Jnis Meyvant

Floating Harmonies

2016 (Record) | soul-pop-folk, chamber-pop

Adesso che l'hype per l'Islanda è ai massimi storici, speriamo che anche il numero sproporzionato di musicisti che viene da quella terra ne abbia beneficio, e tra questi Jùniùs Meyvant, forse una delle proposte più appetibili e meno "locali" uscite in questi anni dall'isola del ghiaccio e del fuoco.
Proveniente dall'isola di Vestmann, Jùniùs è isolano degli isolani, ma la sua musica ha il respiro di chi ha guardato a lungo l'oceano chiedendosi cosa vi fosse dall'altra parte. L'eleganza pirotecnica del soul si sposa così con un gusto contemplativo, tra il baroque-pop e il respiro della musica da camera, di un autore compiuto, come la title track racconta bene.

Gli arrangiamenti rutilanti di "Floating Harmonies" mantengono comunque la freschezza arrembante degli anni d'oro del soul, e Jùniùs sa contaminare abbastanza da non risultare revivalista - piuttosto, trasmette quel grado di educazione musicale che permette una rielaborazione personale e vitale dal punto di vista artistico. Il disco sarà d'ispirazione, infatti, per gli amanti di artisti come St. Fermin, anche se, più che l'r'n'b, è il soul la stella polare dell'islandese.
Forse il genere più pericoloso, è più facile incappare in soluzioni di maniera, ma la ricerca del groove di Jùniùs è costante, e questa volontà traspare nei crescendo di fiati di "Beat Silent Need", nel beat alla Marvin Gaye di "Neon Experience". Nonostante il parco strumenti sia del tutto classico (percussioni, archi, organetto), la scrittura e la ricerca sonora di Jùniùs si spingono ben al di là dell'emulazione, ma anche del restauro, grazie a una giusta quanto evidente ambizione di confrontarsi coi migliori, e nel contempo creare un corpo sonoro riconoscibile.

Si formano così diversi refrain memorabili, come lo scorrevole "sunshine gospel" di "Hailslide", il più moderno arrangiamento sincopato di "Mighty Backbone", il chamber-pop "in piano sequenza" di "Manos", in una ricchezza di passaggi che non risulta mai stucchevole, e che viene stemperata dai relativamente numerosi brani Americana di Jùniùs, che fa qualche puntata sul folk confessionale post-Bon Iver ("Pearl In A Sandbox"), abbozza qualche delicata intro à-la Simon And Garfunkel ("Color Decay", "Signals"), senza negarsi anche episodi più pop, come nell'enfasi Arcade Fire di "Gold Laces".
Insomma, un album che ha davvero molto per attirare un pubblico vasto: ne sentiremo parlare senz'altro.

(11/07/2016)



  • Tracklist
  1. Be a Man
  2. Beat Silent Need
  3. Color Decay
  4. Neon Experience
  5. Domestic Grace Man
  6. Hailslide
  7. Mighty Backbone
  8. Gold Laces
  9. Signals
  10. Manos
  11. Pearl in a Sandbox
  12. Floating Harmonies
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