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The Lexicon Of Love II

2016 (Virgin EMI) | pop

Il penultimo dei romantici. Martin Fry ha preso di sorpresa i fan di sempre e tutti coloro che hanno sfogliato più e più volte, nel corso degli ultimi trentaquattro anni, il suo prezioso e indimenticato "dizionario" del New Pop e che a un certo punto si sono fermati, confusi da opere che troppo repentinamente cambiavano le carte in tavola (riusciremo, un giorno, a riabilitare quel "Beauty Stab" a detta di Simon Reynolds "uno dei dischi più suicidi della storia del pop"?) o dalle defezioni (gli Abc da band a duo fino a semplice moniker), o semplicemente dalle mode che cambiano in fretta e dal ritardo con cui il biondo cantante si è presentato agli appuntamenti (c'è poco da salvare nella sbornia house di "Up", giusto gli Style Council riuscirono a fare di peggio con un disco rifiutato dalla Polydor e pubblicato diversi anni dopo giusto per i completisti). Pochi si sono accorti di "Skyscraping" e di "Traffic", quest'ultimo con la partecipazione di Gary Langan dopo molti anni, ma Fry è un tipo che si rialza in fretta. Il tempo di dare in pasto al pubblico qualche piccolo snack per chetare l'appetito (un'insolita cover ottantizzata di "High And Dry" dei Radiohead per una compilation di artisti vari e un brano per la colonna sonora di "Eddie The Eagle" - un progetto di Gary Barlow dei Take That con una pattuglia comprendente Howard Jones, Midge Ure, Marc Almond e altre vecchie conoscenze - intitolato "Living Inside My Heart") ed è arrivato l'annuncio di un sequel di "The Lexicon Of Love". Di quel disco lì, tanto per capirci. Quel disco prodotto da Trevor Horn, con gli Art Of Noise (che ancora non esistevano), gli archi, le tastiere, le grandi canzoni, il funk chic, il pop luccicante, i testi sagaci e straordinariamente ispirati, e quella copertina...

Partorire un sequel, dopo tanti anni, di solito è rischiosissimo. Non basta inserire richiami a sonorità e classici dei bei tempi andati se il materiale non è all'altezza - "Oxygene 7-13" di Jean-Michel Jarre, la saga inesauribile di "Tubular Bells" di Mike Oldfield, il controverso "Night And Day II" di Joe Jackson, ma anche il seguito della vicenda di "Mona Lisas and Mad Hatters" di Elton John incluso in "Reg Strikes Back" - né può essere sufficiente una telefonata a Barry Gibb dopo cinque lustri (vero, Barbra Streisand?), specie se poi ci si dimentica che i dischi vanno non solo registrati, ma anche promossi. Se poi si riprende il titolo di un bestseller per rifilare al pubblico una paccottiglia dance già maleodorante di naftalina al momento dell'uscita ("The Road To Hell: Part 2" di Chris Rea fu una truffa né bella né buona) è la fine. Bene, per fortuna "The Lexicon Of Love II" non ha niente da spartire con i casi appena citati.
Pur non raggiungendo le vette dell'ingombrante "volume uno" rappresenta una summa elegante (come sempre) del Fry-pensiero, con Anne Dudley a dirigere l'orchestra, pescando qua e là da una storia che non si è fermata in quel glorioso 1982. Otto brani nuovi di zecca selezionati tra quaranta pronti per l'operazione, due remake entrambi migliorativi di canzoni finora mai incluse in un Lp se non come bonus track di ristampe ("Viva Love" e "Kiss Me Goodbye", reperibili in una reissue dello sfortunato "Abracadabra", a tratti anticipatore della soul-dance anni Novanta di M People e Lighthouse Family) e una reprise che sono lo specchio di un uomo che è maturato, che vede l'amore e le sue complicazioni con occhi irrimediabilmente diversi.

Martin preferisce quasi stare a bordo campo, guardare le giovani coppie e rivedere il se stesso di tanti anni prima in "Viva Love" (il baldanzoso video richiama in maniera esplicita "Poison Arrow"), riflette sulla fama che arriva e se ne va altrettanto velocemente (la brillante "Singer Not The Song" è la nuova "4 Ever 2 Gether"?) e non rinuncia all'efficace arma dello storytelling (c'è un bel po' di "S.O.S.", lo si nota, in "The Ship Of The Seasick Sailor"). La voce dell'artista si è molto ben conservata, confidenziale quando la circostanza lo richiede ed energica, vivida, pur senza mai arrivare agli acuti degli anni Ottanta, nei momenti più ritmati e d'impatto.
Ci sono più ballad del solito, in questo nuovo lavoro: "Ten Below Zero" è forse l'unica a suonare datata e leggerina (ma se vi piace "Ocean Blue", c'è la seria probabilità che vi innamorerete anche di questa sua nipote), mentre convincono sia "Confessions Of A Fool" (l'andatura è quella di "King Without A Crown", da "Alphabet City") sia, soprattutto, la versione aggiornata di "Kiss Me Goodbye" - brano che meritava una seconda chance, e qui l'ha avuta con un trattamento à-la Love Unlimited Orchestra di Barry White, opulento ma non sbrodolato. Un soul-pop di gran classe che anticipa l'indaffarata "I Believe In Love" (un rock tastieristico, forse l'unico appiglio al periodo di "Skyscraping") e il minuetto di "The Love Inside The Love", colonna sonora di un film che si materializza davanti a noi solo chiudendo gli occhi.

Abc è ormai da tempo l'insegna del solo Martin Fry, che qui ha chiamato a raccolta collaboratori come Charlie Mole (al lavoro con Kylie Minogue e Chaka Khan), Marcus Vere (Living in a Box) e Rob Fusari (Destiny's Child, Lady Gaga) nelle vesti di co-autori insieme al padrone di casa e ad Anne Dudley, il batterista Richard Brook (con Annie Lennox in "Nostalgia"), il tastierista Peter Gordeno che ha accompagnato i Depeche Mode nei loro tour più recenti e Gary Stevenson, che in passato ha prodotto dischi per Rick Astley, Go West e Tony Hadley - quest'ultimo sodale di tanti concerti all'insegna della nostalgia per un decennio dorato in giro per il mondo - e che qui fa le veci del grande assente, il sempre indaffarato Horn.
"The Lexicon Of Love II" è pop music d'altri tempi, mai sguaiata, sempre con un suo perché, nonostante la familiarità e il ritorno in sentieri già battuti. Martin Fry può permetterselo, in fondo: voleva far andare avanti la storia e lo ha fatto scrivendo signore canzoni. Ce n'era bisogno? Sì. Bisogna anche capirlo, perché per quanto le vecchie hit possano essere l'ancora di salvezza per l'ennesimo revival, non restiamo ventenni o trentenni per tutta la vita. E quando il risultato è un disco che funziona, e che possiamo persino ascoltare subito dopo (o subito prima) dell'eccelso debutto senza che ci siano forti cali qualitativi, è chiaro che non può esserci solo furbizia.

(20/08/2016)

  • Tracklist
  1. The Flames of Desire
  2. Viva Love
  3. Ten Below Zero
  4. Confessions of a Fool
  5. Singer Not the Song
  6. The Ship of the Seasick Sailor
  7. Kiss Me Goodbye
  8. I Believe in Love
  9. The Love Inside the Love
  10. Brighter Than the Sun
  11. Viva Love (reprise)




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