Yumi Zouma

Ep II

2015 (Cascine) | alt-pop

Semplicemente irresistibili. A pressappoco un anno esatto da quel densissimo concentrato di emozioni dream-pop che fu il piccolo Ep omonimo, capace di scaraventare da un momento all'altro gli Yumi Zouma dal totale anonimato all'attenzione di blog e webzine di mezzo mondo, viene aggiunto adesso il secondo capitolo. Sempre sotto la preziosa mano di un'etichetta come la Cascine (che se li terrà stretti il più a lungo possibile), la nuova fatica arriva quindi a completamento e ulteriore sviluppo di quanto già ottimamente espresso nella prima manifestazione discografica. A quanto pare, tattica vincente non si cambia, e posticipando il confronto con la prova sulla lunga durata, i tre si esprimono nuovamente attraverso un lavoro rapido e conciso, che nell'arco di una ventina di minuti mette in risalto tutte le peculiarità del trio kiwi, arrivando pure a perfezionarle sotto alcuni aspetti. L'attesa per un album vero e proprio si fa a questo punto pressante.

Con i vaporosi vocalizzi di Kim Pflaum, vera musa eterea dal profilo sofisticato, a intensificare il taglio soave e delicato dei pezzi, e con una tavolozza stilistica che radicalizza, quando non polarizza, gli elementi sonori propri della band, “Ep II” è lavoro in cui affiora con slancio se possibile acuito la vena deliziosamente pop del terzetto, in una molteplicità di linguaggi e registri che rifugge da un lato la staticità senza scampo di molta chillwave attuale, e dall'altro invece non scade mai in consuete mappature oniriche.
Nel porsi insomma in una giusta via di mezzo, senza predilezioni di sorta, l'Ep ora asseconda il lato più placido e vellutato della loro musica (come nel sophisti-pop animato da venature funky di “Second Wave”, l'apertura smaccatamente anni Ottanta affidata alla tenue nostalgia di “Dodi”), ora invece non indugia nell'“osare” con ritmiche più corpose e marcate, che con un'impronta più marcata potrebbero addirittura approdare nelle piste più esclusive (sentite “Alena”, e il pulsare di piano in chiave balearica, prima che nel ritornello finisca nelle grinfie di un delizioso beat dance e il brano non se ne stacchi più di là in poi).

Anche a porla così sul semplice, non si dà però l'idea di un quadro decisamente più articolato, che al netto dell'immediatezza cristallina di strofe, ritornelli e bridge (su quest'ultimo aspetto i signorini si stanno mostrando firme creative di tutto rispetto) gioca di ottima sottigliezza espressiva, annidando nei dettagli e nelle sfumature la forza di una personalità che mette al sicuro i Nostri da sciocchi accostamenti e banalizzazioni. Tra cascate di scintille jangle dispensate con estrema parsimonia (ma  con altrettanta puntualità), linee di basso precise e particolareggiate, atmosfere e tessuti sintetici, non c'è momento in cui i tre giochino nello stesso campionato di tanti altri simpatici revivalisti più o meno del settore (tutto un altro sport rispetto ai più chitarristici TOPS, troppo poco wave di converso per essere assimilati ai protegées di casa Captured Tracks), in cui la loro impalpabile ariosità non si esprima con il massimo del convincimento e della compiutezza.
Per qualcuno poi sembrerà sempre poco, tutta fuffa indistinta con la quale accompagnare il proprio aperitivo. Da canto mio, fuffa simile sarà sempre la benvenuta.

(21/03/2015)

  • Tracklist
  1. Dodi
  2. Alena
  3. Catastrophe
  4. Second Wave
  5. Song For Zoe & Gwen


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