Chris Abrahams

Climb

2016 (Vegetable Records) | jazz improvisation

In trent’anni di attività i Necks hanno mantenuto una sola costante: le lunghe sessioni dal carattere fortemente meditativo che gli appassionati di jazz contemporaneo saprebbero riconoscere in meno di un minuto. Tra i tanti progetti collaterali dei componenti storici, Chris Abrahams si è sempre riservato uno spazio continuativo come autore solista firmando dieci pubblicazioni a suo nome, cinque delle quali per pianoforte solo.

In quest’ultima direzione si sviluppa il recente “Climb”, il cui mood sognante è sempre coadiuvato da un’assoluta precisione esecutiva – poiché il talento fuori controllo non è mai del tutto autentico. Diversamente da “Fluid To The Influence”, album sperimentale uscito quest’anno per Room40, “Climb” raccoglie episodi registrati in studio nel corso degli anni, momenti estemporanei di quieta solitudine nei quali Abrahams si ricongiunge (forse inconsciamente) alle radici stilistiche dei pionieri del secondo Novecento.
Su tutte spicca la vena pulsante di Keith Jarrett nell’alternata spinta propulsiva di lunghe variazioni su una sola nota (“Roller”, “Dog Rose”, “Shoreline”) ove traspare il completo assorbimento di Abrahams in una pratica esecutiva che decentra il pensiero e l’intuizione armonica verso le sole dita.

Di matrice prettamente minimalista l’autoesplicativo “Overlap”, esperimento di “phasing verticale” ottenuto aumentando gradualmente la pressione sul pedale del sustain fino a rendere la sequenzialità del pattern iniziale una materia informe dai bordi sfumati.
I fitti arabeschi di “Beach Of Black Stones” evocano reminiscenze yiddish mentre “Fern Scrapes”, coi suoi vortici di note gutturali, sembra volerci annegare nuovamente nel maelstrom immaginato da Lennie Tristano.

Quello che in una formazione completa costituisce un ingranaggio fondamentale, in piena sintonia con gli altri elementi, nella massima esposizione della prova individuale segue traiettorie forse più impervie dal punto di vista tecnico ma solidamente poggiate sulla memoria storica.
Ciò non rende necessariamente “Climb” un ascolto disimpegnato, né succube di maestri coi quali mai si dovrebbe temere il confronto: l’eterogeneità lo rende semmai un vero e proprio ritratto intimo, un assaggio delle moltitudini che continuamente agitano l’ispirazione artistica nel lungo corso degli anni.

(14/12/2016)

  • Tracklist
  1. Roller
  2. The Sleepings and the Drifts
  3. Overlap
  4. Beach of Black Stones
  5. Fern Scrapes
  6. Dog Rose
  7. Shoreline


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