Andrew Bird

Are You Serious

2016 (Loma Vista) | songwriter, alt-folk-pop

La vita è una cosa seria, parola di Andrew Bird. Ma niente paura, il nostro fischiatore preferito non si è messo in testa di farci la predica: semplicemente, ha deciso di lasciar parlare l’esperienza prima della finzione poetica. Proprio lui, l’immaginifico giocoliere di parole, per una volta non ha bisogno di travestimenti. Gli basta essere sé stesso. Con una domanda semplice e diretta: “Chi ha tempo per la poesia, quando si trova alle prese con cose come la nascita e la morte?”.
È la vita reale, insomma, la vita che non fa sconti, la vita pura e semplice a prendere il sopravvento in “Are You Serious”. E già dal titolo del disco, Bird sembra ammiccare a quella che definisce con un sorriso ironico “la mia personale incursione nel regno del cantautorato confessionale”.

Chi si aspettasse la classica svolta intimista, però, sarebbe decisamente fuori strada: “Are You Serious” sembra piuttosto voler recuperare sin dalle prime note la grana pop di “Noble Beast”, dopo le digressioni in chiave folk esplorate a partire dal precedente “Break It Yourself”. Il beat incalzante di “Roma Fade” e gli svolazzi melodici di “Puma” suggeriscono addirittura un Bird più estroverso che mai, assecondato dal vigore di una nuova band (con Blake Mills alla chitarra, Ted Poor alla batteria e Alan Hampton al basso).
Dietro alle inedite sinuosità soul del singolo “Capsized” non è difficile però scovare le tracce di un paio di classici gospel trasfigurati dal vivo per anni da Bird (“Jesus Is A Dying Bed Maker” e “Keep Your Lamp Trimmed And Burning”, già presente nel 2002 nel live “Fingerlings”). Le radici della tradizione restano insomma la filigrana costante che continua a trasparire in controluce anche nei nuovi brani, dagli acquerelli acustici di “Chemical Switches” fino alla litania folk dal sapore antico di “Saints Preservus”.

“Are You Serious” si rivela allora un disco più poliedrico di quanto i brani iniziali non lascino presagire, frutto di un lavoro che alla spontaneità di “Break It Yourself” ha privilegiato stavolta un approccio maggiormente metodico. Merito anche della presenza alla console di Tony Berg (vecchia conoscenza dai tempi di “The Mysterious Production Of Eggs”), che ha guidato le registrazioni nei leggendari studi Sun City di Los Angeles (gli stessi di “After The Gold Rush”, tanto per intendersi).
Tra brani che prenotano già il loro posto d’onore nel canzoniere (su tutti la title track, direttamente sulla scia di “Imitosis”) e citazioni ormai ricorrenti dai diari di viaggio di Paul Simon (“The New Saint Jude”), il limite semmai è la mancanza di sorprese, in un disco che mette in fila alla perfezione tutto quello che ci si potrebbe aspettare da un album di Andrew Bird.

Serve un imprevisto per cambiare le carte in tavola, ed è quello che capita con l’entrata in scena di Fiona Apple nel duetto di “Left Handed Kisses”: grazie a lei, il bozzetto originario del brano (portato sul palco da Bird con Tift Merritt già al Newport Folk Festival del 2013) si trasforma in qualcosa di profondamente diverso, una dialettica amorosa arrochita da una lunga nottata a base di whisky, capace di riportare in vita il ricordo di certe vecchie schermaglie firmate Johnny e June.
Accordi scarni, rintocchi di campana, volute di violino – e soprattutto la chimica irresistibile tra i due protagonisti – spazzano via il romanticismo a colori pastello, per parlare d’amore con tutte le asperità della vita reale: “Non sono capace di scrivere semplici canzoni d’amore”, confessa Bird. “Le persone sono complesse. Così ho cercato di scrivere una canzone sul perché non sono in grado di scrivere una semplice canzone d’amore”.

Matrimoni e funerali, diventare padre e trasferirsi in California: negli ultimi anni la vita di Bird è cambiata radicalmente. Ma il coraggio di raccontarsi in prima persona gli è venuto solo ascoltando la voce di Townes Van Zandt: “Improvvisamente ho capito di che cosa stava parlando: stava parlando della mia vita. E ho subito desiderato fare lo stesso”. In “Roma Fade” c’è il primo incrocio di sguardi con la futura moglie, in “Valleys Of The Young” il senso di straniamento per la nascita del figlio. E proprio “Valleys Of The Young”, con il suo accumulo elettrico alla “Armchair Apocrypha”, rappresenta per Bird il cuore di tutto il disco, il definitivo superamento della linea d’ombra che separa la giovinezza dalla maturità, nella consapevolezza di portare su di sé anche il peso del destino di un altro: “Still our hearts are constantly breaking/ From their cradle to our grave/ Is it selfish or is it brave?”.
Ecco perché la domanda è così insistente, così ostinata, così impellente: “So tell me, are you serious?/ Are you serious?/ ‘Cause every night of your life/ You’ll fight for it”. Senza prendersi sul serio non varrebbe nemmeno la pena di gettarsi nella mischia. “But are you serious when it really comes down to it?”.

(10/04/2016)

  • Tracklist
  1. Capsized
  2. Roma Fade
  3. Truth Lies Low
  4. Puma
  5. Chemical Switches
  6. Left Handed Kisses
  7. Are You Serious
  8. Saints Preservus
  9. The New Saint Jude
  10. Valleys Of The Young
  11. Bellevue
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