Amute

Bending Time In Waves

2016 (Humpty Dumpty) | post-rock

Se le lunghe e sofferte canzoni slowcore di “Infernal Heights For A Drama” (2009), terzo album di Jerome “Amute” Deuson, avevano segnato un punto di leggero accomodamento convenzionale, con i successivi il progetto riprende via via la china della ricerca sonica. Il successivo “Black Diamond Blues” (2011) inizia a tralasciare il cantautorato per abbracciare la composizione elettro-cameristica di Keith Fullerton Whitman per chitarra riprocessata e dispositivi digitali, adottando il canto in momenti di sinfonismo soffuso (“Desert”) degno del Brian Eno di “Before And After Science”.

In ogni caso, la sua voce proprio sparisce in “Savage Bliss” (2014), una raccolta di fantasie elettroniche che potrebbe essere il suo capolavoro. Sulla stessa linea si colloca anche “Bending Time In Waves”, come ben esemplificato dalla prima “You’re Free Now”, tribale trambusto shoegaze a braccetto con una cavatina di pianoforte, un altro dei suoi acuti.

Pur mancando le voci, in “Internal Eternal” si respira un’atmosfera di cori spaziali, una sospensione astratta che poi trova una sorta di hip-hop per droni acuti Sigur Ros-iani semi-orchestrali. “Stay As You Are” inizia come una normale, amena sonata per arpeggi e batteria, ma, curiosamente, è fagocitata dall’elettronica ribollente proprio quando assume una sua fisionomia-canzone (entra in scena il canto), per poi implodere in palpiti ambientali che deflagrano scintille elettroniche e glissando paradisiaci. Su tutto comunque splendono i 9 caotici minuti della traccia eponima, tra sciabolate elettroniche e chitarra raga, una fantasia da camera che dopo una parentesi di canto rifratto nell’infinità torna ad ardere con rinnovata passione.

Stranamente, “Plaine Charge” è una più calma meditazione cosmica (ma con un momento di “tutti” assordante e dissonante, tra note tenute e vocalizzi). “The Awakening Of March” (8 minuti) è ruggente nella sua stasi mantrica, pur con una nuova frenesia percussiva free, e di nuovo con una dinamica di morte e rinascita. Se questa pièce fatica a raggiungere una degna conclusione, l’atmosfera di catastrofe nucleare che pervade la finale “Moments” potrebbe comunque essere la sua continuazione.

Sostenuto dal batterista e compositore sperimentale Eric Craven, un portfolio d’arte tortuosa, mai paga e mai realmente definita. Deuson è un dominus di tecniche miste che, qui, si spingono fino a un espressionismo che - a tratti - gode solo di e con sé stesso, ma con alte e potenti stringhe d'evocazione. Una totalità che dal vivo diventa multimedialità, con i visuals di Marc Rombouts.

(07/03/2016)

  • Tracklist
  1. You’re Free Now
  2. Internal Eternal
  3. Stay As You Are
  4. Solar Flames
  5. Bending Time In Waves
  6. Plaine Charge
  7. The Awakening Of March
  8. Moments
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(2009 - Stilll)
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