Wire

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2015 (Pink Flag) | post-punk, alt-rock

La musica spesso regala delle favole straordinarie, come quella di quattro studenti d’arte che nella seconda metà degli anni 70 ebbero la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, delineando con i propri spunti musicali (concretizzati in tre memorabili dischi passati alla storia) una fetta fondamentale di tutto il movimento post-punk inglese.
Passano gli anni, e sono ancora là, a confezionare lavori mai meno che interessanti, migliorati come musicisti e pronti a licenziare il proprio quattordicesimo album, uno dei loro più “pop”, per quanto pop possa essere considerato un disco degli Wire: accanto a  Colin Newman, Graham Lewis e Robert Grey, membri fondatori superstiti dopo la dipartita di Bruce Gilbert, c'è il giovane chitarrista Matt Simms, già con loro nelle recenti scorribande live.

La prima cosa che colpisce è la scelta di intitolare il disco con il nome del gruppo, soluzione che se da un lato può apparire banale per degli intellettuali conclamati, dall’altra sottolinea l’importanza che riveste questo album per il quartetto, come se si trattasse di una nuova partenza, due anni dopo aver affondato le mani in ciò che restava dei polverosi archivi degli esordi, che generarono “Change Become Us”.
Per ritrovare un disco di “materiale contemporaneo” si deve tornare al 2011, a quel “Red Barked Tree” che ne certificò l’invidiabile stato di salute, oggi confermato dal nuovo “Wire”, il quale presenta molte delle sfaccettature possibili della formazione inglese.

La tracklist ha il pregio di far convivere in maniera del tutto naturale episodi brevi e orecchiabili come “In Manchester” con altri decisamente più compositi: la sontuosa conclusiva “Harpooned” supera gli otto minuti riversando in salsa psichedelica tutto il Wire sound, “Sleep-Walking” trasuda tensione in maniera palpabile, risultando a tratti persino angosciante (sì, questi signori sono ancora capaci di arrivare a tanto!).
E se qualcuno potrebbe aver da ridire sull’eccessiva iper-produzione riservata a “Shifting” e “Burning Bridges”, in tanti sobbalzeranno sulla sedia al cospetto delle ritmiche serrate di “Joust & Jostle”, alle schitarrate smithsiane di “Octopus”, e al riuscito starting point affidato a “Blogging”.

“Wire” aspira a essere un progetto avente la finalità di mettere d’accordo tutte le generazioni di fan che si sono succedute nel tempo, anche se pretendere di ritrovare fra questi solchi le rivoluzioni punk di “Pink Flag” o il decadentismo new wave di “154” sarebbe pura follia.
Alla fine dei conti ciò che stupisce davvero è il fatto che, a quarant’anni dagli esordi, gli Wire abbiano ancora davvero tante cose da dire.

La terza incarnazione di Newman, Lewis e soci prosegue così a gonfie vele il proprio cammino, e i protagonisti di questa avventura si confermano instancabili ricercatori della perfezione formale, pionieri di irrinunciabili rivoluzioni musicali, architetti e propulsori delle migliori avanguardie europee.
Non più influenti come nel 1977, ma sempre instancabilmente creativi e ispirati, oggi sempre più esperti e sicuri di sé, alla costante ricerca di strade nuove, sempre con grande autorevolezza e imperturbabile proprietà di mezzi.

(29/04/2015)

  • Tracklist
  1. Blogging
  2. Shifting
  3. Burning Bridges
  4. In Manchester
  5. High
  6. Sleep-Walking
  7. Joust & Jostle
  8. Swallow
  9. Split Your Ends
  10. Octopus
  11. Harpooned
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