Field Music

Commontime

2016 (Memphis Industries) | pop-prog-elettronica

Non provate a essere felici, soprattutto se siete dei musicisti in cerca di credibilità e fama: questo è l’imperativo che sembra dominare la scena musicale degli ultimi tempi.
I Field Music già da tempo hanno dimostrato di aver poco rispetto per questo diktat, anzi in “Commontime” non solo sono felici, ma addirittura frivoli e irriverenti, le loro ambizioni stilistiche non sono infarcite di pretestuose logiche concettuali (quelle che, ad esempio, sembrano funzionare per St Vincent), ma sono più attigue ai giocosi intrighi di ritmo ed elettronica di Metronomy, Xtc o Maximo Park.

Svincolati da escatologie e fasulle filosofie sonore, i fratelli Brewis mettono in campo il loro album più coeso e maturo, concretizzando l’ossimoro prog-rock che finora aveva messo in crisi carriere pluridecorate come quella dei Genesis e degli Yes. I Field Music rivalutano altresì l’enigmaticità ritmica dei Gentle Giant e la furia pop-funk dei Gang Of Four, dando forma a una musica dai complessi stati emotivi, la cui prevedibilità armonica risulta comunque singolare e godibile a ogni riascolto.

“Commontime” è la celebrazione della creatività dei tempi in 4/4, quella che mette in comunicazione il pop dei Fine Young Cannibals e di Hall & Oates con le ossessioni melodiche di Peter Gabriel o degli Xtc, la stessa già abilmente esplorata nel progetto collaterale di David Brewis, ovvero gli School Of Language.
Le sfumature chamber-pop, che hanno in precedenza caratterizzato album come “Measure“ e “Plumb”, sono in parte sacrificate a favore di una verve alla Ray Davies-Andy Partridge, che dà vita a una serie di piccole schegge future-pop mai imbrigliate da tecnicismi e sempre ricche di genio e comunicatività, una sinergia che raramente si realizza nel pop-rock contemporaneo.

Le armi vengono istantaneamente affilate con il primo singolo “The Noisy Days Are Over”: un pop-funk dall’incedere alla Talking Heads era-“Remain In Light”, costruito su un possente groove infarcito con superbe incursioni di fiati e pianoforte.
Tutto l’album è un susseguirsi di potenziali hit-single, come il nervoso funky-rock-wave alla Devo di “I’m Glad” o il raffinato soul-jazzy di “They Want You To Remember” che mette in fila Steely Dan, Todd Rundgren e Hall & Oates. Il pop beat di “Disappointed” ha la stessa sfrontatezza dei Metronomy, “Don’t You Want To Know What’s Wrong?” graffia con la stessa ironia dei 10cc, mentre “Stay Awake” sprizza soul e timbriche alla Todd Rundgren.

Più riflessiva e liricamente ardita, la seconda parte di “Commontime” mette in evidenza le radici canterburiane e l’anima prog dei Field Music, dietro l’apparente semplicità di complesse creazioni pop come “How Should I Know If You’ve Changed?”, “Indeed It Is” o “That’s Close Enough For Now” si cela infatti una cura quasi artigianale dei dettagli.
Mentre la ballata “The Morning Is Waiting” celebra i fasti orchestrali di “Abbey Road”, la splendida “Trouble At The Lights” coniuga estro e saggezza con una serie di affascinanti digressioni armoniche e ritmiche.

La continua serie di citazioni e paragoni illustri potrà a questo punto sembrare fuorviante, senza alcun dubbio offrirà ai detrattori della band argomentazioni sufficienti per archiviare l’ultimo album dei Field Music come l’ennesimo tentativo di resuscitare fasti ormai irripetibili.
Al contrario “Commontime” è il progetto più completo finora realizzato dai fratelli Brewis, genialità e incosciente sregolatezza procedono di pari passo, sconfiggendo la banalità e la prevedibilità di cui spesso resta vittima la musica pop-rock odierna.

(06/04/2016)



  • Tracklist
  1. The Noisy Days Are Over
  2. Disappointed
  3. But Not For You
  4. I’m Glad
  5. Don’t You Want To Know What’s Wrong?
  6. How Should I Know If You’ve Changed?
  7. Trouble At The Lights
  8. They Want You To Remember
  9. It’s A Good Thing
  10. The Morning Is Waiting
  11. Indeed It Is
  12. That’s Close Enough For Now
  13. Same Name
  14. Stay Awake


Field Music su OndaRock
Recensioni

FIELD MUSIC

Plumb

(2012 - Memphis Industries)
Il quarto album dei fratelli Brewis, in bilico tra l'omaggio al pił classico prog e la ricreazione di ..

FIELD MUSIC

Play

(2012 - Memphis Industries)
Un cover album che diventa un esercizio di riscrittura pop

FIELD MUSIC

Field Music (Measure)

(2010 - Memphis Industries)
L'atteso ritorno della band dei fratelli Brewis e del loro raffinato prog-pop

FIELD MUSIC

Write Your Own History

(2006 - Memphis Industries)
La prima raccolta dei Field Music ad un solo anno dall'esordio

FIELD MUSIC

Field Music

(2005 - Memphis Industries)

Field Music on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.