Zu

Cortar Todo

2015 (Ipecac) | jazz-metal, avant-rock

Perso il portentoso batterista Jacopo Battaglia, ora prestato a Bloody Beetroots e al supergruppo Mooro, con cui il sax di Luca Mai e il basso di Massimo Pupillo avevano ancora scolpito le granitiche fantasie ritmiche di “Carboniferous” (2009), canto del cigno della formazione originale, la mitica sigla Zu del jazzcore capitolino e italiano riprende il cammino. Digeriti anche gli ultimi progetti paralleli (Mombu per Mai, Hairybones per Pupillo), la scelta dei due ricade sul batterista power-grind Gabe Serbian di Locust e Retox.

La prima prova con questa line-up, l’Ep “Goodnight Civilization” (2014), nella title track riduce ancor di più il free-jazz dei loro primordi e diventa maniera, puntando tutto sui cambi di tempo metal e persino introducendo piccoli motivi riconoscibili. Segue un album in collaborazione con Eugene Robinson degli Oxbow, “The Left-Hand Path” (2014).
Il primo vero disco lungo, “Cortar Todo”, importa così elettronica e campionamenti. Infatti, grazie a qualche magia di post-produzione, in “The Unseen War” - oltre all’usuale metal bombastico e alle scariche grind tipiche del nuovo batterista - si ode l’unico momento di selvatico e mistico free-jazz dell’opera, reminiscente di certi primi Aktuala.

Anche il brano che dà il titolo all’album sfrutta l’elettronica: i tre imitano una macchina industriale che gira al minimo e ha causalmente emissioni violente (più pasticciata è invece “No Pasa Nada”). La vera novità è però il lavoro sulla soundscape, da un bozzetto minimalista come “Conflict Acceleration”, a un crescendo dronante di vibrazioni malefiche, guidato da poche note di basso, come “A Sky Burial”, a un duetto tra cacofonie casuali raggrumanti e canto folk, “Pantakrator”, a un’ancor più subliminale “Serpens Cauda”, un adagio di tastiere fluttuanti e vocali tagliuzzate.

Il problema di questi brani, dai più innovativi ai tappabuchi, è la quasi cronica difficoltà a giungere a una conclusione che giustifichi cotanta tensione. Un ritrovato interplay sempre compatto, anche troppo, ma più che mai determinante, se non cruciale, suona l’apporto degli ospiti: Lorenzo Stecconi e Stefano Pilia alla chitarra, Joey Karam - portato con sé dai Locust da Serbian - all’elettronica, la voce finale dello sciamano peruviano Gilberto Mauha Ochavano. Senza, rimane solo un competente mini-doom-jazz.

(04/04/2015)

  • Tracklist
  1. The Unseen War
  2. Rudra Dances Over Burning Rome
  3. Cortard Todo
  4. A Sky Burial
  5. Orbital Equilibria
  6. Serpens Cauda
  7. No Pasa Nada
  8. Conflict Acceleration
  9. Vantablack Vomitoriun
  10. Pantakrator
Zu su OndaRock
Recensioni

ZU

Jhator

(2017 - House Of Mythology)
Svolta radicale per i capitolini ex prodromi del jazz-core italico

ZU

Carboniferous

(2009 - Ipecac)
Nuova incarnazione sonora per il trio romano, sotto l'egida della Ipecac

News
Zu on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.