Amnesia Scanner

AS

2016 (Young Turks) | post-club music, hd-elettronica

Che si possa cassare senza troppi patemi la rigidità schematica dell’elettronica da 4/4, forse stanca alla prova del decennale dalla ri-calibrazione dell’industria che si confonde col martello della drum machine, del Berghain e relativo immaginario (comunemente inteso, perché fortunatamente significa molto altro), mi pare non solo evidente ma necessario. Cambiano le prospettive, cambia la storia e la necessità di una lettura oculata del presente (e futuro). Cambiano i paradigmi. Da due anni quel verbo si sta lentamente sgretolando. Avere un DVS1, giusto per citare uno di quelli più in vista, che vi suona dietro casa, non è così diverso dall’ennesimo tour italiano di Patti Smith. D’altronde, per andare oltre ciò che è passato serve forse necessariamente porre il criterio della sostituzione? A volte è sufficiente sorpassare a sinistra.

Questo a segnalare che un punto di non ritorno forse, fino al prossimo riciclo, è stato toccato, che la saturazione, a ogni possibile livello, è stata ben più che sfiorata. Le spinte sotterranee rispetto a un nuovo concetto, a una nuova semantica di musica-da-club sono evidenti da anni, dalla scena Uk, tra bass music e grime, agli esordi dell’etichetta Pan di Bill Kouligas (con il quale proprio gli Amnesia Scanner hanno collaborato a questa cosa che si pone fuori dal mondo), per non dimenticare gente come Demdike Stare o Shackleton, fino all’ondata recente, che ne accoglie la lezione: Lotic, Rabit, Tcf, Chino Amobi, Fis, M.e.s.h, come pure Aisha Devi, Arca o Holly Herndon. Tutte figure che indicano la via verso una sorta di post club music.
Una nebulosa di artisti che ragiona su dinamiche e morfogenesi totalmente nuove: musica che sopravvive in una dimensione inscindibile dall’antropologia, dal lato visuale, finanche dalla matematica o dall’algebra (Tcf a riguardo c’ha fatto un album), che indaga campi del sapere che coinvolgono la musica come espressione ultima, zenith e gancio concettuale rispetto al tutto sondato. L’iperrealismo come nuovo centro focale, come punto politico, come dichiarazione sull’ora. Il tutto immerso in un ambiente digitale, configuratosi come nuova realtà (ben poco mediata), con un afflato non così diverso e distante, per intenti e finalità, dall'orizzonte dei riferimenti della sociologia urbana che da Chicago, a partire dal primo Novecento, guardava al mondo.

E gli Amnesia Scanner, misterioso duo berlinese che si autodefinisce “Xperienz Designers” (cosa poi voglia dire, lo lascio al vostro intuito) si pongono in questa costellazione. Ascoltatevi l’annichilente “Angels Rig Hook”, mp3 dell’anno scorso, per farvi una idea: 15 minuti di deliri gommosi spezzati da continui cambi. Ora succede che Jamie XX (con la sua Young Turks) decida di pubblicare il loro esordio, un 12’’ di sei pezzi, per una ventina di minuti. Parte “AS Gardens Need Walls” e ti ci ritrovi in questo universo di nebulose, stop&go, kick e pulsazioni febbrili come nemmeno Oneohtrix Point Never. La cibernetica fatta musica – “AS Chingy” – con voce deframmentata, beat in coordinazione totale con scie trance, oppure ancora: la viscidissima “AS Crust”, ossia cosa farebbero i Massive Attack se si aggiornassero al 2016.
Lo scenario di questi schizzi in ultra-definizione (dire Hd pare quasi un insulto) vivono del loro essere gommosi, spastici, informi. Così “AS Wood Gas” parte onnipotente e con la coda strizza l’occhio alla pointillistic music di Lorenzo Senni, con pattern al limite dell’identico, ripetuti a velocità sostenuta. Poi ancora: la vertigine nella modulazione vocale di “AS Want It”, portata fino allo stremo, oppure il Medioriente come potrebbe vederlo Burial o Mutamassik della conclusiva “AS Atlas”.

Quale possa essere il destino degli Amnesia Scanner è difficile intuirlo. Sappiamo però che “AS”, in 21 minuti, porta con sé tutto il carico (e lo sintetizza) di una scena che ha guardato alla musica elettronica come un qualcosa di legato alle dinamiche del futuro. Eppure plasticamente ancorato al presente. Dando una lettura di prospettiva della realtà che parte dal piano fattuale, ma che esso stesso si configura come piano esperienziale.
La realtà non è più mediata dalle tecnologie, non esiste più dinamica secondo la quale il nostro sapere domini su reti e intelligenza artificiale. Quelle protesi non sono più protesi, ma diventano nostri organi senzienti. Anni di evoluzioni, di sperimentazioni, di nuove frontiere esplorate hanno trovato qui la quadra. Verso una democrazia del know how cibernetico. Per una nuova grammatica della musica da club.

(01/04/2016)



  • Tracklist
  1. AS Garden Need Walls
  2. AS Chingy
  3. AS Crust
  4. AS Wood Gas
  5. AS Want It
  6. AS Atlas




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