Alles

Culture

2016 (Antena Krzyku) | synth-wave, experimental

E’ passato poco più di un anno dall’elezione, in Polonia, del premier Jaros Kaczynski, appartenente al partito di destra nazionalista Diritto e Giustizia, e uno dei suoi effetti è stato una legge sull’informazione che prevede che lo Stato nomini i direttivi di una parte dei canali televisivi e di moltissime radio nazionali. Gli Alles, che nel 2014 realizzarono il loro primo album, dal titolo”Post”, sembravano aver recepito il cambiamento in atto nel loro paese, con un lavoro in cui riecheggiavano le teorie della Scuola di Francoforte.
“Culture” è il loro secondo album, che ha visto la luce pochi giorni fa per l'etichetta polacca Antena Krzyku, dopo l'esordio con la Mecanica di César Bouroncle, presentato come un punto di svolta nella loro ancor breve carriera. Marcin Regucki e Pawel Strzelec, cogliendo perfettamente lo zeitgeist, hanno compreso il fenomeno di progressivo declino del revival minimal-synth, fenomeno musicale molto attivo negli ultimi anni e, da un iniziale minimal electro pop, hanno spostato il loro baricentro verso una formula molto personale e, in larga misura, fuori dagli schemi del genere.

In questa loro seconda fatica c’è una forte volontà di dare voce all'identità sociale, prima che nazionale, e alla loro cultura. Tale volontà viene espressa sia sul piano dei testi che su quello strettamente musicale, e questo differenzia enormemente la loro ultima fatica rispetto al recente passato. Gli inserti musicali, probabilmente appartenenti al repertorio popolare polacco, costituiscono una chiara forma di ribellione contro un sistema politico oppressivo, che limita le libertà individuali in nome di un ideale nazionalista.
Questo è evidente anche nel cantato e nei testi. Nel primo, la voce assume un tono e una dizione documentaristici nella già citata “Kultura” e richiama il cantato popolare nella successiva “Lament”, lamento interiore dell’individuo in crisi e, in maniera più ampia, sociale. Non c’è più spazio per le voci robotiche di “My”, presente in “Post”, che giocava con un intero immaginario legato ai Kraftwerk. Spazio, invece, a frasi e parole urlate alla maniera del punk, ma su basi elettroniche, potenti ed efficaci (ma di difficile comprensione senza l’aiuto di un dizionario, in quanto tutti i testi sono cantati in polacco). Anche questa scelta è voluta e legata al concept.

Sebbene in lingua madre, i testi sono un elemento importantissimo del loro lavoro. In “Kultura” la parola è data all’individuo polacco che parla in prima persona, e il cui testo recita “I was born in nowhereland, I don’t have roots”. E’ un individuo che ha vissuto sulla propria pelle la Seconda Guerra Mondiale, a cui sono state tolte libertà, cultura, identità, e che in “Miasto Duchów” invita a non ripetere gli errori del passato e a non cancellare dalla propria memoria gli orrori che la guerra ha portato con sé, perché repetita iuvant. "Dezintegracja" è ancora più chiara nella sua critica diretta al sistema politico attualmente al governo, di fronte ai problemi dei migranti, del controllo dell’informazione, dell’odio per le idee politiche altrui. Il dissenso è chiaro quando affermano: “All that we want has nothing to do with you”. Testi più maturi e concreti rispetto al passato, taglienti come rasoi.

L’ascoltatore italiano, a un primo impatto, si trova di fronte a una musica la cui componente minimale è stata lasciata sullo sfondo, e in cui, al contrario, quella sperimentale ha assunto un valore notevole. “Kultura” è un collage Duchamp-iano di voci, repertorio musicale popolare e un lento tempo synth-wave a dare solidità al brano e a collegare tra loro i pezzi del puzzle. In "Dezintegracja", la materia minimal synth viene riplasmata alla maniera di certa Idm, la sua gabbia in 4/4 viene disgregata, e così le vorticose linee di basso mutano forma senza tregua. Gli stessi ritmi imprevedibili di matrice intelligent sono presenti anche in “Gloria Victis”, che introduce frammenti di musica classica, ad abbellire ulteriormente la loro già ricca ricetta.

“Culture” è un disco molto maturo e forte di un'identità calpestata ma marcata, potente e resistente. Marcin e Pawel hanno creato un album dall’impianto sonoro e dai toni magnificenti, un tributo al loro popolo, fuori dagli schemi.

(28/12/2016)

  • Tracklist
  1. Kultura
  2. Lament
  3. Dezintegracja
  4. Konflikt
  5. Miasto Duchów
  6. Drama
  7. Gloria Victis
  8. Homo
  9. Ziemia Niczyja
Alles on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.