Ariel Guzik

Cordiox

2016 (Von Archives) | drone, microtonal

Dagli inizi del XX secolo sino ai giorni nostri, l'ambito musicale è andato inseguendo una ricerca che non è esente da aspetti e pratiche di natura scientifica: esperimenti volti a far risaltare aspetti sonori proporzionalmente troppo distanti dalla percezione umana – un range che spazia dai micro-organismi alla musica delle sfere.
Il sound artist messicano Ariel Guzik è direttore del "Laboratorio Plasmaht de Investigación en Resonancia y Expresión de la Naturaleza" e la sua attività si colloca da sempre al crocevia tra invenzione, sperimentazione musicale e arte installativa.
Nel suo ingegnoso portfolio troviamo strumenti e apparecchi elettromagnetici per comunicare coi cetacei o rendere percepibile il suono delle onde cerebrali, delle piante e dei raggi solari. Un'indagine sulle energie potenziali di ciò che ci circonda e sulla possibilità di fruirle senza andare a sovvertire l'ordine prestabilito degli elementi, dunque in maniera non invasiva.

In questo percorso affascinante il “Cordiox” rappresenta un traguardo decisivo, oltre che l’occasione per il riconoscimento di Guzik presso un pubblico internazionale. Nel giugno 2013 è stato infatti presentato per la prima volta alla 55esima Biennale di Venezia con un'installazione presso l’ex-chiesa di San Lorenzo, edificio decaduto e la cui opera di restauro è ancora una questione aperta.
Nel cuore di questo luogo sacro, non ancora visitabile nella sua interezza, è stata collocata l'imponente struttura di quattro metri d'altezza, composta da 180 corde suddivise in tre gruppi indipendenti e un grosso cilindro di quarzo che ne costituisce l'asse centrale; quest’ultimo elemento intercetta le minime perturbazioni nell'ambiente, da un suono esterno che attraversa le mura della chiesa al minimo spostamento d'aria.

Al di là dell'effetto-curiosità che può suscitare un simile strumento, sembra che le risonanze del "Cordiox" abbiano meravigliato i visitatori della Biennale per la capacità di "abitare" lo spazio acustico in maniera sempre diversa, trasformandosi in una sorta di cartina tornasole dei cambiamenti che i nostri sensi tendono normalmente a eludere, come caratteri superflui che ci distolgono dall'attenzione primaria cui ci rivolgiamo in ogni momento.
Una volta azionato, il congegno va a ispessire un tono continuo che risente tanto delle condizioni climatiche quanto delle presenze che lo animano, "sfiorandolo" da varie distanze. Il bordone predominante va così a costellarsi di microvariazioni che presentano coloriture e dinamiche assai più varie rispetto alle analoghe creazioni del decano Alvin Lucier o dell'emergente Robert Curgenven.

Che si tratti di una risonanza luminosa e conciliante o di un'ombra tetra e pervasiva – sorprendentemente riconducibile agli stilemi della composizione dark-ambient – l'aura vibrante del "Cordiox" induce a uno stato meditativo che porta a dimenticare le realtà fisiche e acustiche già conosciute e le reinventa similmente a una geografia immaginaria, dove il vivente e l’inanimato si fondono e comunicano tra loro con un linguaggio ancestrale, misterioso e nondimeno mirabile nella sua purezza.

Nota: In linea di continuità con la rigorosa estetica “pre-vintage” del catalogo Von, la copertina del disco ritrae il fisico scozzese James Clerk Maxwell, che già nell’Ottocento elaborò i primi cenni teorici relativi ai campi elettromagnetici.

(27/10/2016)

  • Tracklist
  1. Track 1
  2. Track 2
  3. Track 3
  4. Track 4
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