Alessandro Fiori

Plancton

2016 (Woodworm) | songwriter

Fondatore e asse portante dei Mariposa, poi degli Amore, Craxi e BettiBarsantini in coppia con Marco Parente, reduce da una non ancora esaltante carriera solista che, però, si è ridestata con urgenza in “Cascata” (2013), Alessandro Fiori aggiunge un tassello delicato al suo decorso artistico, “Plancton”. Laddove i precedenti erano narrativi e personali, questo è contemplativo e universale. Così, gli esperimenti a macchia di leopardo dei lavori passati trovano ora un coagulo, una veste compiuta che ambisce persino all’arrangiamento elettroacustico.

Spintonata tra preset digitali e dei quasi-plagi di Satie, la lamentazione di “Margine” (la canzone che ha generato il resto) suona sinceramente cubista. Quando ritorna ancora una volta al primigenio Lucio Dalla, “Ho paura” in questo contesto diventa una delle sue creazioni più sacrali di sempre. Brani come “Aaron”, una sorta di chiassoso drill’n’bass, ricolmo di campioni e suoni concreti, e “Piazzale Michelangelo”, niente più che una filastrocca circense decorata di uno scevro battito techno, diventano invece camuffamenti sofisticati.

“Ivo e Maria” parte come un discreto ma fracassone downtempo irregolare a tecnica mista, per poi interrompersi bruscamente in favore di un’elementare canzoncina all’harmonium. La cadaverica “Galluzzo” ha già più corpo ballabile, ma sembra un remix del suo canzoniere. La meglio congegnata sembra essere “Madonna con bambino rubato”, una supplica in forma di salmo che finalmente avvia un concertino elettro-sinfonico.

Secondo l’infausto trademark dell’annata 2016, un disco intriso di morte, a volte di putrefazione. Manca una vera fibra che ricolga cotanta ambizione e pesa, inevitabile, un confronto non chiarito: il Fiori che strimpella l’harmonium e canta storie depresse col suo classico fare da saltimbanco esistenziale, ma asciutto, sottotono e quasi disperso, e l’apparato elettronico, un’armatura in sovrappeso data dalle forze congiunte di FRNKBRT e Tasto Esc. I due strumentali ne sono un corollario, la taranta thriller della title track e l’ammontare di loop di “Sereno”. “Il mio ‘Kid A’”, dice: ma rimanda vanamente alle collaborazioni tra John Cale e Nico (l’harmonium, non per niente), o, meglio, all’invidia per l’exploit elettrofolk di Iosonouncane. Primo singolo: “Mangia!”, la più tradizionale. Co-prodotto con la personale Ibexhouse e Alabianca.

(30/11/2016)

  • Tracklist
  1. Aaron
  2. Plancton
  3. Piazzale Michelangelo
  4. Margine
  5. Ho paura
  6. Ivo e Maria
  7. Galluzzo
  8. Mangia!
  9. Madonna con bambino rubato
  10. Sereno
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