Wolf Alice

My Love Is Cool

2015 (Dirty Hit / RCA) | alt-rock, dream-rock

Oh when we grow older
We'll still be friends
We'll still be lovers
And won't fear the end
(“Your Loves Whore”)

Per quanto banale e trito possa risultare, con i suoi insistiti richiami adolescenziali e quella costante sensazione di inadeguatezza che ha fatto la fortuna di tanto indie-pop, è tutto qui, in quattro frasi semplici e schiette, l'universo lirico dei Wolf Alice, tra le sensazioni pop-rock che hanno animato (e continuano ad animare) questo 2015 alquanto parco di band e uscite realmente salienti nell'ambito. Potrà sembrare trito e banale sì, nel suo presentare il messaggio direttamente, senza particolari filtri, basta però scorgere quanto bene aderisca al ricco tessuto musicale escogitato dalla formazione, come ne diventi propaggine verbale necessaria e illuminante, per intuire come l'apparente prevedibilità narrativa dei testi in realtà sia frutto di un infausto fraintendimento, di una scelta precisa e ponderata.

Rinverdire e attualizzare il rock targato anni Novanta, questo il compito che si sono dati Ellie Rowsell e soci: di certo non è una missione particolarmente originale, dato l'impegno, simile nelle intenzioni, che coinvolge band e autori a tutte le latitudini del globo. Le modalità però con cui il giovane quartetto londinese affronta il proprio incarico riescono a convalidare l'operazione nel suo insieme, consentendogli da un lato di distanziarsi senza difficoltà dagli apatici colleghi slacker d'oltreoceano, dall'altro proponendosi come valida alternativa a chi, con le dovute traslazioni spazio-temporali, sta ripescando in pompa magna quanto di grandioso la perfida Albione ha realizzato durante i Nineties.
Allo stesso tempo, non si pensi di “My Love Is Cool” come del tentativo di porsi a equa distanza dai due grandi centri della produzione rock occidentale, campo franco su cui lasciare emergere le reciproche affinità e divergenze. Con l'esperienza di quel decennio vissuta più in retrospettiva che in contemporanea (nessuno tra i quattro è nato prima del 1990), e una capacità di immaginazione e riadattamento niente affatto trascurabile (anche senza tirare in ballo gli epiteti altisonanti con cui sono stati salutati al di là della Manica) i quattro ragazzi raggiungono l'obiettivo, tutt'altro che banale, di porsi con personalità al di sopra di contesti e nicchie specifiche, attestando una libertà d'approccio che semplicemente si muove nella direzione che più le aggrada. Facendo leva sui suoi elementi più caratterizzanti, la compagine dà quindi il via a un'ipotetica ricostruzione novantiana di grande intensità e potente trasporto melodico, dosando sentimenti e lirismo in un efficace meccanismo a orologeria.

Da un lato la voce della Rowsell, apparentemente flebile e fanciullesca, sa infatti farsi tramite di un ampio ventaglio di soluzioni e possibilità espressive, sia quando abbraccia senza remore le sue qualità più oniriche e vellutate, sia quando alza invece il tono e si presta al ruolo di grintosa e vitale frontwoman, per quanto ancora dolcemente acerba. Dall'altro le fantasticherie del robusto comparto chitarristico, rappresentato dalla stessa Rowsell e da Joff Oddie, disegnano traiettorie volta volta mirate a conferire unicità ai brani che devono sorreggere, con una brillantezza e un eclettismo che non temono raffronti, quanto a grinta e abilità comunicative. Ne deriva un saggio di limpida, imponente, vitalità, un resoconto in musica dell'argomento “adolescenza”, qui trattato con la dovuta complessità e quindi con tutte le sfaccettature che merita, senza sconti e i freni a mano della nostalgia.
Se d'altronde il periodo della pubertà non è stato scavalcato poi da molto dai ragazzi, è interessante notare come l'approccio alla materia sia appunto quanto di più variegato in circolazione al momento, forza viva che, tra i riferimenti a Jeffrey Eugenides (“Lisbon” e il “Giardino delle vergini suicide”), la tristezza compunta della hidden-track “The Wonderwhy”, o l'energia subdola di “You're A Germ” (eccellente il cambio di passo sul finale) racconta i mille e più risvolti di una stagione critica, per chi la vive ma anche per chi poi si trova a ripercorrerla sotto i riflettori della memoria.

Pretese generazionali, in definitiva, di cui i quattro sanno farsi validi portavoce, sparpagliandole in un caleidoscopico ribollire nel quale epica e intimismo corrono su binari in continua intersezione, interfacciandosi così strettamente da risultare inestricabili. “Swallowtail”, vertigine sensoriale dell'opera, ne è la dimostrazione lampante, malinconica folk-song di cristallina purezza che trova nella voce del batterista Joel Amey l'ideale corrispettivo lirico, prima che una repentina interruzione innesti sulle sue ceneri ancora ardenti una forsennata muraglia shoegaze, tanto inaspettata quanto perfettamente integrata nel mood compositivo ed emotivo del brano. Quand'anche lo sguardo predilige uno solo dei due aspetti, quanto ne emerge ha comunque di che lasciare soddisfatti: il tocco gotico, dai lievi rintocchi sintetici, su cui s'impernia il misterioso melodiare di “Turn To Dust” (quasi una Marika Hackman dal passo più vellutato) non ha di certo di che invidiare alla maggiore corposità chitarristica che anima i frangenti più genuinamente rock del lotto, forti di una grammatica melodica che non fa sconti a nessuno (“Bros”, “Fluffy”, “Giant Peach” e la sua coriacea scorza hard-rock).

Solidi, capaci di avanzare pretese e convincere anche nel vischioso campo dell'onirismo pop (le delicate increspature di “Freazy” e il crescendo progressivo di “Silk” polverizzano in soli sette minuti e rotti l'intera carriera delle Warpaint), veri e propri animali da palcoscenico (ammiratelo, il live-set da Glastonbury dell'anno scorso), i Wolf Alice, foss'anche che rimangano nell'immaginario collettivo a questa prima manifestazione creativa, tornano a dare nuovamente “valore” alla tanto abusata definizione di next big thing. Un esordio del genere lascia perlomeno sperare in positivo.

(16/11/2015)

  • Tracklist
  1. Trun To Dust
  2. Bros
  3. Your Loves Whore
  4. You're A Germ
  5. Lisbon
  6. Silk
  7. Freazy
  8. Giant Peach
  9. Swallowtail
  10. Soapy Water
  11. Fluffy
  12. The Wonderwhy (hidden track)




Wolf Alice on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.