Charli XCX

Vroom Vroom

2016 (Vroom Vroom Recordings) | pc-music, electro-pop

Non si può dire che Charlotte Aitchison non abbia chiaro ciò che desidera da se stessa e dalla sua musica. Anche a costo di lasciare interdetti i fan della prima ora o i suoi seguaci più recenti, di disperdere tracce certe che provino dove la sua musica voglia andare a parare, continua a stupire l'assoluta sicurezza con cui, al di là dei risultati, riesce a mostrarsi artefice consapevole dei propri rinnovamenti, lo sguardo pungente con cui interpreta quanto avviene attorno a lei, alla ricerca di quel quid che spinga la sua proposta un passo più in là rispetto alla concorrenza. E se con "Sucker" sembrava la volta buona che la sua attitudine girl-punk potesse finalmente raggiungere un pubblico più ampio di quello di partenza, è bastato poco più di un anno perché i riscontri tentennanti del disco facessero nuovamente cambiare idea a Charli XCX, e spingerla a volgere altrove le sue mire.
Vero è che forse la conversione alla pc-music, vista la filosofia e l'estetica che animano il collettivo sorto attorno ad A.G. Cook, non era propriamente quanto di più strano da attendersi per l'irriverente starlette britannica. Il suo apprezzamento per il j-pop era d'altronde cosa nota da tempo (e si sa quale sia il fascino che l'Estremo Oriente esercita sull'etichetta londinese), e i flirt con l'elettronica più o meno di tendenza sono stati abbondanti sin dall'esordio: trovarsi a collaborare con la più controversa combriccola creativa degli ultimi anni era insomma una mossa che ci si poteva aspettare. Al solito, però, è il modo con cui si gioca con queste collaborazioni a fare la differenza, e in questo senso lo scarto di sensibilità è senz'altro apprezzabile.

Prima uscita della sua netlabel personale, già operativa nel lanciare nuove possibili sensazioni per il futuro prossimo (e se tutte si attestano sul tenore dei RIVRS, c'è di che ben sperare), "Vroom Vroom" è il tentativo, ancora ampiamente in fase di rodaggio, di declinare una proposta dai presupposti comunque ben più lineari, attraverso la lente deformante di un approccio stilistico che quei presupposti contribuisce a distruggerli, e a risputarli in tutt'altre forme. Se comunque la scelta si rivela perfettamente in linea con le intenzioni della Aitchison, del piglio più genuinamente pop delle sue canzoni preserva però soltanto un labile ricordo, incanalando l'indole sbarazzina della propria firmataria piuttosto nel sound, incandescente e multi-forma, che nel songwriting. Decisione intrigante e fruttuosa: qualora ad essere prediletta è una forma canzone più definita, paradossalmente ne deriva l'episodio più fiacco del lotto, per il bubblegum esasperato di una "Paradise" che, con la collaborazione di Hannah Diamond, inasprisce sul ritornello le manipolazioni vocali in una sorta di versione Pokémon di un genere già a stretto contatto col mondo dei cartoon, ma che arriva comunque col fiato corto sul finale. Poco riesce a fare per elevarlo lo stesso contributo di SOPHIE, incapace di cucire sul brano qualcosa che non vada al di là della minestra riscaldata: un peccato, visto come invece riesce a comportarsi, da solo o con qualche significativo aiuto, nei restanti brani.

Se "Trophy" figura quasi come un intermezzo, sufficiente però a mettere in risalto un trattamento produttivo di prim'ordine impostato su un modulo vocale semplice ma efficacissimo, è nei brani posti all'estremo del lavoro che si percepisce l'ampiezza della visione dell'operazione, o ancora meglio quello che un disco di maggiore durata potrebbe offrire con più ampia incisività. La title track, ad esempio, sotto il rap neanche disprezzabile della Aitchison, porta l'indagine della pc-music ai limiti della musica industriale e del trap come mai prima d'ora, pur mantenendo intatta l'immediatezza d'insieme, e mostrando una notevole fantasiosità nella gestione del suono, anche e soprattutto per lo stesso Samuel Long. "Secret" invece, co-prodotta con la rinomata dj e remixer Jodie Harsh, mette in luce le potenzialità d'incontro con l'r&b e in generale il mondo urban-pop, mettendo in chiaro una volta per tutte la totale malleabilità di un'estetica a cui basta davvero la giusta lettura per riuscire a inglobare con facilità ogni tipo di sound. Se anche la scrittura non rivela chissà quale carattere, il ritornello rimane tra i più memorabili nel repertorio di Charli, e la natura ibrida della produzione pone il pezzo nella condizione di non aver nulla da temere rispetto ad altri ben più conosciuti del filone.
Peccato che "Vroom Vroom" consista di soli dodici minuti di musica, insomma; la sensazione che dà è più quella di una gustosa anticipazione che di un prodotto fatto e finito. Se il terzo album, a quanto pare già completato, proseguirà su questa strada, da Charli XCX potremmo davvero sentirne delle belle.

(21/03/2016)

  • Tracklist
  1. Vroom Vroom
  2. Paradise (ft. Hannah Diamond)
  3. Trophy
  4. Secret (Shh)
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