Jute Gyte

Perdurance

2016 (Jeshimoth Entertainment) | experimental black-metal, avant-metal

Negli ultimi anni, Adam Kalmbach ha continuato a manovrare dietro le quinte del progetto Jute Gyte, producendo un numero ragguardevole di dischi, l’ultimo dei quali, “Perdurance”, è molto probabilmente il suo album più importante fino a questo momento. Le coordinate sonore (un black-metal isterico che fagocita influenze provenienti sia dalla musica industriale che dal cybergrind, passando per l’elettronica più astratta e la classica contemporanea) sono le stesse del precedente “Ship Of Theseus”, ma “Perdurance” fa leva su partiture ancora più complesse, dove l’utilizzo di poliritmi e di microtoni (cioè di intervalli musicali la cui ampiezza è inferiore a quella del semitono) risulta essere ancora più convincente.

La decisione di utilizzare una chitarra con tastiera microtonale risale alla pubblicazione, nel 2013, di “Discontinuities” e, a conti fatti, quella scelta, dopo una prima fase più tradizionalista, si è rivelata essere decisiva nell'economia sonora del musicista del Missouri.
L’incipit di “At The Limit Of Fertile Land” (11.30) è fulminante: una mitragliata di blast-beat che prelude a un dancefloor androide. Il campo di battaglia è attraversato da squassi babelici e abrasioni inumane, mentre traboccano staffilate di groove corpulento, ghirigori di splendore celestiale e fiammate di benzina. In coda, si alza un flusso di malinconico stupore, con la melodia in defaticamento a suggerire il torpore della mente dinanzi all’ipnosi del quotidiano ("These are the arrows that kill sleep in the night at all hours/ The flood is gone, the ebb has come").
Il viscido riff di "The Harvesting Of Ruins" (10.52), mentre evoca oscuri riti folk dell’est Europa, è cinto da sarabande di ruvidissima Ebm. Un breve interludio per campanacci filtrati riassetta la struttura prima che tonfi marziali guidino la musica lungo tratte sempre più impervie, lì dove blocchi minimalisti collidono con stratificazioni superomistiche.

Il bombardamento che apre “Like The Woodcutter Sawing His Hands” (9.24; che prende ispirazione dal tema d’apertura del primo quartetto per piano di Brahms!) sprofonda dapprima in un corto-circuito per vocalizzi zombie e paludi noise, poi procede poliritmicamente stramba, dunque si raggela in un limbo di echi, dilatazioni e scariche elettrostatiche. Relativamente più ragionato, il percorso di “Palimpsest” (8.19) si dipana tra rifferama doom e pannelli informali generati da ibridazioni tra Idm mutante e musica concreta dell’evo digitale, le stesse che emergono anche tra le pieghe di  “Consciousness” (10.02), la cui sezione iniziale è, nelle parole dello stesso Kalmbach, “una sequenza di nove accordi che si espandono in maniera microtonale, passando dal più oscuro e compatto al più luminoso e ampio”, in una parossistica ascensione circolare che sembra dover raggiungere il punto di rottura da un momento all’altro. In uno scambio continuo tra ferocia e razionalità, la musica diventa sempre più spietata e scoscesa, convogliando, alfine, nel dispositivo “industriale” di “I Am In Athens And Pericles Is Young” (12:32; il capolavoro del disco), odissea terminale che sintetizza un po’ tutte le prospettive stilistiche dell’opera, assurgendo quasi a una dimensione wagneriana nel suo scandire la follia attraverso montaggi geometrici, mesti controcanti arpeggiati e tellurici riff stoner che ricordano il terrore geometrico dei Today Is The Day di “Never Answer The Phone”. Verso la coda, un’apoteosi di poliritmi e polifonie. La coda, un vacillare d’armonie pendule.

Anche se le sue fondamenta poggiano sulla tradizione più sperimentale del black-metal, “Perdurance” finisce per spostarsi in un territorio sonoro indecifrabile. Così, se le diverse sezioni musicali sono organizzate per prodursi in crescendo sinfonici, gli interludi elettronici agiscono come variazioni per disinnescare e, insieme, rilanciare da prospettive diverse la furia esplosiva di partiture che nascondono germi di un nuovo surrealismo per replicanti.

White stone in the white sunlight
The labyrinth of remembrance
The empty stony maze
Killing memories with a sharpened awl
Killing the moments to come
Beyond good and evil
Beyond freedom and dignity
No standard, no security, no simple acquiescence
I am in Athens and Pericles is young

(02/11/2016)

  • Tracklist
  1. At the Limit of Fertile Land
  2. The Harvesting of Ruins
  3. Like the Woodcutter Sawing His Hands
  4. Palimpsest
  5. Consciousness Is Nature's Nightmare
  6. I Am in Athens and Pericles Is Young
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