Black Tape For A Blue Girl

These Fleeting Moments

2016 (Projekt) | darkwave

L'atteso ritorno di Sam Rosenthal sotto il moniker dei Black Tape For A Blue Girl dopo sei anni dall'ultima uscita, anticipato dall'Ep "Limitless", vede una maggiore enfasi verso le sonorità più oscure e dolenti che già avevano caratterizzato il progetto nei suoi lavori migliori degli anni 90. Il tuffo nel passato è completato anche dalla formazione: se Brian Viglione (ex-Dresden Dolls) è stato confermato alla batteria, l'atteso ritorno dello storico cantante Oscar Herrera, con il suo stile classico e solenne, contribuisce notevolmente alla caratterizzazione dei brani, arricchendoli di eleganza dolceamara. Accanto a lui c'è anche la figlia Danielle Herrera, emozionante e passionale: una presenza che contribuisce a rendere i brani piccole gemme immerse nel buio.
Intitolato "These Fleeting Moments", non per caso come il brano iniziale di "A Chaos Of Desire" del 1991, l'album è caratterizzato da un'intensa atmosfericità che viene espansa fino a coprire ben settanta minuti di pathos e malinconia; come se ci si specchiasse e si affogasse nei ricordi, lasciandosi prendere dalla nostalgia. Ed è proprio "atmosfera" la parola chiave che si dipana lungo tutto l'ascolto, attraverso tonalità romantiche e malinconiche, ma da un retrogusto anche mistico ed etereo, quasi surreale.

L'ispirazione è tangibile fin dall'iniziale suite di diciassette minuti "The Vastness Of Life", suddivisa in cinque movimenti densi di esistenzialismo e forti emozioni. Si tratta probabilmente del vertice emotivo e disperato dell'album: funerea e cupissima, tanto nelle liriche afflitte ("don't reject me for who I am", "life can pass us by in an instant and what have I done") quanto nei soundscape costruiti dagli strumenti (in particolare la viola di Nick Shadow).
Sembra quasi annullare gli ultimi lavori e proiettare direttamente ai tempi di "Remnants Of A Deeper Purity", ma rispetto ad esso il nuovo album si sviluppa lungo il suo corso con un pizzico in più di manierismo e di eterogeneità, anche nel proporre più intermezzi strumentali dove la voce cede il posto ai soundscape sopracitati. Il primo fattore si rivela un po' una medaglia a due facce, giacché da un lato rende il disco meno spontaneo e significativo, dall'altro ne esalta la cura negli arrangiamenti e nelle scelte melodiche - mai fuori posto, sempre inserite in maniera certosina dove più colpiscono il cuore, anche se forse a volte un po' dilungate.

Ci sono momenti in cui la desolazione lascia il posto a una malinconia più dolce (su tutti "Affinity", con il suo carosello di tastiera da lacrime), oppure sublima in un gotico funereo praticamente allo stato dell'arte (come nella strumentale "Please Don't Go", che è ciò che progetti come i Lacrimosa cercano invano di musicare da sempre).
Altri brani invece si adeguano ai canoni del goth-rock, come "Limitless" (spedito ed elegante, a cavallo fra anni 80 e 2000) o "One Promised Love" (che strizza l'occhio ai migliori Cure), mentre il duo costituito dalla tenue arabesca "Meditation On The Skeleton" e dalla pastorale "Desert-Rat Kangaroo" esplora sonorità à-la Dead Can Dance. Degni di nota anche il piacevole assolo del dark-folk di "Zug Köln" (suonato dall'ospite Chase Dobson) e i dolcissimi tratti fra shoegazing e post-rock di "She's Gone" e soprattutto "She Ran So Far Away That She Can No Longer Be Found", col suo crescendo emotivo. Nonostante queste gradite variazioni sul registro, comunque, l'album suona coeso dall'inizio alla fine, mantenendo sempre una sua identità.

(01/09/2016)



  • Tracklist
  1. The Vastness Of Life
  2. Limitless
  3. One Promised Love
  4. Bike Shop/Absolute Zero
  5. Affinity
  6. Please Don't Go
  7. Six Thirteen
  8. Zug Köln
  9. Meditation On The Skeleton
  10. Desert Rat-Kangaroo
  11. She's Gone
  12. She Ran So Far Away That She No Longer Can Be Found
  13. You're Inside Me
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