David Shea

Piano I

2016 (Room40) | modern classical

Allievo di Morton Feldman e per alcuni anni stretto collaboratore di John Zorn, il compositore David Shea ha da poco superato la soglia dei cinquant'anni. Già apparso tra i nomi dei cataloghi Sub Rosa e Tzadik nei primi anni 90, la scena underground newyorchese ne ha promosso le facoltà in veste di sperimentatore elettronico, principalmente nel segno di un'eclettica forma di turntablism.
Questa volta, però, giunti alla quarta produzione su Room40 (di cui due ristampe di vecchi album Sub Rosa), la specifica richiesta da parte di Lawrence English ha messo Shea nella posizione di riconsiderare il suo ruolo di esecutore in relazione a opere scritte per altri musicisti, impostate su richieste tecniche più complesse di quelle che lo stesso compositore potrebbe affrontare.

In un certo senso, dunque, "Piano I" è il risultato di un processo di taratura stilistica che ignora i limiti tra scrittura e improvvisazione, agendo anzitutto sul rapporto diretto fra le dita e i tasti, l'istinto e la forma. Lo stesso Shea, inoltre, parla apertamente del peso storico sostenuto da uno strumento come il pianoforte - questione con la quale, di solito, si trovano a fare i conti le giovani promesse - tale da ispirare, oltre a un senso di timorata riverenza, anche il brivido della sfida per creare nuovi dialoghi possibili tra le sue innumerevoli sfaccettature.

Se "Mirror" conserva l'enigmatico incedere del primo number piece di John Cage "One", come a effetturare le prime misurazioni su un terreno incolto, la successiva "Suite" in otto movimenti va gradualmente nella direzione di un contrasto sostenibile tra la tonalità assoluta e la sua problematizzazione, ricercando la stessa libertà della sessione di prova passando attraverso il rigore e la nettezza esecutiva. Un soliloquio dalla maturazione lenta che si apre e si conclude su un dondolare tra le ottave del Si bemolle, mentre già nella "Pt 2" risulta al contempo regolare e imprecisa, teoricamente "sbagliata" nell'accostamento simultaneo di note che forse, dopotutto, erano comunque destinate a incontrarsi.
L'ombra del serialismo si affaccia continuamente ma non si concretizza, surclassata da una fluidità che a tratti, piuttosto, rimanda quasi ai preludi di Chopin - brevi e aculeate le parti terza e quinta, squisitamente poetiche la sesta e la settima. Nel suo insieme la "Suite" vive di un quieto e persistente tormento, un'ansia di completezza che sembra voler gettare un ponte ideale tra la modern classical imperante, le risonanze del minimalismo estatico di Palestine e gli irti sentieri della proto-avanguardia schoenberghiana.

Con "Magnets" viene momentaneamente abbandonato il dominio classico per lavorare a un intermezzo evanescente, che gioca su propagazioni e addensamenti con l'ausilio di effetti elettronici saturanti e sovraincisioni, ricalcando le fluttuazioni dei "Dropped Pianos" di Tim Hecker. In una chiave più segnatamente melodica, "Trance" persegue la via della ripetizione differente, lasciando che le dita si abbandonino a un arpeggiare spontaneo che elevi il suono verso l'alto anziché nella trama orizzontale della tastiera.
Infine, il tributo quadripartito a (Henry) Mancini, dai toni luminosi e melanconici, riesce a condensare in appena dieci minuti le diverse sfumature di uno stesso stato d'animo, continuamente sospeso tra il Keith Jarrett della consacrazione (I) e gli eleganti romanticismi di Joe Hisaishi per lo Studio Ghibli (IV).

Efficace testimonianza di come si possa tornare a "imparare" la pratica musicale anche a carriera inoltrata, "Piano I" è un ascolto vibrante e sufficientemente affrancato dagli ormai consolidati cliché dell'ondata neoclassica, come si trattasse di nuovi études d'esecuzione trascendentale. E ben venga se il numero romano in calce presuppone uno o due ulteriori capitoli per questa ammirevole ricerca pianistica.

(20/06/2016)

  • Tracklist
  1. Mirror
  2. Suite Pt 1
  3. Suite Pt 2
  4. Suite Pt 3
  5. Suite Pt 4
  6. Suite Pt 5
  7. Suite Pt 6
  8. Suite Pt 7
  9. Suite Pt 8
  10. Magnets
  11. Trance
  12. Tribute To Mancini I
  13. Tribute To Mancini II
  14. Tribute To Mancini III
  15. Tribute To Mancini IV
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