His Clancyness

Isolation Culture

2016 (Maple Death / Hand Drawn Dracula / Tannen) | alt-rock, indie-pop, songwriter

Jonathan Clancy si sta affermando come uno dei più illuminati protagonisti della nuova generazione indipendente italiana. Canadese di nascita, è vero - matrice che conferisce un’aura di internazionalità alle sue proposte - ma ormai considerabile a tutti gli effetti bolognese d’adozione. Dopo aver smosso le acque con A Classic Education e Settlefish, Jonathan realizza il secondo capitolo del progetto His Clancyness, migliorando ulteriormente il buon risultato conseguito con l’apprezzato esordio del 2013 “Vicious”.

In “Isolation Culture” decide di muoversi spesso sottotraccia, scegliendo in “Uranium” percorsi stranianti adagiati su densi tappeti motorik, vicini ai Wilco di “Spiders (Kidsmoke)”, ma privati delle fragorose esplosioni elettriche fornite dalla premiata ditta Tweedy & Cline.
Le sue composizioni si stagliano in maniera apparentemente discreta, si presentano volontariamente ingannevoli, poi ecco che arrivano i colpi a sorpresa, le trovate inaspettate, come la chitarra acustica in apertura di “Watch Me Fall”, come il controtempo che spezza in due la morbida ballad da mattonella “Dreams Building Dreams”, come le due brevi suggestioni disegnate da “Isolate Me” e “Cuuulture”, tutt’altro che anonimi bozzetti incompiuti.

La calma relativa impostata da alcuni brani rende ancor più dinamici i frangenti più rotondi, o mediamente più aggressivi, pronti a prendersi il centro della scena, vedi l’impennata da manuale sul closing di “Pale Fear”, il momento decisivo del disco, quello che imprime il definitivo decollo dell'intero lavoro.
Allo stesso modo, il delizioso chamber-pop di “Calm Reaction”, perfetto nell’incrociare Conor Oberst con i Deerhunter di “Halcyon Digest”, pare studiato per fornire ancora maggior spinta alle successive  “Xerox Mode” e “Impulse”, ulteriori richiami abbastanza palesi al lavoro di Bradford Cox e compagnia, per poi in “Nausea” lasciare che la voce anneghi piacevolmente in un oceano di effettistica.

Il buon Clancy, attorniato da Giulia Mazza, Jacopo Borazzo e Nico Pasquini, prosegue così la personale esplorazione alla ricerca del proprio suono distintivo: lo sta plasmando per step successivi, scegliendo nella contemporaneità i propri numi tutelari, eleggendo come fari guida tanto l’eccellenza dei War On Drugs (splendidamente evocati in “Only One”) quanto l’epicità dei connazionali Arcade Fire (riassunti nella brillante title track).
E’ un work in progress che promette benissimo quello del Signor Clancy: presto non dovremo più dibattere sulla derivazione delle sue scelte musicali, diventerà egli stesso un nuovo trademark, un punto di riferimento per altri musicisti disposti a intrecciare moderno songwriting e atteggiamento da indie-rocker electro-alternative.
La strada è quella giusta.

(28/10/2016)

  • Tracklist
  1. Uranium
  2. Watch Me Fall
  3. Pale Fear
  4. Isolation Culture
  5. Dreams Building Dreams
  6. Isolate Me
  7. Calm Reaction
  8. Xerox Mode
  9. Impulse
  10. Nausea
  11. Cuuulture
  12. Only One


His Clancyness su OndaRock
Recensioni

HIS CLANCYNESS

Vicious

(2013 - Fat Cat)
Decalcomania, media ambizione e melodie gustose: il debutto lungo solista di Jon Clancy

His Clancyness on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.