Bombino

Azel

2016 (Partisan) | desert-blues, folk

Omara Moctar, alias Bombino, tuareg del Niger - fuggito ancora bambino con la famiglia in Algeria e poi in Libia - è riuscito a diventare, grazie a una tecnica straordinaria di stile hendrixiano, a un forte legame con le sue origini, a idee non nuove - ma di difficilissima realizzazione - un punto di riferimento tra la lunga schiera di musicisti esordienti negli anni Dieci.

Dopo il successo di "Nomad", con "Azel" giungiamo al suo terzo album, che lo conferma ispirato musicista capace di opere di ibridazione per nulla scontate. Se non è mai semplice proporre musica tradizionale, è molto più difficile unire due tradizioni differenti senza snaturarle entrambe. Bombino vi riesce creando una sintesi sorprendente; una tradizione è antica - quella della musica berbera - e una è più moderna - quella del blues americano delle origini; musica etnica che si miscela con il chitarrismo hendrixiano, sonorità desertiche ed elettricità, momenti folk che lambiscono territori psichedelici (riferimenti al leggendario "A Beacon From Mars" dei Kaleidoscope, in particolare al fenomenale brano "Taxim"). La nobile missione di Bombino è sorella di quella dei maliani Tinariwen, anch'essi capaci di legami molto forti sia col rock-blues tradizionale che con la musica della loro terra.

"Azel" può essere interpretato con un doppio significato; può essere il nome di un villaggio del Niger, ma può anche essere tradotto con le parole "ancoraggio" o "radici", a indicare, in entrambi i casi, il legame inscindibile di Bombino con il Niger e con i propri ricordi d'infanzia. Ma questa attrazione per il passato o per un mondo che sta scomparendo non rende la musica di Bombino triste e nostalgica; "Azel" è saturo di energia ed elettricità, di ritmi frenetici e di gioia di vivere; l'utilizzo della tradizione serve per guardare avanti, oltre i propri orizzonti, non solo indietro.  
A volte la tecnica raggiunta negli anni da Bombino non può che sorprendere, come nella strepitosa folk-ballad "Inar" o nell'etno-blues "Akhar Zaman". Non mancano momenti più riflessivi - ad esempio nei sei minuti acid-blues di "Iyat Ninhay/ Jaguar" - dove le visioni del deserto assumono connotati maggiormente lisergici. I ricordi della sofferenza del suo popolo sono costanti e disseminati in vari brani, tra cui "Ashuhada", come anche racconti di amori perduti nel tempo ("Igmayagh Dum").

Godibile, ricercato e ricco di significati; se Jimi Hendrix fosse nato in Niger, suonerebbe così.

(14/11/2016)



  • Tracklist
  1. Akhar Zaman
  2. Iwaranagh
  3. Inar
  4. Tamiditine Tarhanam
  5. Timtar
  6. Iyat Ninhay / Jaguar
  7. Igmayagh Dum
  8. Ashuhada
  9. Timidiwa
  10. Naqqim Dagh Timshar


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