Eluvium

False Readings On

2016 (Temporary Residence) | dream-ambient, sacra

Ci sono giorni che rimangono senza consolazione, sospesi nell'irreale silenzio che segue una tragedia che è di tutti, umana e non soltanto nazionale. Poche ore prima del deplorevole attentato di Nizza, ascoltando per la prima volta il nuovo album di Matthew Cooper, ripensavo già alle cicatrici di tutte quelle stragi per cui non si è ancora trovato conforto, estranee come sono al minima moralia che in linea di massima ancora sopravvive nella cultura europea, mentre la furia cieca dell'estremismo aggredisce la quotidianità degli innocenti. Ancor più vicina a noi invece, appena una settimana fa, l'inspiegabile devastazione del sisma nel centro Italia, che lascia dietro sé l'angoscia e l'impotenza di intere comunità alle quali non è rimasto nulla, in molti casi nemmeno l'affetto dei cari.

Ciascuno di questi segnali, unito alla psicosi collettiva, lascia credere che l'incubo sia lungi dall'essere finito. Forse anche per questo, nella fragilità che ci coglie in questo momento storico, torna a manifestarsi la rara illusione che nel suo piccolo sia la musica ad ascoltare noi, a venirci incontro generosa e con le braccia aperte, stringendoci in una quiete anestetica che sopprima indistintamente ogni costrutto della realtà visibile.
Dopo anni di apparizioni sporadiche e "minori", Eluvium si ripresenta con le sue sembianze più sfolgoranti in un nuovo, commovente connubio tra ambient e canto sacro: è come se i sampling di voci liriche ("Strangeworks", "Regenerative Being") e cori a cappella ("Movie Night Revisited", "Rorschach Pavan") provenissero dai più struggenti requiem mai scritti, da Tomás Luis de Victoria a Tavener e Górecki; uniti alle scie di chitarre e sintetizzatori, plasmate in una forma orchestrale dai contorni estremamente sfumati, essi giungono all'udito come la carezza della più amorevole delle madri - memore a più riprese dell'arcana perfezione cristallizzata tra i ghiacci di "Erebus".

Al suono di quell'inconfondibile organetto ("Fugue State", "Beyond The Moon For Someone In Reverse") il mondo appare spogliato di qualsiasi orpello materiale e ideologico, fuori dalla nostra finestra tutto sembra fermare la sua corsa per ritrovare una forma primaria di sentimento, un'unitarietà a lungo perduta che tiene tutto insieme in un legame invisibile al quale stentavamo sempre più a credere. Persino i più umili interludi, confondibili con bozzetti giovanili dall'impianto amatoriale, un ascolto dopo l'altro lasciano filtrare un lucore di placida serenità, utile a riassorbire il carico emotivo delle tracce principali.
E non è affatto fuori luogo che il viaggio giunga a compimento con un titolo denso e altisonante come "Posturing Through Metaphysical Collapse", lunga suite che sigilla l'opera sconfinando nella pura trascendenza: un immenso coro di voci raggiunge la saturazione totale mentre la linea melodica va ad essa sovrapponendosi, generando una densità sempre crescente ove già non pareva possibile aggiungere alcunché; l'apice è debordante, annichilente a volume sostenuto, come se la geografia immaginaria di Tim Hecker si rivestisse delle bianche coltri noise di Jefre Cantu-Ledesma, in una visione eterna e abbacinante oltre il bene e il male.

Cosciente che possa leggersi come una serie di malcelate iperboli critiche, credo fermamente che con un album come "False Readings On" persino il più bieco scetticismo dovrà far spazio a un'esperienza di così evidente assorbimento spirituale con la quale Eluvium, a quasi dieci anni di distanza da "Copia", firma un'opera che non ne costituisce un mero spin-off ma l'ideale passo oltre, la nuova consolazione a lungo attesa e infine trovata.

(01/09/2016)

  • Tracklist
  1. Strangeworks
  2. Fugue State
  3. Drowning Tone
  4. Regenerative Being
  5. Washer Logistics
  6. Movie Night Revisited
  7. Beyond The Moon For Someone In Reverse
  8. False Readings On
  9. Rorschach Pavan
  10. Individuation
  11. Posturing Through Metaphysical Collapse
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