevoli anche la schizofrenica “My Head Hurts” (palese rimando ai riffoni dell’indimenticato Jay Reatard) e il ritornello-killer di “Flamezesz”, che promette di incendiare le già bollenti feste delle confraternite americane.

Ci sono ovviamente i difetti che “Afraid Of Heights” aveva già palesato, seppur esplosi in misura minore: spigolosità e ruvidezze soffocate da un pop-rock a volte davvero troppo infantile, ricerca affannosa del giro catchy che non sempre arriva, canzoni deboli (“Heart Attack”) o addirittura noiose (“Tarantula”). Ma tutto sommato in "V" gli episodi dimenticabili sono pochi, il disco fila liscio e veloce lasciandosi ascoltare senza particolare sforzo, impreziosito dalla collaborazione attiva di ciascun membro del gruppo (e questa è una novità, considerando l’attitudine di una band da sempre molto Williams-centrica).

E alla fine viene da chiedersi qual è (ammesso che esista) il fine ultimo di Nathan e dei suoi Wavves. La risposta non può che essere una sola: divertire e divertirsi, senza poi troppe pretese o velleità. Che il Dio dei party alcolici ce li tenga sempre sani, forti e in hangover perenne.

(09/10/2015)

  • Tracklist
  1. Heavy Metal Detox
  2. Way Too Much
  3. Pony
  4. All The Same
  5. My Head Hurts
  6. Redlead
  7. Heart Attack
  8. Flamezesz
  9. Wait
  10. Tarantula
  11. Cry Baby
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