Allysen Callery

The Song The Songbird Sings

2016 (self-released) | alt-folk

Libri, piante, ombre, luci e gatti: non esita a tradire la cornice domestica, l'essenzialità quotidiana, profondamente terrena della propria ispirazione, Allysen Callery, voce tra le più peculiari e affascinanti dell'attuale panorama folk statunitense. Il calore delle piccole cose, di quei rituali che si ripetono immutabili giorno dopo giorno, quell'ambiente di intima familiarità che ha fatto la forza di tanti, più o meno grandi, della storia della canzone tradizionale, e che continua a offrire le sue malie a chi desidera trovarvi conforto e sostegno: non è necessario molto altro all'autrice del Rhode Island per delinare la sua ricca visione artistica, che alla limitatezza del comparto strumentale ribadisce nuovamente con il suo quarto album "The Song The Songbird Sings" la straordinaria varietà armonica e di scrittura di cui è dotata.

Rispetto al precedente "Mumblin' Sue" (distanziato dal nuovo disco da un triennio di ottime soddisfazioni e apparizioni) resta immutata l'impostazione centrale del progetto, caratterizzata da analoga brevità sia nel complesso che nei brani singoli, nonché la sfuggevolezza del core stilistico, che ripudia accostamenti unilaterali a quella o quell'altra e tiene fede soltanto all'ispirazione della Callery. Ispirazione che a tratti porta ai massimi risultati mai ottenuti dall'artista: su un taglio ricorsivo dalle cadenze british "Bluest Bird" sfrutta tutto il carisma interpretativo dell'autrice, favorendo come non mai la fuoriuscita dei tratti più "sacrali" della sua voce. Anche passando a costruzioni melodiche più ruspanti, dal tocco velatamente country ("Shoot Me") la Callery dà prova della sua notevole versatilità espressiva, calcando la durezza del testo ("oh shoot me, I won't carry no burden baby I won't carry no burden baby, I was made for better things, and you better have a bullet for me") senza facili concessioni a tratteggi malinconici o a derive dal sapore gotico.

Con una produzione minimale e serpeggiante (courtesy of Bob Kendall, presente anche nei significativi contributi di chitarra elettrica), ma destra nel saper dare il giusto rilievo alle ossute trame acustiche dell'autrice, il picking fieramente autodidatta della Callery propone ancora una volta soluzioni armoniche tra le più brillanti in circolazione, riservate specialmente nella seconda metà del lavoro, la più brevilinea ma anche la più intensa negli spunti e negli espedienti. Dalla metrica a cascata di "O Deathless And Divine" alle scintille psichedeliche della conclusiva "Aliana", la musica dell'artista sa piegare le fogge e i tratti del folk d'autore a suo favore, coniando un linguaggio che sa mantenere evidenti contatti con la tradizione, senza mai pagare pegno a qualsiasi forma di classicismo. Un senso di pienezza e personalità che l'ottima cover di "Sundown" di Gordon Lightfoot, con il suo candore atmosferico e l'aura domestica della registrazione, sa incarnare meglio di ogni altra canzone del disco: con una costanza e un senso di elaborazione di prim'ordine, Allysen Callery continua a incarnare come pochissimi altri il miglior spirito della folk-music. Nell'attesa di vederla transitare a ottobre dalle nostre parti, la mezz'ora di "The Song The Songbird Sings" è un ottimo biglietto da visita.

(09/09/2016)

  • Tracklist
  1. It's Not The Ocean
  2. Bluest Bird
  3. Crabapple
  4. Sundown
  5. Shoot Me
  6. O Deathless & Divine
  7. The Song The Songbird Sings
  8. Snow Fox
  9. Gentle Is The Angel
  10. Aliana
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