Kendrick Lamar

Untitled Unmastered

2016 (Aftermath Entertainment) | hip-hop

Kendrick Lamar è entrato a pieno titolo tra le superstar mondiali della black music. Da Obama ai Grammy, passando per le ospitate ai Late Show, il rapper di Compton è praticamente ovunque e sulla bocca di tutti, belli e brutti. Ebbene, dopo aver steso e convinto gran parte delle critica planetaria con l'osannatissimo "To Pimp a Butterfly", da buon rapper Lamar ha cominciato a palesare i primi segni di onnipotenza e spavalderia (produttiva, sia chiaro), spiazzando la platea con la pubblicazione improvvisa di un disco composto da ben otto outtake.
"Untitled Unmastered" raccoglie quindi tracce gettate nel cestino durante la lavorazione dell'ultimo album, senza alcun titolo e meramente distinguibili solo per data di produzione. Gli ospiti (da Bilal ad Anna Wise) sono praticamente gli stessi del disco madre, così come appaiono fin da subito immutate le varie incursioni jazzy da tappeto all'impianto sonoro, e l'approccio di fondo squisitamente politico.

Lamar pone sul piatto scelte secondarie, rivalutate senza un effettivo collante, prendendosi dunque un grosso rischio. E non è affatto un caso che l'effetto risulti a tratti lievemente evanescente, per quanto straniante e denso di elementi soul, jazz e hip-hop. Si prenda ad esempio "Untitled 06 | 06.30.2014", posta nel mezzo con i suoi nostalgici archi piazzati senza convinzione, giusto per dare un tono al pacato mood soulful in vaga scia Motown. O ancora "Untitled 07 | 2014-2016", sorta di lunga bozza incompiuta, nella quale spunta dapprima un flusso electro morbido e sopito, e in un secondo momento un provino acustico amatoriale, venuto tra l'altro anche male, tra risatine in sottofondo e amicali imprecazioni.

Ciononostante, meritano non poco brani come "Untitled 05 | 09.21.2014", in cui le articolazioni ritmiche in perfetto stile FlyLo si susseguono in un efficace climax formato bossa nova, con il sax sempre pronto a incunearsi egregiamente, tra uno stop&go e l'altro, mentre le parole trasudano il consueto armentario di profonde indignazioni politiche e sociali, miste a dolorosissime prese di coscienza spirituali in perenne contrasto con la drammaticità della realtà quotidiana ("Once upon a time I used to go to church and talk to God/ Now I'm thinkin' to myself, hollow tips is all I got/ Now I'm drinkin' by myself, at the intersection, parked/ Watch you when you walk inside your house/ You threw your briefcase all on the couch/ I plan on creeping through your fuckin' door and blowin' out/ Every piece of your brain until your son jump in your arms/ Cut on the engine, then sped off in the rain/ I'm gone"). Lo stesso dicasi per l'ipnotica seconda traccia del lotto, mistica e sciamanica al punto da scomodare il miglior Gonjasufi.

"Untitled Unmastered" è nella sostanza un album geneticamente secondario, menzionabile solo per alcuni significativi momenti, nello specifico quelli in cui Lamar si accosta al meglio al progetto originario. Una trovata improvvisa che lascia purtroppo qualche perplessità, e che pone i consueti (e più che leciti) dubbi circa la necessità di pubblicare del materiale di scarto, in questo caso "utile" ai milioni di fan ancora accecati dal bagliore di "To Pimp a Butterfly", così come al buon ego dell'artista.

(31/03/2016)

  • Tracklist
  1. Untitled 01 08.19.2014
  2. Untitled 02 06.23.2014
  3. Untitled 03 05.28.2013
  4. Untitled 04 08.14.2014
  5. Untitled 05 09.21.2014
  6. Untitled 06 06.30.2014
  7. Untitled 07 2014 - 2016
  8. Untitled 08 09.06.2014
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