Amnesia Scanner & Bill Kouligas

LEXACHAST

2016 (Self-released) | sound-collage, glitch-noise, concreta

Durerà soltanto quindici minuti e trentotto secondi, ma non è necessario un istante di più, affinché si sprigioni una potenza espressiva e concettuale analoga a quella di un album dalla lunghezza decisamente meno essenziale. Apparentemente risulta un arco temporale senz'altro ristretto, eppure si rivela più che sufficiente, perché il frutto della collaborazione tra il patron di casa PAN, Bill Kouligas, e una tra le più avvincenti promesse dell'elettronica mondiale, i misteriosi Amnesia Scanner, si ponga di diritto come una delle esperienze d'ascolto più sconquassanti degli ultimi anni, se non la più sconquassante, in senso assoluto, perlomeno nel maxi-contenitore in cui si sviluppa e col quale vuole e intende dialogare. Mica male, per un progetto slegato da ogni forma di finalità commerciale (da intendersi nel modo più neutro possibile), e distribuito gratuitamente sotto le sembianze di sito internet, nel quale affiancare alle complesse dinamiche (meta-)musicali escogitate dal terzetto un corredo visivo, a cura di Harm van den Dorpel, di abbacinante intensità, perfettamente coerente allo srotolarsi della narrazione ad esso preposta.

Un successo in piena regola, da qualsiasi lato lo si cerchi di cogliere: senza la necessità di proclami aggiunti e malcelate direttrici interpretative, “LEXACHAST” spinge le ricerche decostruttive e ricombinanti di artisti come Arca e Jar Moff a un nuovo livello di consapevolezza e complessità estetica, in un azzardo “compositivo” che impatta scorie e detriti sonici in un impasto dall'afflato sinfonico, dotato di una sinistra, quanto mirabile, logica interna. Qualità che si potrebbe quasi definire prog, se non fosse che in uno scenario così dissestato, con rumorismi e frammentazioni delle più varie a sbrigare le parti di primattori, è difficile sovvenire un vero e proprio senso di progressione, di un'organizzazione che non proceda per affastellamenti atonali e strappi profondissimi, in una tra le più accurate descrizioni mai registrate del caos.
In effetti, nel mirabile mosaico a cavallo tra istanze noise, glitch, musica concreta e incatalogabili assalti sonici, la foggia che la loro indagine assume mostra più punti di contatto con i danni bioentropici perpetrati dagli Infidel? / Castro!, anche e a maggior ragione nei termini di una cornice concettuale che indirizza l'operato di entrambe le prove, tutt'altro che abbandonate a impulsi senza indirizzo. La direzione alla base del brano si mostra quindi l'elemento fondante del successo dell'operazione, abile nel coordinare gli impulsi ferini dei vari aggregati sonori in una forma nella quale il disordine diventa motore di struggenti affreschi poetici, forti di suggestioni tra le più agghiaccianti degli ultimi anni. Non che siano rare riflessioni politiche ad ampio spettro nelle recenti manifestazioni della musica di ricerca, cosa che d'altronde gli stessi Amnesia Scanner, nei solchi dell'intrigante “Angels Rig Hook”, hanno dimostrato a pieno titolo.

Lungi dal repellere, il senso dato all'evoluzione della lunga traccia induce infine a una fascinazione perversa, a una sorta di viaggio errabondo dentro un'iperrealtà parallela, nella quale il lato più caotico, disumano del nostro presente trova una valvola di sfogo preferenziale, una via aperta per fuoriuscire in tutta la sua minacciosa deformità. Tra voci distorte al limite dell'inverosimile, quasi una versione deumanizzata degli interventi radio contenuti nell'EP degli AS, ostinati demoniaci di “fisarmonica” e clangori industriali, l'introduzione agli scenari illustrati da “LEXACHAST” getta luce su un mondo di soffocante frenesia, dominato da sinistre presenze metalliche, una sorta di universo post-umano, come è stato dipinto altrove, destinato esclusivamente alla sua implosione.
Se quindi il segmento mediano accentua le convulsioni spastiche delle scorie sonore, in un lavorio incessante imbastito su poderosi incastri al confine tra glitch e noise, il terzetto si mostra abilissimo nell'operare di contrasti plasmando la tensione in un comparto atmosferico di serpeggiante angoscia, giocato su pulsazioni minimali che non mancano di gettare sponde alla concreta e alla più oscura ambient-drone. La classica quiete prima della tempesta: ci vuole davvero poco, affinché nel finale venga fugato ogni dubbio e un tumultuoso crescendo dall'afflato sinfonico dissolva ogni cosa in una poltiglia informe. Qualsiasi sia l'interpretazione che si dà a un così efferato massacro post-musicale (il criptico messaggio condiviso insieme al sito internet non aiuta di certo a chiarire), di certo un decorso strutturato in questa maniera non è di quelli che danno adito a conclusioni edificanti.

Sia come sia, con un simile progetto audiovisivo Kouligas e gli Amnesia Scanner hanno ottenuto, per capacità di visione, coraggio e coerenza d'insieme un traguardo poetico di rara lucidità e fermezza, una miscela in cui presente e futuro, umanità e sua contemporanea assenza coesistono in un unicum disperato e angosciante. Sono soltanto quindici minuti e mezzo, sì, ma valgono per almeno il quadruplo.

(17/02/2016)

  • Tracklist
  1. LEXACHAST
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