Brian Jonestown Massacre

Third World Pyramid

2016 (A Recordings) | psych-pop, rock

Quando più di vent’anni fa la band di Anton Newcombe inondò il mercato con una serie di folgoranti album di neo-psichedelia, la concorrenza era sicuramente più agguerrita, seppur meno numerosa.
Erano anni durante i quali si scommetteva sulla durata di un fenomenologia musicale alimentata in parte dalla nostalgia del passato, e le innumerevoli band coinvolte in questo revival vintage sembravano avere i giorni contati.
L’evoluzione prismatica della musica psichedelica degli ultimi decenni (si legga a tal proposito il libro “Acid Brains”) ha non solo smentito le previsioni dell’epoca, ma ha anche tagliato fuori tutte quelle band che hanno tentato di varcare i confini, per approdare a nuove forme di mainstream (Dandy Warhols).

Anton Newcombe, pur tra altalenanti prove discografiche, ha mantenuto inalterata una curiosità intellettuale e artistica che ha permesso alla sua creatura The Brian Jonestown Massacre di superare lo scoglio dell’inaridimento creativo.
In “Third World Pyramid” la band mette a frutto il suono mellow-trip di “Aufheben”, il fascino rassicurante ma meno avventuroso di “Revelation” e il coraggioso tentativo d’incursione nella library music di “Musique De Film Imaginé”, inebriandolo di interessanti flussi dark e noise.

Primo album registrato integralmente ai Cobra Studios di Berlino (di proprietà dello stesso Newcombe), il quindicesimo lavoro dei Brian Jonestown Massacre è non solo un progetto solido e compatto, ma anche una delle migliori proposte della loro ultraventennale carriera. "Third World Pyramid", pur senza rivoluzionare il panorama del rock psichedelico, fa impallidire al confronto molte delle next big thing.

Spetta alla moglie Katy Lane l’apertura dell’album con “Good Morning”, una ballata folk che rinnova tutto il fascino maudit di Nico o di Hope Sandoval senza sfigurare. Viceversa, la title track (dove la voce femminile è di Tess Park) spinge verso sonorità più rock con leggere inflessioni new wave.
Il raga psichedelico di “Govermnent Beard” mette insieme armonie folk e briosi arrangiamenti orchestrali, generando un brillante wall of sound, mentre “Don’t Get Lost” fa germogliare insieme post-punk, dark e country con toni elegiaci e una sezione fiati magnetica.

L’impresa più ardua per Newcombe e compagni è comunque la rilettura alla Joy Division/Velvet Underground di un classico di Nina Simone, “Assignment Song” (scritto da Jan & Lorraine): nove minuti di pura ipnosi che mescolano rock, folk e psichedelia, tenuti saldamente insieme da una sofferente malinconia.
La novità più rilevante di “Third World Pyramid” risiede nella malleabilità vocale: Newcombe rinuncia al predominio della sua voce inserendola in un contesto sonoro più solido e notturno, anche quando la melodia prende il sopravvento, come nel future-classic “Like Describing Colors To A Blind Man On Acid”, dove tutto resta in equilibrio.
Affascinanti  ed  evocativi  i due strumentali: il fascino ispanico dei fiati in “Oh Bother” e l’evoluzione chitarristica di “Lunar Surf Graveyard” (i Byrds incontrano i Beach Boys) espandono il raggio armonico dell’album. Al singolo “The Sun Ship” è affidata la chiusura dell’album, un’altra perfetta sintesi creativa che rispolvera Syd Barrett e John Lennon con una lucidità sia lirica che strumentale.

Per un musicista che parte della critica riteneva imbolsito, il quindicesimo album della sua carriera con i Brian Jonestown Massacre suona come una vittoria sul campo. Forse è giunto il momento di abbandonare pregiudizi e cautele per godere appieno della musica di un personaggio non marginale ma rilevante della scena musicale dell’ultimo ventennio.

(21/11/2016)



  • Tracklist
  1. Good Mourning
  2. Governmant Beard
  3. Don’t Get Lost
  4. Assignement Song
  5. Oh Bother
  6. Third World Pyramid
  7. Like Describing Colors To A Blind Man On Acid
  8. Lunar Surf Graveyard
  9. The Sun Ship




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