Hurz

Hurz

2016 (Le Mat Records) | dark-ambient, alt-rock

Dietro agli Hurz si nascondono tre polistrumentisti - Nicola Rossi, Nico Irace e Sergio Oriente - che nel passato hanno militato in vari gruppi metal della scena underground romana, come i Sesta Marconi, i Tiresia Raptus e i Doomraiser. Per il primo album del nuovo progetto, il trio si allontana tuttavia dalle musicalità del proprio passato, optando piuttosto per un dark-ambient sui generis, legato in certe suggestioni ad artisti come Death in June e Boyd Rice. Questo approccio da neofita verso l'elettronica rende il loro sortilegio ancora più primitivo ed esoterico: il disco è infatti quasi un concept-album sulla dualità dell'uomo ed è composto da temi e riferimenti occulti.

Già il moniker del triumvirato, Hurz, si riferisce a una parola che nell'antica lingua osca alludeva all'orto consacrato, uno spazio aperto dedicato al divino, un posto che diviene quindi lo scenario delle grandi domande dell'uomo. Il disco degli Hurz mette pertanto in scena questi interrogativi, fornendo un'auto-analisi che mira a risolvere prima di tutto il conflitto interiore del singolo individuo. Le immagini all'interno del booklet manifestano questi conflitti con stampe antiche e simboli dimenticati, che concorrono a svelare l'enigma dei testi. Liriche, musica e immagini scorrono così in maniera uniforme, dando vita a un rituale in bianco e nero che vuole illuminare le formae mentis imposte al singolo dalla famiglia e dalla società.

La prima parte del disco viene intitolata "Tragoedia" e ha inizio con il celebre indovinello che la Sfinge fa ad Edipo ("Il nodo") nella celebre tragedia sofoclea. Si tratta del pezzo più strumentale del conio, la cui comprensione del significato va, quindi, fatta assieme all'immagine del fotografo William Mortensen e alla frase in greco che accompagna il brano nel booklet. La leggenda cristiana di "San Giorgio e il drago" viene invece trasfigurata quasi in un canto gregoriano maledetto, in cui è chiaro come tra il bene e il male non ci sia un divisione manichea, quanto piuttosto dei confini mobili, tanto che i due personaggi spiegano ognuno le proprie ragioni. Uno scontro che ha il suo apogeo negli iridescenti flussi armonici di "Illuminazioni dalla metropoli", prima di essere avvolti dalle tenebre dell'ultima parte del disco.

La seconda metà "Symbolum" prende l'abbrivio con un brano inaspettatamente radiofonico, un dark-electro-pop che oscura e sfigura il prototipo Depeche Mode; "L'amoreux (l'heure de la chouette)" potrebbe alludere alla civetta di Minerva, colei che nei tempi antichi era simbolo di saggezza e che, secondo Hegel, inizia il suo volo allegorico sul far del crepuscolo. Una comprensione delle realtà delle cose che avviene, quindi, soltanto nel momento buio del declino. La notte non tarda però a dar consiglio nella lapidaria "La scelta", il cui testo ("lame di parole affilate/ bruciano le notti dei poeti/ tagliano le gole degli amanti") viene associato graficamente a uno degli emblemi del libro di George Wither.
Spazio anche per il dub tanatologico di "Todestrieb (Vargtimmen)", mentre l
'auto-analisi non può che concludersi con la ribellione orwelliana verso le verità ufficiali di "1+1=3". Una liturgia elettronica che incarna, infine, la tanto agognata distruzione delle proprie prigioni costruite nel corso della vita ("siamo noi che creiamo il limbo/ non è il limbo che ci crea"), tra complessi edipici, dittatori e adorazioni divine, che simboleggiano le grandi imposizioni dell'uomo.

L'esordio psiconautico degli Hurz è un disco davvero gratificante, ma non per l'ascoltatore distratto. Per gli appassionati del genere è invece un nome da scrivere assolutamente sul taccuino.

(19/12/2016)



  • Tracklist
  1. Il nodo
  2. San Giorgio e il drago
  3. Illuminazioni dalla metropoli
  4. L'amoreux (l'heure de la chouette)
  5. La scelta
  6. Todestrieb (Vargtimmen)
  7. 1+1=3
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