HEXA

Factory Photographs

2016 (Room40) | electroacoustic, avantgarde

Dopo aver tributato l’arcinota colonna sonora di Angelo Badalamenti in “Plays The Music Of Twin Peaks” (2016) a nome Xiu Xiu, Jamie Stewart si dedica nel medesimo anno di nuovo a David Lynch - stavolta con ben più profondità e visione - facendo coppia con Laurence English a nome HEXA. Trattasi di un lavoro di commissione, appositamente studiato come corrispettivo sonoro dell’esposizione “Between Two Worlds” (2015), una retrospettiva dedicata al corposo mondo extra-filmico (sculture, dipinti, fotografie, installazioni) del mitico cineasta del Missoula.

Il risultato, “Factory Photographs”, è una suite elettroacustica in dieci movimenti o, meglio, momenti sub-musicali, più alcune giunture in qualità d’intermezzi. Attacca con “Sledge”, registrazioni di lavori metallurgici da dentro una centrale elettrica. In “Lumber” il martellamento subliminale sembra dotarsi di un beat regolare downtempo e un’esile aura chillout, ma aumenta il contrasto in mezzo ai colpi e le folate, fino alle trivelle di “Ring Bark”.

La seconda parte è più ponderosa e solenne. “There Never Was” è un bordone scuro che mima gli ottoni di Anton Bruckner. “A Breath” è il punto di massima rarefazione e gestualismo, ma in rapida espansione, mentre “Vertical Horizons” si dota di una combustione elettrificata. Nel finale, la fabbrica dapprima cala il battito e il respiro (“Over Horizontal Plains”), fino a evocare una mesta nuvola elettronica, e poi si dà a una serie di deflagrazioni termonucleari che devastano tutto (“Body”).

Rodato dopo anni di conoscenza (2009), condotto dalla consueta maestria di English, completato a meraviglia negli effetti di caos da Stewart; ha un’origine, la colonna sonora di “Eraserhead”, di pugno di David Lynch stesso e del dimenticato sonorizzatore Alan Splet. Una di quelle opere che ribadiscono e chiudono la transizione dalla denuncia della death factory dei Throbbing Gristle a un sofisticato, e più spento industrial ambientale, immagine della linfa che scorre ineluttabile nelle arterie della contemporaneità. Anticipato da un demo su nastro, realizzato in audiovisivo nel 2017.

(10/12/2016)

  • Tracklist
  1. Sledge
  2. Down
  3. Lumber
  4. Ring Bark
  5. There Never Was
  6. A Breath
  7. The Coldest Kiss
  8. Vertical Horizons
  9. Over Horizontal Plains
  10. Body
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