Stefan Wesolowski

Kompleta

2015 (Ici d'Ailleurs) | classical-liturgic, gothic-chamber

Uno sguardo rapido alla copertina di questo “Kompleta” sarebbe di per sé sufficiente a immergere nel mondo sonoro regalato dai nove brani del lavoro. Una chiesa sconsacrata (e, per certi versi, profanata) da impalcature, tubi, metallo sparso. Sacralità classica e materia post-moderna in un incontro problematico, contraddittorio, contrastante, dove sublime e angoscia, estasi e ribrezzo si intrecciano fino a divenire indistinguibili. Di mezzo il suono organizzato nella sua forma forse più antica, quella liturgica, e nella sua funzione originaria, quella dell'evocazione di uno scenario, un insieme di immagini.

Stefan Wesołowski è un compositore e violinista polacco che da tempo si prodiga nell'attualizzare una tradizione longeva e complessa, ovvero quella della musica da camera a retroterra liturgico. Facile, forse troppo, tirare in causa i nomi di maestri come Henryk Górecki e Arvo Pärt, coloro che hanno reso per primi la sacralità una forma di arte sonora, inculcandola, seppur in maniera subliminale, nel Dna del moderno. Meno immediato eppure ancor più cangiante individuarlo al culmine di un mondo per pochi, quello fra gli altri di Jocelyn Pook ed Eleni Karaindrou, nel quale le origini stesse del sacro in musica sono state riportate alla luce nella loro dimensione primordiale.

Proprio nella riscoperta dell'origine ideale e percettiva della sacralità in musica (come musica per il sacro, al servizio della ricerca sull'arcano originario che sottende ogni esperienza liturgica) si ritrova anche il nesso, possibile per associazione, fra le composizioni di Wesołowski e quel versante di artisti che al sacro ci è arrivato partendo dal dark e seguendo la strada, appunto, dell'arcano (Dead Can Dance in testa). Nella ricerca del polacco il cerchio sostanzialmente si chiude, essendo qui il sacro riportato a contatto con la realtà empirica e a una dimensione prettamente umana - quella di un dialogo fra l'uomo e sé stesso con l'idea del divino a fungere da illusorio specchio.

“Kompleta” raccoglie nove composizioni registrate nel 2008 a Radio Gdańsk assieme a un ensemble da camera composto da due voci (una maschile e una femminile) e un quartetto d'archi comprendente lo stesso Wesołowski al violino. Un viaggio in fasi, che nasce dall'evocazione millenaria di “Wezwanie”, un inno che oltrepassa il tempo tracciando un link tra Basso Medioevo e contemporaneità. Ma è proprio la capacità suggestiva il fiore all'occhiello di un disco calcolato, levigato al centimetro, eppure forte di un'efficacia cinematografica nell'evocare alla perfezione gli scenari cercati.

“Hymn” è in tal senso uno struggente manifesto, a cavallo fra le ricerche spiritualiste del Cacciapaglia di metà Ottanta e il calore vocale di Brendan Perry, seguito dalla più squisitamente cristologica “Psalmodia”, mentre nell'intenso trionfo strumentale di “Cyzanie” avviene il distacco tra musica e funzione. Ma è nel confronto tra “Akt Pokuty” (maestosa preghiera filtrata e “sporcata” attraverso i canali di una radio analogica) e la spartana messa di “Responsorium”, o nel contatto diretto tra liturgia e sperimentazione sonora nel finale elettroacustico di “Pieśń Symeona”, che si celebra l'unione problematica e contraddittoria annunciata in copertina.

Ed è nella conclusione di “Antyfona Do NMP” (anticipata dalla fugace “Modlitwa”) che elettronica raffinata e invocazione liturgica si uniscono, segnando la rottura (profanazione) del confine fra sacro e umano, nonché la morte del profano. Un evento molto più che squisitamente musicale che nel suono trova però la sua più efficace e convincente realizzazione.

(29/08/2015)

  • Tracklist
  1. Wezwanie
  2. Akt Pokuty
  3. Hymn
  4. Psalmodia
  5. Czytanie
  6. Responsorium
  7. Pieśń Symeona
  8. Modlitwa
  9. Antyfona Do NMP
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