Gesu no Kiwami Otome

Ryouseibai

2016 (Unborde) | progressive pop, indie rock

È opinione diffusa che la scena alternativa giapponese stia vivendo uno dei suoi momenti più felici, grazie a una serie di band che riesce a raggiungere i vertici delle classifiche con musica al contempo innovativa, raffinata e particolarmente complessa.
Questa novella età dell’oro trova in Enon Kawatani uno dei suoi punti di riferimento. Nato a Nagasaki ventisette anni fa, ha sfornato quattro album dal 2013 a oggi, due a capo degli Indigo la End e due con i ゲスの極み乙女。, per noi occidentali più facilmente indicabili come Gesu no Kiwami Otome. Con la prima band produce una sorta di indie-pop chitarristico memore degli Spitz (epico quartetto che marchiò a fuoco gli anni Novanta giapponesi con i suoi cristallini jangle chitarristici), con la seconda si dedica invece a un pop progressivo zeppo di sorprese e ghirigori, benché mai a danno dell’orecchiabilità.

Proprio con i Gesu no Kiwami Otome raggiunge il grande successo, piazzando al numero 4 il debutto “魅力がすごいよ” (“Miryoku ga sugoi yo”) e direttamente in vetta questo nuovo “両成敗” (“Ryouseibai”).
Certo è da vedere quanto riuscirà a mantenere una simile popolarità, essendo appena stato travolto da uno scandalo di natura sentimentale, che in qualsiasi altro paese avrebbe lasciato intatta la sua carriera, ma che in Giappone rischia di fare danni. Sembra infatti che si sia imbarcato in una relazione clandestina con la star televisiva Becky, nonostante fosse già sposato. I video e le pagine internet dedicate alle sue band sono stati presi d’assalto, con valanghe di insulti e ridicole richieste di scuse pubbliche, manco fosse sposato con i suoi fan. In fin dei conti, il Giappone è anche fatto di queste contraddizioni.

Certo viene da sorridere considerando che il testo della canzone d’apertura, “Ryouseibai de ii ja nai”, parla proprio di una coppia che viene additata e giudicata dall’opinione pubblica. A colpire è però la ricchezza dell’arrangiamento e della struttura. Sei secondi di epici synth da colonna sonora, prima che scatti un duro riff math-rock, a sua volta spento da un pop-funk gonfio di bassi slappati e classicismi di pianoforte. Seguono un ritornello con organo elettrico e chitarra acustica, un bridge al rallentatore con soavi voci femminili in sottofondo, e vari siparietti strumentali, sintetizzatori distorti inclusi. Il tutto in 3’ 47’’ perfettamente fischiettabili.
Ci sarebbero abbastanza idee per l’Ep di una band indie-rock americana, e dato che l’album dura più di un’ora seguendo lo stesso modus operandi, lo si potrebbe considerare una sorta di discografia condensata. Suonata da musicisti che a livello tecnico non hanno davvero eguali, almeno in questo campo.

Ad accompagnare Kawatani, che si destreggia fra microfono, chitarre e tastiere, ci sono Kyujitsu Kacho (basso), Chan Mari (piano e tastiere) e Hona Ikoka (batteria). Se il bassista è senza giri di parole una divinità del groove, le due donzelle si distinguono per la pulizia esecutiva di parti davvero intricate e la capacità di convogliare nelle stesse un’energia irrefrenabile, scongiurando qualsiasi rischio di cerebralismo.
“Romance ga ariamaru” si apre con un vivace pianoforte lisztiano e inframezza parti cantate con assoluta pacatezza a vortici di chitarra e creative rullate. “Tsuzukezama no ryouseibai” parte come un energico rock alternativo e poi deraglia verso il pop elettronico, non prima di uno splendido siparietto con un’armonia a quattro chitarre. “Otonatic” si dipana fra gorghi di basso, armonie vocali femminili, intimi intermezzi acustici, stacchi a un passo dal rap e paesaggi di synth che omaggiano i gloriosi anni Ottanta del pop locale.

“Parallel Spec”, già inclusa nell’Ep “みんなノーマル” (“Minna Normal”) del 2014, torna in una supersonica versione funky, che non dimentica di metterne in risalto la ricchezza armonica, con il pianoforte squisitamente nipponico che rimanda alle colonne sonore di mille videogiochi, il delirante assolo di chitarra, le tumultuose parentesi jazzate della batteria, le pause e le ripartenze.
“Ikenai Dance” tenta l’ibrido fra orchestrazione da camera, synth e cassa ballabile, non dimenticando qualche rimando al calypso, mentre “Mr. Gesu X” vanta nella seconda metà una furiosa cavalcata a metà fra prog e post-hardcore.
“Watashi igai watashi ja nai no” è il loro inno, un frullato pop-prog fatto di linee di basso proteiformi, graziose scale pianistiche, fughe chitarristiche alla Steve Howe e linee vocali sovrapposte, con piccole ma preziose improvvisazioni che buttano nuovamente dentro classica e jazz. Impressionano i 45 milioni di visite su YouTube in meno di un anno, per quello che è plausibilmente uno dei pezzi più arzigogolati ad avere mai raggiunto una simile notorietà (peccato solo che la barra dei “like” sia stata recentemente sporcata da chi pretende di trovare in una rockstar un rigido modello di comportamento).

In attesa del ritorno dei Sakanaction, “Ryouseibai” è quanto di meglio il Giappone possa offrire nel 2016.

(19/02/2016)

  • Tracklist
  1. 両成敗でいいじゃない (Ryouseibai de ii ja nai)
  2. 続けざまの両成敗 (Tsuzukezama no ryouseibai)
  3. ロマンスがありあまる (Romance ga ariamaru)
  4. シリアルシンガー (Serial Singer)
  5. 勤めるリアル (Tsutomeru Real)
  6. サイデンティティ (Psydentity)
  7. オトナチック (Otonatic)
  8. id 1
  9. 心歌舞く (Kokoro kabuku)
  10. セルマ (Selma)
  11. 無垢 (Muku)
  12. 無垢な季節 (Muku na kisetsu)
  13. パラレルスペック (Parallel Spec) 
  14. いけないダンス (Ikenai Dance)
  15. 私以外私じゃないの (Watashi igai watashi ja nai no)
  16. Mr.ゲスX (Mr. Gesu X)
  17. 煙る (Kemuru)




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