The Hotelier

Goodness

2016 (Tiny Engines) | emo, pop-punk

Sfoggiare e fare elogio della gentilezza nell'età della rabbia: questa la lezione insegnataci tre anni fa dall'illuminato scrittore George Saunders nel messaggio ai neolaureati della Syracuse University. Guardando agli Hotelier che ritroviamo oggi, due anni dopo l'album di riferimento della nuova emo (una terminologia il cui peso nessuno sembra più in grado di sopportare), viene spontaneo ripensare a quelle parole così semplici e bonarie, dirette e inequivocabili, indice di una maturità che non è mai né troppo presto né troppo tardi per conquistare.

Pur nella sua marcata tragicità, "Home, Like Noplace Is There" non si abbandonava a sterili autocommiserazioni, offrendo con la massima schiettezza una dolorosa disamina di sentimenti grevi - ira, lutto, profonda disillusione. Era necessario riversare ogni millesimo di quel malessere per poterlo in qualche modo cancellare, incentrando le storie a venire su un buon proposito: fare spazio, creare e conservare i bei ricordi, "momenti di trascurabile felicità" cui la band del Massachusetts intende attribuire una concretezza e una collocazione precise (le coordinate geografiche che danno il nome a certi splendidi intermezzi).

Oh, and I would eat from the tops of your branches
Spit it out, break a bow, and descend
I would dream of the ways we'd get cradled
While this lullaby rings in my head

La prima parte della title track non è presente su questo terzo Lp: pubblicata su un singolo in 7", ne è stato anzitutto il teaser, ma a posteriori si rivela essere il compendio perfetto di tutta l'opera, con Christian Holden e la sua chitarra acustica nel mood più sognante e nostalgico che mai. In quel videoclip compaiono per la prima volta i sorridenti anziani che hanno accettato di spogliarsi davanti alla telecamera, lasciandosi ritrarre in tutta la loro sincera nudità, nella ristretta area di un parco dove nessuno dei soggetti coinvolti sarebbe stato perseguibile per legge. L'esplosione della "Pt. 2" segna l'apertura ufficiale del disco, con uno slanciato ritmo di batteria e le grida liberatorie di Holden:

A little bird from the side of the sidewalk
Sings me hymnals of comfort in pain.
Said "Give me you all disarmed and uncertain
And I promise that I'll do the same"
And it sounded like something you'd say

Per gli Hotelier "Goodness" non costituisce una regressione in senso stretto: è in qualche misura un understatement, una mimesi stilistica che fa riferimento al pop-punk del decennio scorso - molto più dell'esordio datato 2013, che dimostrava già un'assoluta padronanza di riff e ritmiche elaborate - e che anche nel mastering accetta di buon grado qualche sbilanciamento e imprecisione nei tagli fra le piste audio.
A pezzi come "Piano Player" bastano tre accordi per riportare la memoria a un'estate di almeno dieci anni addietro: tempi in cui i Blink-182 erano veramente i nostri beniamini, tempi ai quali guardiamo in prospettiva come a una seconda infanzia, ancora lontani dall'ansia della totale responsabilità su se stessi.

A kid half my age, baby's breath and meadow sage clutched in her hands like trophy game, just like the wild world was tame, was granted home and tender care.

Ogni nota nasconde un inedito ottimismo che attraversa con vari gradi di intensità l'intero album, dall'ozioso candore di registrazioni en plein air della ninna nanna popolare "I See The Moon" all'impossibile inquadramento matematico di una relazione ("Settle The Scar"), dall'infinita dolcezza realista di "Opening Mail For My Grandmother" (Your beautiful brightness, perpetually new/ So old in your body, the youth's in your mood) all'inno dedicato al Sole, in uno scambio di energie apparentemente inesauribili (Will you lay with me where the sun hits right?/ When the tired days can't remember/ How a blurring haze came across your eyes/ Will you lay with me forever?).

A Worcester, Massachusetts non si avvertono più, definitivamente, le ferite provocate dalle schegge di un revival esistenzialista, ma il bagliore un'aura quasi sacrale che vorrebbe idealmente investire tutta una generazione, fors'anche fucked up ma non ancora perduta del tutto. Una voce gentile che dice di ricordare e perdonare. Di amare tanto, sempre.

In the night will you rest your head into my hands
Will you disrupt this pattern from starting again?
If I ask you for Nothing will Nothing there stand?
I don't know what I want, what I wants where I've been

"Goodness" ci riporta a un tempo in cui c'era bisogno di dire molto altro, di dirlo meglio o forse solo con toni diversi, con tutte le incertezze e l'onestà di cuore necessarie. Come facciano oggi, gruppi come gli Hotelier, a incarnare con massima esattezza quello spirito del tempo perduto si spiega soltanto in una coscienza del tutto diversa: un'ispirazione che al desiderio di incolpamento e vendetta predilige la gentilezza, l'autoanalisi e un sublime romanticismo bambino, esplicitato con parole quantomai adulte.

(01/06/2016)

  • Tracklist
  1. N 43° 59' 38.927" W 71° 23' 45.27"
  2. Goodness Pt. 2
  3. Piano Player
  4. N 43° 33' 55.676" W 72° 45' 11.914"
  5. Two Deliverances
  6. Settle The Scar
  7. Opening Mail For My Grandmother
  8. N 42° 6' 3.001" W 71° 55' 3.295"
  9. Soft Animal
  10. Sun
  11. You In This Light
  12. Fear Of Good
  13. End Of Reel





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