Eaves

Verloren

2016 (Purple Tape Pedigree) | elettronica sperimentale

Abbiamo già ampiamente discusso della sbalorditiva continuità tematica e delle sfaccettature estetiche emerse in ambito elettronico nel corso del 2016, individuando per semplificazione due macro-filoni che, in modi diversi, ci parlano con forza del nostro presente. A questo punto stupisce ancor di più, in chiusura d’anno, l’arrivo di un ultimo lascito in grado di far confluire e sintetizzare tali correnti avverse, testimonianze tormentate di un periodo storico vacuo e iper-frammentato.

Per il suo esordio full-length, il producer di Brooklyn conosciuto come Eaves dichiara di aver tratto ispirazione da una congerie di visioni artistiche: dalle maestose volute delle cattedrali gotiche alle rigorose planimetrie di Le Corbusier, giungendo all’ampio spettro dell’arte digitale, da Ed Atkins (cfr. Lorenzo Senni) al recente progetto Amnesia Scanner fino alle sequenze narrative del videogame di culto Halo.
“Verloren” non va inteso come un mero zibaldone, poiché l’accorpamento di forze esogene così diverse tra loro non è affatto un esercizio da poco. Proprio a motivo di ciò, tuttavia, ogni suo lato riflette le più incisive marche sonore della sperimentazione digitale: le masse in accelerazione e dall’impatto distruttivo di Roly Porter (“Vascular”), i pitch inumani dei frammenti vocali in “LEXACHAST” (“Seas 2”), il lungo raggio dei piano drops heckeriani (“Sin”) e lo sfuggente spleen suburbano di Burial.

La lunga tracklist segue uno sviluppo che si avvicina più alla forma della suite che a quella sinfonica: nel suo discorso Eaves non teme di accostare, anzi far collidere violentemente le asprezze ritmiche della techno e della breakcore con enfatiche elevazioni corali o liriche (“Exegesis”, “Agafia”) e imponenti organi a canne (“Mare”); ma pur accogliendo una gran varietà di elementi contrastanti, riesce a sviare dall’approccio clinico e disamorato messo in pratica in lavori concettualmente affini come “AS” e “Garden Of Delete”.

Un caos vorace ma mai davvero fuori controllo si impadronisce dello spazio sonoro per poco più di quaranta minuti, nel tentativo di afferrare quante più sfaccettature è possibile da un'immagine del reale distorta e agonizzante.
Difficile stabilire, a posteriori, se “Verloren” sia da interpretare come un senso di smarrimento o come una vera e propria perdita, la venuta a mancare di un punto di riferimento che orienti la realtà distinguendola da scenari tanto verosimili quanto indesiderabili.

(12/01/2017)

  • Tracklist
  1. New Babylon
  2. Vascular
  3. Exegesis
  4. Moor
  5. Dragliner
  6. Burial Moth
  7. Mare
  8. Agafia
  9. Wound
  10. Crop Ruin
  11. Linthen Heap
  12. Sin
  13. Seas 2
  14. Roraima
  15. Manual Children
  16. Edgelands
Eaves on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.