Chippendale / Gustafsson / Pupillo

Melt

2016 (Trost) | noisecore, avant-jazz

L'esperienza insegna a non entusiasmarsi troppo quando vengono messe in gioco inedite collaborazioni tra grandi musicisti, pena il montare di aspettative troppo alte e puntualmente disattese alla prova dei fatti.
Non posso tuttavia negare che, alla notizia del primo album firmato da un simile trio, mi sono subito convinto che nulla avrebbe potuto andare storto. Pare di udirne il frastuono già soltanto mettendo i loro nomi in sequenza: Brian Chippendale, autodistruttivo batterista dei Lightning Bolt e nel progetto solista Black Pus; Mats Gustafsson, sassofonista luminare del nuovo avant-jazz scandinavo, tra Fire! e The Thing; Massimo Pupillo, ruggente basso dei (non troppo) italici Zu.
L'incontro è avvenuto due anni fa con alcune esibizioni dal vivo, ma per fortuna i nostri si sono presi il tempo per lasciare una testimonianza anche in studio non poteva mancare, immortalando una sinergia che difficilmente potrebbe superare un tale livello di concitazione.

Proprio l'eccezionalità dell'occasione e il palpabile coinvolgimento hanno ispirato una sessione di lunghezza inusuale, quasi un'ora e mezza di giustificata baraonda free impro, che nella formazione stessa costituisce il connubio tra il jazzcore del gruppo romano e la furia noise del duo d'assalto di Chippendale. Una volta tanto non è affatto fuori luogo chiamarlo tour de force, dal momento che due tracce su tre superano i 30 minuti ininterrotti e i nostri non lesinano sulla performance, per così dire.
L'effetto megafono della voce gracchiante di Chippendale furoreggia come solito, mentre Pupillo risfodera le distorsioni più ruvide dai tempi di “Carboniferous”. L'interplay autistico e implacabile fa pensare a Burmese e Child Abuse, sennonché all'indole crudele si sostituisce qui il puro gusto, bonariamente decerebrato, di suonare a tutta forza e fuor di metronomo.

Un calderone talmente denso e abrasivo da far quasi passare in secondo piano, una volta tanto, le esplosioni del muscolare sax tenore di Gustafsson, che però compensa dilettandosi nell'utilizzo alternato di un flautofono e di live electronics – sua l'introduzione del disco, quiete prima della tempesta, tra gli sleghi di riscaldamento della batteria.
Similarmente, il secondo lunghissimo round si apre tra le bordate di Pupillo in modalità Sunn O))), mentre Chippendale racconta in versi liberi l'esperienza adolescenziale del suo primo concerto dei Metallica. E si riparte, molesti e scomposti più che mai, come Don Chisciotte assatanati in corsa verso il non-senso.
Quando l'euforia generale si sgonfia, rimangono solamente grumi informi di rumore crepitante, divisi tra le manopole di Gustafsson e gli armonici (si fa per dire) sui pickup del basso.

Rimando a voi il giudizio ultimo: il discrimine tra la pelle d'oca e il puro fastidio sta come sempre nella permeabilità all'idea del suono libero, dell'arte per l'arte, o semplicemente dello sballo totale – quello che non troverete mai in una discoteca, di qualunque levatura essa sia. Beninteso che, se intendete ascoltare “Melt” a un volume men che spropositato, forse vi conviene rimandare a tempi (e impianti audio) migliori.

(03/02/2016)

  • Tracklist
  1. Faces of Fear. Transformed. Melted.
  2. Flesh. Transformed. Melted.
  3. Melt


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