Years & Years

Communion

2015 (Polydor) | dance, electropop, r&b

Gli Years & Years sono la band capitanata da Olly Alexander, attore emergente britannico noto perlopiù per ruoli di supporto. Dopo alcuni singoli per un'etichetta francese che non trovano particolare riscontro riescono a convincere la Polydor del proprio potenziale e ottengono un contratto.
Il successo non è immediato ma crescente: prima "Take Shelter" smuove le acque, poi la partecipazione a "Sunlight" di Stephen 'The Magician' Fasano gli punta i riflettori addosso, quindi con "Desire" fanno un primo timido ingresso nella top 30. A quel punto le quotazioni fra gli addetti ai lavori sono altissime e, come prevedibile, arriva la vittoria del BBC Sound of 2015. Un paio di mesi più tardi, esattamente il 14 marzo, "King" debutta al numero 1, rendendoli delle star, almeno in patria.

La buona notizia è che meritano tutto il riscontro ottenuto, perché si tratta di un pop da classifica di rara raffinatezza. Tanto che a dire il vero l'impostazione produttiva è di stampo nettamente alternativo, e il successo raggiunto è stato possibile solo perché sono partiti dalla Gran Bretagna, terra da sempre aperta a sonorità più ricercate e che nello specifico, nell'ultimo paio d'anni, vive un'ondata house e dance degna di quella anni Novanta. E proprio dalla fusione fra le piste da ballo di quel periodo e la sensibilità indie attuale nasce il loro suono, al contempo evanescente e dinamico. A ciò si aggiunga la voce angelica di Alexander, con inflessioni black alla Michael Jackson, ma saldamente piantata nei sentori adolescenziali che furono degli M83 e più recentemente degli Swim Deep, e il pranzo è servito.

È semmai curioso come - a dispetto dei discografici che potrebbero aver trovato una momentanea gallina dalle uova d'oro e del pubblico che evidentemente gradisce una musica distante dalla volgarità di molto pop recente - la stampa britannica abbia nicchiato riguardo a questo album. L'accusa maggiore è quella della mancanza di urgenza espressiva: in sostanza gli Years & Years non avrebbero niente da raccontare.
Curioso soprattutto che le stesse testate che negli ultimi mesi sono andate in pazzia per ogni rapper cantante di razzismo e grondante impegno sociale, poi non riconoscano altre forme di quello stesso impegno, quando riguardanti lidi verso cui non sono interessate. Se infatti la critica ha sempre visto molto bene la musica schierata a favore dell'uguaglianza razziale, e ci mancherebbe che non fosse così, non si può però dire lo stesso per quanto riguarda la musica a favore dei diversi orientamenti sessuali. Un po' perché si tratta più o meno di una novità (il pop ha iniziato a cantare apertamente di parità di diritti per gli omosessuali in tempi estremamente recenti), un po' perché è una battaglia che nello specifico è partita dalle classi bianche più agiate, verso cui un certo tipo di giornalisti tende a essere diffidente (basti pensare che di recente i Belle & Sebastian sono stati accusati di mettere solo bianchi sulle proprie copertine).

Tutto questo preambolo per dire che Alexander ha eccome qualcosa da dire: ben due canzoni in questo album, "Real" e "Memo", la prima delle quali è stata anche singolo, si rivolgono infatti a una controparte maschile. In un mondo in cui le altre popstar gay dichiarate preferiscono cantare testi neutri non si tratta esattamente di una sciocchezza. Oltre a ciò, anche nelle canzoni neutre Alexander narra episodi del proprio vissuto che sono facilmente ricollegabili tramite le sue interviste, come ad esempio "Shine", dedicata a quello che sarebbe poi diventato il suo partner, Neil Milan dei Clean Bandit. Per trattarsi di un progetto sotto i riflettori già dal debutto e di un ragazzo di venticinque anni (ventidue quando la band venne fondata), sembrano prese di posizione alquanto importanti e ben lungi dal "non aver niente da dire".

Tornando alla musica, che è poi ciò che dovrebbe contare quando si parla di un disco, la scaletta presenta una sfilata di gemme pop intagliate con grazia e delicatezza, scevre da eccessi e dalla scorciatoia verso il ritornello pacchiano.
L'iniziale "Foundation" è un bozzetto di pop ambientale senza sezione ritmica. "King" è un inno vitale che si libra fra intrecci di tastiere celestiali (nel riff principale il synth sembra imitare un oboe). In "Desire" cori e campionamenti vocali si sommano ai potenti battiti creando un vortice di r&b e atmosfere baleariche. "Take Shelter" si immerge nella notte fra tastiere a tappeto, ritmi rallentati, voci in lontananza e code suadenti di suoni che sfumano uno nell'altro. "Shine" e "Gold" sono bombe electropop da ballo sfrenato e presa immediata. "Ties" aggiunge un po' di tensione grazie a un pattern sintetico basso e cupo. "Memo" è infine un soul intimista che chiude i giochi in un clima di serenità e speranza, elementi che del resto caratterizzano quasi tutto l'album.

(22/07/2015)

  • Tracklist
  1. Foundation
  2. Real
  3. Shine
  4. Take Shelter
  5. Worship
  6. Eyes Shut
  7. Ties
  8. King
  9. Desire
  10. Gold
  11. Without
  12. Border
  13. Memo


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