John Cage

Complete Song Books

2016 (Karlrecords) | avanguardia, elettronica sperimentale

Cosa fa, notoriamente, un buon maestro dopo aver dispensato i propri saperi agli allievi? Fa sì che essi possano ragionare e agire di loro iniziativa e secondo le specifiche sensibilità.
Alcune testimonianze dirette sembrano suggerire che il profeta della libertà musicale John Cage fosse in realtà piuttosto esigente nei confronti degli interpreti, elemento che sfaterebbe il mito secondo cui tutto fosse concesso negli happening newyorkesi del secolo scorso.
Ma la lezione del più grande rivoluzionario della musica contemporanea non può essere soggetta a eccezioni: tutto è musica, perciò chiunque può farla (o non farla) nelle forme e nei tempi che più preferisce. E lo stesso indica la nota all’interpretazione dei “Song Books”:

Gli assoli compresi in quest’opera possono essere cantati con o senza un’altra musica indeterminata (e.g. “Rozart Mix” o “Concert for Piano and Orchestra”). Un numero qualsiasi di assoli può essere eseguito in qualsiasi ordine e qualunque sovrapposizione può essere effettuata. Ogni assolo appartiene a una delle seguenti categorie: 1) Canzone; 2) Canzone con elettronica; 3) Teatro; 4) Teatro con elettronica.

Arriva a non molta distanza dalla stampa della prima integrale via Sub Rosa (2012) la nuova edizione in doppio Lp dell’oltranzista Karlrecords, che firma così il terzo capitolo della serie "Perihel" dopo il recente remaster de “La Légende d’Eer”. L’artefice di questa impresa in nome dell’avanguardia è un inedito Reinhold Friedl, a sua volta compositore e direttore dell’ensemble zeitkratzer, il quale si improvvisa – letteralmente – voce recitante e pseudo-cantante del “bordello” cageano (definizione del maestro stesso).

Registrati al Clunk Studio del fidato Rashad Becker, il cui contributo si esplica anche nei live electronics, i 92 frammenti riflettono con esattezza lo spirito di chi ha coniato il “Roaratorio” e il “Musicircus”, galassie di parole e suoni aleatori dove lirismo e cacofonia convergono in una forma anti-espressiva che rifiuta, anzi non conosce proprio tradizione e buon gusto.
In poche decine di secondi – idealmente in modi sempre diversi, nella pratica con qualche ridondanza – si consumano le esagitate interpretazioni “canore” di Friedl, associate con impertinenza a trucchetti da studio di fonologia e fischi analogici che ancora una volta si rifanno al noise di marca Whitehouse (una “scuola” che sull’artista ha avuto la stessa incidenza dei vari Stockhausen e Xenakis).

Il merito e il limite del progetto, paradossalmente, è quello di non fermarsi davanti a nessun effetto cacofonico, accogliendo ogni brusco contrasto entro un conscio pasticciaccio che affonda le proprie radici nella poesia sonora dei futuristi. Uno sforzo di indubbia visionarietà che già all’origine, tuttavia, non vanta la glossolalia e il sottile surrealismo dei mesostici (con o senza Stratos) e si assesta decisamente nel dominio delle curiosità e delle creazioni perverse che, se non altro, hanno dato uno schiaffo all’idea troppo composta (in ogni senso) della cosiddetta musica d’arte.

(22/11/2016)

  • Tracklist
1-92. Solo For Voice
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