Keaton Henson

Kindly Now

2016 (Play It Again Sam) | art-folk

Era già evidente dagli esordi l’abilità di Keaton Henson di scavare nella profondità dell’animo umano, rivelandone tutta la sofferenza e la fragilità.
In questo percorso, musica e pittura rappresentano per l’artista londinese una terapia spirituale, un diario intimo e delicato dove leccarsi le ferite lontano da occhi indiscreti. In questa chiave interpretativa, la copertina di “Kindly Now” è il manifesto più trasparente della complessa personalità di Henson, qui alle prese con il progetto più accessibile e immediato della sua discografia.

La musica di Keaton Henson è un art-folk brutale, scorbutico, acerbo, ma onesto, che il musicista ha trascinato nel blues (“Birthday”), e poi nella neoclassica (“Romantic Works”), ricompattandone infine gli elementi più scarni ed essenziali, nel tentativo di sfiorare anche solo per un attimo la seduzione della felicità.
Approdato all’etichetta Play It Again Sam e quindi sorretto da un’organizzazione più capillare, l’artista sta raccogliendo critiche positive e attenzioni, anche da organi di stampa fino ad ora sordi alla sua poetica. Sarà forse questo il motivo che ha spinto uno dei più arditi sostenitori di Keaton Henson, ovvero il quotidiano The Guardian, a criticare senza pietà il nuovo album “Kindly Now”, colpevole, a loro dire, di enfatizzare e di svendere quella genuina rappresentazione della sofferenza degli esordi.

La verità è che il londinese introverso ha trovato, finalmente, il coraggio di alzare la voce aprendo nuovi scenari lirici e strumentali, dove trovano spazio il dolore e l’agonia, prendendo il sopravvento su acerbi collage di musica sintetica con glitch orchestrali (“March”), scardinando tutte le insicurezze dell’autore (”The Pugilist”) e accompagnando con toni funerei testi ansiogeni (“non dimenticarmi”, “ho ancora canzoni in me, e ho paura”). Tutto questo senza che l'ascoltatore possa trovare conforto o pace, anche quando la musica accenna sensualità e passione (“Good Lust”).

I testi sono meno forbiti ma più diretti e coinvolgenti, sembra quasi che l’autore abbia vinto la sua timidezza, usando linguaggi sonori più familiari. Alcune canzoni potrebbero benissimo uscire da un qualsiasi album cantautorale, al contrario possiedono una potenza emotiva unica: è il caso di “Alright”, un brano che Elliott Smith avrebbe voluto scrivere per il suo epitaffio e che Keaton modella con sangue e sudore.
Ogni capitolo di “Kindly Now” ha la sua autonomia lirica e tematica, se “NW Overture” e “No Witnesses” rimettono in gioco l’accorato romanticismo di “Romantic Works”, in converso “Old Lovers In Dressing Rooms” lascia spazio a un flebile sorriso.

Con il progetto collaterale “Behaving”, il musicista aveva dimostrato un’insolita dimestichezza con l’elettronica, forma espressiva che viene celebrata con la mesmerica “Gabe”, che quasi fa a cazzotti con il gospel di “Holy Lover”, un inatteso fuori onda stilistico che abbraccia una frase ripetendola all’infinito (“Please don’t be afraid/ I think I love you”).

“Kindly Now” è un album disarmante, che non teme l’azzardo e il rischio, mettendo in campo la canzone più rabbiosa e romantica mai scritta (“Comfortable Love”) e quella altresì più timida e scontrosa (“How Could I Have Known”). Un brano, quest’ultimo, che Henson esegue quasi fosse chiuso in una scatola di cartone, la stessa dove tutti noi a volte nascondiamo il diario più intimo e struggente, nella speranza di svelarlo alla persona amata con gentilezza. “Kindly Now”, appunto.

(21/10/2016)



  • Tracklist
  1. March
  2. Alright
  3. The Pugilist
  4. NW Overture
  5. No Witnesses
  6. Good Lust
  7. Comfortable Love
  8. Old Lovers In Dressing Rooms
  9. Polyhymnia
  10. Gabe
  11. Holy Lover
  12. How Could I Have Known




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