Dwarfs Of East Agouza

Bes

2016 (Nata Recordings) | psych-rock, progressive

Tre loschi sperimentatori quali Maurice Louca (percussioni), Alan Bishop (basso acustico) e Sam Shalabi (elettrica), prendono il nome di Dwarfs Of East Agouza per alcune estese improvvisazioni, raccolte in un primo “Bes”.

I 9 minuti di “Baka Of The Future” anestetizzano la fusion etnica delle ere (da Santana a Ribot) in un fitto ritmo tuareg e un tappeto funky; in sostanza l’aspetto ritmico è quello più convincente, giacché gli assoli della jam vi rimangono abbarbicati (anche se ugualmente densi). L’inferiore e ancor più ripetitiva “Clean Shanin” è emblematica della poca fantasia del combo.
“Where’s Turbo”, 16 minuti, aggiunge tastiere elettroniche alla Jarre che donano un tono metafisico, ma l’insieme è davvero poco sbozzato, indeciso tra un sordido virtuosismo e un’amatoriale, inconcludente atmosfera. Soprattutto, dopo più di 9 minuti non accade quasi alcunché di rilevante. Verso la fine la pièce si sfalda e trasfigura, e per qualche minuto entra in un’altra dimensione.

Sembra quasi che il combo usi questi brani per arrivare ad osare finalmente nel più lungo, “Museum Of Stranglers”, 35 minuti. Tutto parte da un duetto spaziale tra chitarra riverberata e sax, da cui sgorga naturalmente una cavalcata tra la chitarra, dalla qualità supersonica alla Azalia Snail, il sax e le tastiere ronzanti, fino a collassare. Ritorna il duetto, stavolta spastico come vorrebbe Lol Coxhill, per scivolare nel momento senza ritmo del disco, rarefatto, ricolmo di cacofonie gestuali, ma anche fatato e fiabesco, non distante dalle scenografie della “Echoes” dei Pink Floyd (anche se ben più spartana).

Con un nome preso dal distretto de Il Cairo nel quale i tre soggiornavano durante le session (aprile 2014, missate nell’estate 2015), che dà peraltro idea dell’estemporaneità del progetto, e un titolo preso dall’omonima divinità (nell’antico Egitto scacciava il malocchio), è un disco non eterogeneo ma conteso (strappato, talvolta, tra le personalità in causa), non visionario o delirante ma vecchierello e cauto. Lo salvano i momenti di tonica psichedelia, memori del loro passato, e di un passato ancestrale. Nessun esorcismo, però, nessun dramma. Poche aggiunte (solo percussioni), registrazione in presa diretta.

(28/04/2016)

  • Tracklist
  1. Baka Of The Future
  2. Clean Shanin
  3. Where’s Turbo
  4. Hungry Bears Don’t Dance
  5. Resinance
  6. Museum Of Stranglers
Dwarfs Of East Agouza on web


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