Jessy Lanza

Oh No

2016 (Hyperdub) | footwork, tropical-synth

È proprio il caso di dirlo: all'interno del catalogo Hyperdub, la canadese Jessy Lanza è una vera mosca bianca, e oggi più che mai la sua musica si muove su territori che la pongono in totale antitesi alla celebrata controparte inglese.
In giro per la Rete si trovano svariate interviste, rilasciate in concomitanza dell'uscita di "Oh No", molte di queste si concentrano sulle paure sul modo in cui lei tenta di affrontarle (la più curiosa è la fobia per il radon, una sostanza cancerogena che Jessy credeva si trovasse in abbondanza nella casa del suo amico e collaboratore Jeremy Greenspan dei Junior Boys- le palme che vediamo in copertina le aveva comprate lei, nel tentativo di pulire l'aria). Del resto, Jessy Lanza ha un po' l'aspetto da ragazza interrotta, una donna il cui brillante fervore creativo viene spesso messo a repentaglio dalla sua stessa testa, che viaggia a ritmi quasi accelerazionisti rispetto alla realtà delle cose.

Il che non vuol dire che Jessy sia una ragazza che soccombe facilmente, anzi. "Oh No" è un disco che mostra da subito le unghie. Le delicate timbriche r&b che avevano animato "Pull My Hair Back" vengono quasi interamente spazzate via da una serie di ritmi squadrati, taglienti linee di synth e tropicalismi dai sapori minimal. Recentemente la stessa Lanza ha stilato una lista dei suoi dischi electro giapponesi preferiti, e "New Ogi" prende ispirazione proprio da tali sonorità.
Ci sono ancora momenti d'atmosfera giocati su soffici timbriche r&b - "I Talk BB" e la conclusiva "Could Be U" su tutte - ma spesso è il ritmo a prendere il sopravvento, come nel forsennato finale di "Oh No", nei turbinii di "Never Enough" e soprattutto su "VV Violence", dove ci si mette pure la voce, che attacca il pezzo con uno sfacciatissimo:
I say it to your face
but it doesn't mean a thing
no!
Ma le paure hanno anche effetti debilitanti, "Oh No" non è certo stato mandato alle stampe per far vedere al mondo quanto Jessy sia capace di conquistare le proprie fobie. L'espressione artistica si manifesta anche durante una faticosa evoluzione, e ascoltare questo disco è come assistere al processo - a volte affannoso - col quale l'autrice tenta di affrontare i propri problemi, e non sempre vi riesce. Per esempio, la ragazza ha recentemente ammesso di provare un forte terrore nel cantare dal vivo, ma ai tempi di "Pull My Hair Back" non aveva certo preventivato che il suo successo su sarebbe spinto oltre i confini del natìo Canada, costringendola a doversi esibire in giro per il globo. Adesso quindi, in un gesto di auto-schernimento, la sua voce viene spesso alterata in un pitch ai limiti del parossistico, come se si volesse spersonalizzare dalla musica per andare a nascondersi dietro alle tastiere.
È un peccato quindi che squisiti pezzi dai sapori footwork quali "It Means I Love You" e "Vivica" si presentino con questa vocina che vi trilla sopra con insistenza metallica, il pathos non scompare del tutto ma si fa immediatamente più sottile.

Ma nel complesso "Oh No" è un disco riuscito, in parte anche grazie al coraggio mostrato da Jessy nel cambiare le coordinate in maniera così drastica. Non siamo di fronte a un punto di arrivo, quanto semmai momentaneamente seduti su una piattaforma in evoluzione verso un futuro prossimo, ma del resto lei non aveva mai promesso niente di definitivo a nessuno.
I fan dell'Hyperdub-sound non verranno conquistati manco da questo secondo capitolo, ma Jessy Lanza si conferma come uno dei nomi più curiosi e fuori dal coro dell'intero catalogo. E se guardiamo al non proprio eccelso ultimo album dei suoi amici e colleghi Junior Boys, si potrebbe anche azzardare che, al momento, l'allieva ha superato i maestri.

(20/05/2016)



  • Tracklist
  1. New Ogi
  2. VV Violence
  3. Never Enough
  4. I Talk BB
  5. Going Somewhere
  6. It Means I Love You
  7. Vivica
  8. Oh No
  9. Begins
  10. Could Be U




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