D∆WN

Infrared

2016 (Fade To Mind) | electro, grime

Non sta ferma un attimo, D∆WN. D'altronde, senza un'etichetta a supportarla (cosa di cui comunque va più che fiera), questo è l'unico modo che ha per sopravvivere in un mercato sempre più affollato, dove basta un attimo di distrazione per restare fuori dai giochi. Dopo un anno semplicemente sfavillante e ricchissimo da ogni punto di vista, e con il capitolo conclusivo della sua trilogia di album previsto per il prossimo autunno, l'electro-diva quindi soddisfa l'attesa con un breve Ep di quattro brani, possibile assaggio dei nuovi linguaggi da lei esplorati, e testimone, per quanto in chiave ovviamente super-concentrata, di un periodo creativo felicissimo.
Per l'occasione, e con un titolo che rende giustizia a chi sospetta che il suo contenuto getti qualche luce sull'atteso “Red·emp·tion”, “Infrared” gode fortunatamente del supporto di una label, grazie alle vecchie conoscenze della Fade To Mind che ne hanno curato la distribuzione e la co-produzione (Kingdom in cabina di regia), contenuta quanto si vuole, ma finalmente slegata dal solo passaparola. Al di là dei fattori manageriali, il rinnovato sodalizio con il collettivo losangelino mostra notevoli punti di contatto.

Personalità curiosa, onnivora, costantemente alla ricerca di un nuovo stimolo che trasli ancora più in là i confini del suo campo d'indagine, D∆WN non ha poi esitato troppo ad accostarsi all'universo musicale coniato dal fervido cenacolo californiano, appropriandosene senza esitazione e personalizzandolo con assoluta facilità. In fondo, già i singoli pubblicati dopo l'uscita di “Blackheart” avevano dimostrato tutta la voglia da parte dell'artista di andare ancora oltre, di non voler monetizzare su un formulario espressivo comunque ricco, ma anche per questo sfruttabile all'occorrenza senza grossa ispirazione alle spalle. “Dance”, ma ancora di più “Not Above That”, riponevano nell'armadio una volta per tutte ogni latente parvenza di r&b (già comunque pesantemente trattato e decostruito), per imprimere la sterzata definitiva verso un'elettronica abbracciata a piene mani, senza alcuna remora.
I quattro brani del nuovo Ep si pongono in assoluta continuità con questa decisione, se possibile scavando un solco ancora più profondo, che di fatto consente alla musicista di New Orleans di chiudere un capitolo del passato e aprirne uno nuovo, raccogliendo la sfida di una veste sonora da investigare con cura. Grime ed electro, con tutte le intersezioni e le variazioni del caso, diventano a questo giro i dialoganti esclusivi per la voce di Ms. Richard, che adatta il suo gusto per melodie frammentate e pattern sonori in continuo divenire, all'estetica narcotica dell'etichetta losangelina, di suo meno propensa allo sperimentalismo compositivo proprio della Nostra.

Lo sposalizio, quantomeno a livello estetico, funziona alla grande. “Honest” innerva di aperture drum'n'bass paesaggi di electro estatica e atmosferica, quasi al confine con l'ambient, sottesa a una tra le linee melodiche più intricate della carriera della cantante; “How I Get It” invece trova D∆WN perfettamente a suo agio nel districarsi, tra pseudo-rap e accenni canori, sopra basi grime al confine con trap e cloud-rap, impostate su loop che paiono quasi rimandare agli accenti etnici della proposta di JT The Goon.
La proposta sonora si articola poi attraverso schemi espressivi che sfuggono a ogni catalogazione, ora vicini a un battito grime più ortodosso, per quanto inframezzato da parentesi sintetiche dreamy (“Paint It Blue”), ora capaci di mescolare le carte in tavola e sostanzialmente disintegrare il concetto di nu-r&b pescandone gli elementi più soul  e inframmezzandoli ad asimmetrie a cavallo tra electro e jungle (“Baptize”). Il coraggio, nel presentarsi giusto un anno dopo forte di un simile rinnovamento, è di quelli da apprezzare.

L'operazione presenta però un grosso punto debole, e questo è da riscontrare nella stessa D∆WN, in una vocalità troppo esile, sfuggente, priva delle sfumature soul e della grana più corposa con cui Kelela, per esempio, sa calcare i tappeti produttivi che la accompagnano. Lungi dal non saper sfruttare la sua voce, in un contesto però volto a enfatizzare una maggiore incorporeità di tratto l'artista finisce quasi per spoetizzarsi, per perdere tutta la propria personalità. Su una che ha saputo estrarre dal cilindro interpretazioni di ottimo livello, l'effetto di un simile attenuamento nel trasporto e nell'intensità ha risvolti abbastanza inquietanti.

Nulla da dire comunque sulla Richard autrice e compositrice: da quel punto di vista si dormono ancora sonni tranquilli. Si spera che gli stessi sonni pervadano nel suo complesso il prossimo album: non si vorrebbe proprio sperimentare un appannamento emotivo nella proposta della formidabile electro-diva.

(21/05/2016)

  • Tracklist
  1. Honest
  2. How I Get It
  3. Paint It Blue
  4. Baptize
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