James Blake

The Colour In Anything

2016 (Universal) | electro-writer, soulstep

La stella di James Blake è definitivamente sbocciata. Nel corso degli ultimi tre anni, il giovane talento inglese ha gradualmente elevato il proprio carisma artistico. Grazie al divino "Overgrown" l'attenzione verso la sua musica è accresciuta esponenzialmente a destra e a manca: da David Letterman così come sulle maggiori riviste musicali, senza contare le innumerevoli "coccole" ricevute dalla Bbc Radio che lo ha invitato a più riprese, celebrandone in toto l'estro alla stregua dei migliori. E come se non bastasse, il buon James è anche finito dentro l'ultimo disco di Beyoncé, prestando la propria voce in uno dei brani più toccanti e spiazzanti del lotto ("Forward"), tanto da lasciare "senza fiato" la diva di Houston.

Una crescita, la sua, cominciata nell'ormai lontano 2011, e certificata da collaborazioni formative di altissimo spessore, come quella intrapresa a suo tempo con Brian Eno, sempre pronto a porre il proprio bollino di garanzia sui prodotti più raffinati, o da prestigiosi attestati come il Mercury Prize, ricevuto tra gli applausi nel 2013.
A dar man forte a questa inarrestabile espansione, è la sinergia venutasi a creare di recente con un'altra giovane stella: Frank Ocean. Un sodalizio artistico che ha contribuito a rendere ancor più succulento e particolare il mood sonoro del qui presente "The Colour in Anything", terzo Lp dell'electro-writer londinese, annunciato a sorpresa dallo stesso tramite le frequenze della benamata Bbc Radio 1 poche ore prima del lancio digitale. Un annuncio improvviso solo per metà, visto che i singoli "Timeless" e "Modern Soul" avevano di fatto messo in guardia la platea circa l'imminente arrivo del nuovo album.

Oltre al già citato Ocean, presente nella vesti del prezioso ispiratore in tracce come "My Willing Heart" e "Always", Blake ha chiamato a sé anche l'illustre Justin Vernon (Bon Iver) con il quale aveva già interagito nel brano "Fall Creek Boys" presente nell'Ep del 2011 "Enough Thunder", dando vita alla magnifica "I Need a Forest Fire", uno dei brani più esaltanti del disco.
L'artwork della copertina è stato inoltre realizzato da Sir Quentin Blake, noto illustratore britannico di libri per bambini. Il tratto elegante e dalle tinte pastello, con la figura di Blake stilizzata in penombra, rimarca un'intimità genuina in netta corrispondenza con gli umori espressi dal musicista, mentre la presenza in cabina di regia dell'ultranavigato Rick Rubin arricchisce definitivamente il tutto, conferendo alla produzione la giusta quantità di collante sonoro tra le diverse strutture armoniche.

"The Colour in Anything" è innanzitutto un album cantautorale. Settantasei minuti e ben diciassette canzoni attraverso i quali il compositore mette definitivamente a nudo la propria anima. Le fughe elettroniche alla "Digital Lion" svaniscono e lasciano il posto a un'introspezione poetica la cui patina elettrica avvolge e seduce senza mai abbandonare determinati confini, mentre nuove e delicate trovate "ritmiche" (si prenda ad esempio il metronomo a mo' di scratch presente in "Love Me in Whatever Way") scandiscono i tempi e lo spazio sempre più ricco di elementi terzi e micro-articolazioni incasellate con estrema cura.

È ancora una volta l'anima gospel, annessa al caratteristico modernariato di matrice soul, a elevare sopra cieli aperti e immensi lo spirito inquieto e al contempo riservato del cantautore inglese. Un excursus melodico penetrante, che affonda con delicatezza la propria lama sottile mediante parole atte a esternare in più di un'occasione intensi flussi emotivi ("Don't use the word, forever / We live too long to be so loved / People change and I can be tethered / We think we are the only ones / You can't walk the streets a ghost anymore / You can't walk the streets a ghost anymore").
Tra le tracce dell'album spiccano in volo i fantasmi di un ventisettenne che insegue la pace interiore. Un ragazzo in fuga dal mondo, perso tra i suoi innumerevoli e inseparabili piani digitali, sempre pronti ad alimentare al meglio ciò che agita la mente e il cuore. Spuntano umori e andazzi mai palesati in passato, come l'incedere turbato e misterioso di "Timeless" ("I can't be selfless / I'm acting my age / You know you slide out when you slide in with graceful shadow"), o il leit-motiv dal passo electro-noir di "I Hope My Life".
Al contrario, cullano ed esortano a una recondita orazione i toni crepuscolari ed essenziali che pervadono brani come "Waves Know Shores", così come la soffertissima e intensissima "My Willing Heart".

La voce calda e struggente di Blake pare provenire dal centro di una cattedrale post-moderna, con la tastiera sempre pronta ad avvolgere la scena, tra motivetti R&B in voce-vocoder ("Choose Me") e irresistibili aperture celesti dal flusso candido ed evocativo (la stratosferica "Radio Silence").
I rimandi al passato sono decisamente nobili. Provate ad ascoltare "Peace Go With You, Brother (As-Salaam-Alaikum)" del duo Gil Scott-Heron/Brian Jackson o il Bill Whiters dimesso e asciutto di "Liza", e avrete un'idea, seppur con le dovute distanze temporali, delle origini lontane di questa preziosa ricetta. Una formula che Blake stravolge alla sua maniera, e che provvede a lanciare direttamente su Marte, dando così luce a un inimitabile affresco post-dubstep, post-soulstep, post-tutto.

(15/05/2016)



  • Tracklist
  1. Radio Silence
  2. Points
  3. Love Me in Whatever Way
  4. Timeless
  5. F.O.R.E.V.E.R
  6. Put That Away and Talk to Me
  7. I Hope My Life (1-800 Mix)
  8. Waves Know Shores
  9. Choose Me
  10. I Need a Forest Fire
  11. Noise Above Our Heads
  12. The Colour in Anything
  13. My Willing Heart
  14. Two Men Down
  15. Modern Soul
  16. Always
  17. Meet You in the Maze


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