Claypool Lennon Delirium

Monolith Of Phobos

2016 (ATO Records) | psych-rock, art-rock, funk-rock

L'estate, stagione dell'amore, forma sempre le coppie più strane. In questo caso l'infatuazione colpisce due autentici scienziati del suono, che vivono nelle coste opposte degli Stati Uniti. Nel 2015 capita però che Les Claypool e Sean Lennon si ritrovino a condividere lo stesso palco. Il bassista dei Primus rimane impressionato a tal punto da chiedere al figlio di John e Yoko di comporre un disco assieme, quasi solo per il gusto di farlo. Libero dai propri impegni, il duo si dà quindi appuntamento diversi mesi più tardi al Rancho Relaxo, la casa studio di Claypool, con l'obiettivo di produrre un album che suoni lontano dai kolossal di un super-gruppo qualsiasi; lo scopo è, piuttosto, quello di incidere su disco una sorta di jam session tra due "affinità elettive". Il risultato di questo connubio è un viaggio vertiginoso nella galassia che conduce fino a Phobos, una delle due lune di Marte, su cui spicca un misterioso monolite.

Proprio come i due satelliti, Sean Lennon e Les Claypool dimostrano d'essere una coppia molto dinamica, assai efficace nel ridare nuova linfa alla psichedelia degli anni Sessanta. I due suonano e compongono in maniera autarchica tutte le canzoni dell'album, dividendosi in parti uguali le tastiere e le sezioni vocali, mentre Les domina con il suo basso e Sean suona da solo chitarre e batteria. Anche se il prodotto finale non è così eccentrico come le opere dei Primus, "Monolith Of Phobos" ha comunque i suoi momenti brillanti, che derivano in gran parte dalle precedenti collaborazioni di ciascuno. 
Su Sean Lennon, artista onnivoro e mutante, grava ovviamente uno dei cognomi più ingombranti della storia, ma con questo progetto ha saputo finalmente dimostrare di possedere non solo la sensibilità pop di suo padre, ma anche la prospettiva più sperimentale di Yoko Ono.
Les Claypool, dal canto suo, è un personaggio che ha fatto dell'originalità il suo biglietto da visita. I Primus sono stati uno degli episodi più curiosi dell'avanguardia post-rock anni 90, un gruppo che ha saputo centrifugare in maniera personale le influenze di artisti come Frank Zappa, Butthole Surfers e Pere Ubu.
In questo caso, Claypool e Lennon risalgono ancor più verso la sorgente psichedelica, omaggiando nel loro delirium i Beatles e i Pink Floyd, ma anche i più criptici Residents, soprattutto per quanto concerne il fattore estetico; non si può, infatti, fare a meno di notare l'eccesso di bulbi oculari in copertina, mentre le fotografie promozionali sul web vedono la coppia in pose sincrone e teatrali, con in testa dei cappelli a cilindro che ricordano le poche istantanee della band californiana.

L'album prende l'abbrivio con la title track, una celestiale litania che deve molto a Syd Barrett per gli effetti della chitarra. Sembrano provenire dalla mente dell'ex-Pink Floyd anche il combo dei brani seguenti, una lisergica pièce teatrale sezionata in due parti, "Cricket And The Genie (Movement I, The Delirium)" e "Cricket And The Genie (Movement II, Oratorio Di Cricket)", che cresce ipertrofica e raccappricciante fino al coro finale. La coppia dimostra poi tutto il suo affiatamento tra basso e synth nella sinfonia voyeristica di "Mr. Wright", ma emergono anche stralunate filastrocche in tempi dispari ("Boomerang Baby"), laboriosi rompicapi funk-rock ("Breath Of A Salesman") e la predisposizione genetica alle ambigue ballate dei Beatles ("Captain Lariat").
I testi meriterebbero una menzione a parte, basti pensare al distopico folk 'n' funk primusiano di "Ohmerica", che incespica su argomenti piuttosto attuali ("Reading your mail/ and tapping your phone/ and if you don't like it/ we'll send in the drones").

In seguito, troviamo ancora riferimenti alla droga in "Oxycontin Girl", ma a destare più scalpore è il video della polka psichedelica di "Bubbles Burst", che ha raccolto migliaia di thumbs-down su Youtube per le lampanti allusioni a Michael Jackson. Il testo si focalizza sul rapporto di Jacko con il suo scimpanzé, anche se dietro alla sua discutibile ilarità vuole soprattutto sottolineare la solitudine del personaggio. Chiude la strumentale "There's No Underwear in Space", strizzando l'occhio ai Pink Floyd di "Astronomy Domine".

In definitiva, "Monolith of Phobos" è un disco che sfugge a ogni votazione unanime, che per la sua orecchiabilità potrebbe far storcere il naso ai più esigenti, deliziando tuttavia il pubblico più votato all'easy-listening e meno infastidito dai motivi di "già sentito". Un album bipolare, dunque, che nella sua stranezza potrebbe essere nel contempo la miglior creatura discografica di Sean Lennon, ma anche uno degli episodi meno interessanti della carriera di Les Claypool. Proprio per questa sua intrinseca schizofrenia, non sorprenderebbe né il suo clamoroso successo, né il suo totale fallimento. È un disco che, come tutti gli amori estivi, ha i suoi bei ricordi; resta soltanto da capire se rimarrà una semplice passione stagionale o se la relazione decollerà, per raggiungere galassie e monoliti ancora più lontani.

(03/08/2016)



  • Tracklist
  1. The Monolith Of Phobos
  2. Cricket and the Genie (Movement I, The Delirium)
  3. Cricket and the Genie (Movement II, Oratorio Di Cricket)
  4. Mr. Wright
  5. Boomerang Baby
  6. Breath of a Salesman
  7. Captain Lariat
  8. Ohmerica
  9. Oxycontin Girl
  10. Bubbles Burst
  11. There's No Underwear In Space




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