Elya

Glaciers

2016 (La bčl netlabel) | elettroacustica, ambient

Elia Casu è un musicista sardo, diplomato in chitarra jazz al Conservatorio di Cagliari, attivo fin dal 2008 in svariati progetti di musica di ricerca che spaziano dal Collettivo di resistenza culturale al Piccolo Ensemble Elettroacustico, dalla Rural Electrification Orchestra fino a innumerevoli collaborazioni. Il suo progetto solista, Elya, nasce da un anno di esperienze vissute grazie a una serie di viaggi che lo hanno portato a vivere, oltre che in Sardegna, anche in Perù e Turchia. Paesi molto diversi tra loro che hanno ispirato la produzione dei sei brani di "Glaciers", eterogenei quanto i paesi visitati.

"Glaciers", per quanto ben cesellato, appare diviso nettamente in due parti; i primi tre brani propongono bizzarre e giocose sonorità elettroniche con brevissime intromissioni acustiche; si va dalle morbide armonie pianistiche e percussive di "Chinese Calendar" al quasi bambinesco scherzo per pianole di "Istasi", piccolo brano dotato di un'ambigua bellezza, scosso verso la metà da una chitarra totalmente inattesa e spiazzante. Chiude il trittico la title track, con caratteristiche simili alla precedente, ma meno frenetica; stavolta la componente elettronica viene interrotta da un'atmosferica chitarra acustica. Questi brani di Casu, con temi melodici portanti piuttosto semplici - descrivibili quasi come un'elettroacustica da videogame - sono contemporaneamente stravaganti e ingegnosi, dotati di una bizzarra eccentricità che li rende interessanti e per nulla convenzionali.

La seconda parte di "Glaciers" ci porta in tutt'altri mondi; qui è un ambient uggioso e fosco a prendere il sopravvento; ogni parvenza di giocosità e ottimismo sembra scomparsa. "Cordillera Blanca" dilata i tempi con un lungo e inquietante tappeto elettronico solcato da corde di chitarra grattate; il meglio giunge con i sette minuti bucolici di "Pastoruti", probabilmente il vertice dell'album in quanto a capacità espressiva ed evocativa. Casu apre con un ambient atmosferico di grande effetto al quale aggiunge un etereo sottofondo di percussioni. La coesistenza dei due fattori, già provata da vari maestri dell'elettronica, esalta entrambi; la compenetrazione tra tastiere e percussioni è totale. "Changing Immobility" chiude l'album nell'onirica oscurità di un rigido ambient minimale.

(31/08/2016)



  • Tracklist
  1. Chinese Calendar
  2. Istasi
  3. Glaciers
  4. Cordillera Blanca
  5. Pastoruri
  6. Changing Immobility




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