Immanu El

Hibernation

2016 (Glitterhouse) | post-rock

Un ostacolo inaspettato è capace di generare una reazione a catena mettendo a repentaglio tutto ciò che sta all'intorno e che più ci sta a cuore. Si parla della vita di gente comune, di giovanissimi musicisti che umilmente si sono fatti strada con una proposta sincera e accorata, e che per qualche motivo – a seguito della sospensione di un concerto da parte della polizia – si sono trovati a fronteggiare due estenuanti azioni legali.

Si tratta del tipo di complicazione che più di tutte sottrae energie fisiche e psicologiche, per non parlare delle risorse finanziarie necessarie per difendere la propria posizione. Gli Immanu El hanno vinto una dura battaglia che complessivamente ha loro sottratto cinque anni di attività, dunque l'opportunità di tenersi al passo con l’attuale scena musicale e portare avanti il loro sogno.
La comunità web ha preso a cuore la vicenda e per mezzo dell'ormai consolidata pratica del crowdfunding ha fatto sì che il quartetto svedese potesse tornare all’opera e dare finalmente alle stampe il suo nuovo album, già registrato nei mesi precedenti all'avvio della campagna.

L'ibernazione è un processo chimico che lascia intatte le componenti essenziali, immobilizza in attesa delle migliori condizioni per tornare in vita, come se nel mezzo non ci fosse stato altro che un lungo sonno.
Rispetto alla malinconia tipica della corrente post-rock dei Noughties, il gruppo capitanato dai gemelli Strängberg ha sempre prediletto uno sguardo luminoso sulla realtà, come un ammirato rapimento dei sensi di fronte alla magnificenza di ciò che incrocia il nostro percorso. Nel precedente "In Passage", in particolare, i musicisti sembrava l'intermediario di entità e sentimenti talmente grandi da esser quasi inesprimibili a parole, e dunque riversati principalmente in un impianto sonoro dalla potenza abbacinante. Una "passività" rigogliosa che oggi, però, si tramuta in un'indole molto più affermativa, proprio in virtù dell’urgenza immediata di ridare voce a un sentire profondo.

Da parte degli Immanu El non c'è mai stato il timore di abbandonarsi a una scrittura apertamente emozionale, e per questo "Hibernation" non fa eccezione nel tentativo di trasmettere quella gioia e quella gratitudine che, pur avendo indubbiamente una radice di fede cristiana, travalicano sufficientemente gli stretti confini della musica devozionale.

Through the winter night
In my darkest hour
You glow
You glow in the darkness
[...]
A thousand voices
A million words
Calling for my heart
You start a fire
You breath your life
Within

È ancora passione bruciante ma tendenzialmente più calibrata rispetto al passato, per mezzo di una forma-canzone che concede un po’ meno spazio alla strumentazione dando invece risalto a parole quantomai necessarie. L’ombra dello sconforto passato è un punto di partenza del quale rimangono alcune tracce sensibili, rivissute attraverso i testi di “Winter Solstice” e “Omega” (I'm fading to black/ Going into the dark/ All I've build up will demolish to dust), ma il tono dominante rimane quello di una serenità ritrovata e ansiosa di uscire allo scoperto, tra inedite rifiniture di chitarre ed elettronica non così distanti dai Coldplay dei bei tempi.

Per questo nella coinvolgente successione dei brani il fisiologico calo d’attenzione coincide con un momento di pura quiete contemplativa (“Dvala”) che divide una tracklist altrimenti piuttosto omogenea, dove l’impatto decisivo è riservato alle tracce d’apertura delle due ipotetiche metà del disco. Con la stessa commozione “Completorium” segna il momento di maggiore intimismo, ciò che di più vicino alla preghiera potremmo trovare nell’intero canzoniere della band (You break my walls/ Tear my pride apart/ Take my heart/ Take me to where you are).

Nel video di presentazione del progetto, il gruppo rassicurava i propri fan e li invitava a perorare la loro causa affermando che “Hibernation” sarebbe stato sinora il miglior album firmato Immanu El. Che ciò sia vero o meno, esso ha l’incontestabile pregio di poter incontrare il gusto di un pubblico sempre più ampio, abbattendo ancora una volta i confini del rock strumentale con uno stile pressoché unico. In più, rivederli di nuovo in pista con questa attitudine life-affirming, rinvigorita dalle difficoltà arginate, è una soddisfazione ben superiore al prodotto in sé.

(15/12/2016)

  • Tracklist
  1. Voices
  2. Winter Solstice
  3. Mt
  4. Omega
  5. Dvala
  6. Hours
  7. Completorium
  8. Empty




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