Julia Jacklin

Don't Let The Kids Win

2016 (Polyvinyl) | alt-country(-blues), songwriter

Se si cominciano a mettere insieme Angel Olsen, Sharon Van Etten e ora Julia Jacklin, si ha davanti un mini-genere di cantautorato femminile di grande tendenza, nel quale la nuova arrivata, neozelandese, può decisamente dire la sua. Un armamentario sonoro decisamente più minimale e una scrittura più tradizionalmente “country-folk” delle corrispondenti americane, ma con un approccio melodico un po’ più sviluppato, sebbene ancora acerbo, legato agli stereotipi di genere più delle altre, nel bene e nel male.

In “Don’t Let The Kids Win” non c’è niente di più del segnale medio del cantautorato americano: anche “Pool Party”, una delle tracce migliori, potrebbe tirarla fuori tranquillamente anche un Hamilton Leithauser per un suo “comodo” disco solista – non proprio da esordiente rampante, insomma.
Lo stesso dicasi per “Headlights”, che potrebbe rappresentare la trasformazione di Sharon VanEtten in diva alt-country: insomma un insieme di brani ben interpretati con questo stile espirato noir-notturno da serie tv calligrafica (“Elizabeth”), affettazioni blues di scarso coraggio (“Same Airport, Different Man”), didascaliche ballatone revivalistiche alla First Aid Kit (“Motherland”).

Un disco ben “sintonizzato”, insomma, non privo di una sua eleganza sommessa (“Small Talk”), mai davvero molesto, o davvero emozionante: forse mai davvero “sincero”, "necessario", "urgente" (non nelle intenzioni, ma nella riuscita)?

(18/10/2016)



  • Tracklist
  1. Pool Party
  2. Leadlight
  3. Coming Of Age
  4. Elizabeth
  5. Motherland
  6. Small Talk
  7. L.A. Dream
  8. Sweet Step
  9. Same Airport, Different Man
  10. Hay Plain
  11. Don't Let the Kids Win
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