James Holden/Luke Abbott

Outdoor Museum Of Fractals / 555HZ

2016 (Border Community) | progressive electronic, minimalism, drone

Avessi intrapreso la strada (in salita) dell’insegnamento scolastico, con somma soddisfazione avrei assegnato ai miei studenti dei temi intriganti, anche con tracce scarne, per poterne leggere le differenti interpretazioni – in qualche modo lo specchio dei loro piccoli autori, una visione del mondo allo stato embrionale.
Così, ascoltando questo split record di due maestri dell’ultima generazione elettronica, m’è parso di assistere a un saggio finale, a una sorta di dissertazione su un argomento dato e svolto a piacere, che ho immaginato essere la trance dell’ascolto, intesa non come trip lisergico ma come graduale perdita di controllo mentale su una musica che ha il carattere di una meditazione trascendentale.

Dopotutto non mi sbagliavo di molto, dato che i due brani in programma sono stati presentati nell’ambito della celebrazione al Barbican Hall di Londra per l’ottantesimo compleanno di Terry Riley, tra i padri fondatori del minimalismo americano, la cui poetica è fortemente ispirata allo zen e alla tradizione musicale indiana, e dunque più decisamente rivolta a valori spirituali che all’affermazione di un’estetica personale.
Ma come è facile immaginare, la festa non è stata una semplice rassegna di riesecuzioni, bensì l’occasione per presentare l’eredità che Riley ha consegnato al nostro presente in forme nuove e inaspettate. Due di questi performer hanno poi ritenuto che il materiale fosse adatto a rappresentare la duplice facciata di questo proficuo insegnamento, ancora oggi attualissimo.

Il lato più estroverso e caleidoscopico è quello di James Holden in tandem con Camilo Tirado: le ritmiche tribal-primitiviste del primo si intrecciano indissolubilmente con le percussioni tabla dell’altro, mentre la cangiante componente melodica è affidata agli arpeggiati di un sequencer modulare governato da procedimenti caotici, di modo che le singole note si disperdano in direzioni imprevedibili dando origine a un gradevole senso di ebbrezza e disorientamento – come una versione progressiva dei Popol Vuh di “In Den Gärten Pharaos”. Un ritualismo dalle radici antiche e dunque armonioso, pacificato, come del resto tutto ciò che Holden porta coraggiosamente nelle dance hall dei giorni nostri, rifuggendo il distacco imperante delle figlianze house/techno.

Nella mezz’ora abbondante del secondo brano, invece, a incontrarsi col carattere meditativo dei raga indiani è la drone music delle origini, coeva dell’ondata minimalista nell’America postbellica. L’onda sinusoidale che costituisce il loop principale è settata sulla frequenza di 555Hz, intensità facente parte di un range sonoro che, secondo alcune teorie, avrebbe proprietà curative (discorso analogo all’intonazione mantrica dell’Oṃ); su quest’onda vanno lentamente stratificandosi sequenze al sintetizzatore, dapprima sottili ed estese, poi sempre più spesse e distorte; infine un gong modificato reagisce con risonanze effettate alle lievi modificazioni del drone primario. Citando lo stesso Luke Abbott: “La musica di Terry esiste nella mia mente come un pattern che si svolge all’infinito. Ascoltare la sua musica mi dà un senso rassicurante di stasi, come fossi trattenuto dal suono.”

Con la stessa intensità, ma percorrendo sentieri divergenti, entrambe i tributi sono proiettati verso l’eternità, costretti nel formato fisico ma potenzialmente senza fine. Questa l’essenza più pura dell’arte/vita di Terry Riley, un arcobaleno che abbraccia l’atmosfera e sovrasta benigno i processi evolutivi della musica contemporanea.

(14/04/2016)

  • Tracklist
  1. James Holden & Camilo Tirado - Outdoor Museum Of Fractals
  2. Luke Abbott - 555HZ
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