Kishi Bashi

Sonderlust

2016 (Joyful Noise) | pop

Giorni tristi quelli in cui eri costretto a negare la tua passione per deliziose canzoncine pop, prive di un assolo di chitarra o di articolate evoluzioni prog-rock, per non parlare di quando sotto l’egida del punk ogni canzone era stata ridotta a pochi, grezzi accordi, sputati nell’orecchio dell’ascoltatore.
Nulla di grave, sia ben chiaro, però diciamoci la verità: anche l’ascoltatore più rigido ed esigente a volte desidera una ventata di leggerezza, ovvero di un album che sia pop senza compromessi o congetture mentali.

Sdoganati e rivalutati dalla critica, molti generi musicali non sono più considerati i fratelli poveri del rock. Kishi Bashi aveva già riportato in auge il termine muzak, ma dopo una pausa sabbatica con tanto di quartetto d’archi (“String Quartet Live”) il musicista consacra definitivamente il suo pop middle of the road, con la consueta sapienza strumentale e una scrittura talmente solida e complessa che andrebbe analizzata con prove scientifiche al microscopio.
Il quarto album del violoncellista/multistrumentista, ”Sonderlust”, è pura estasi per le orecchie dell’ascoltatore, un labirinto di soluzioni musicali che soddisfano sia la sete degli amanti del pop post-beatlesiano che va dagli Electric Light Orchestra ai Of Montreal, sia i fautori della contaminazione intelligente alla Grizzly Bear (l’album è co-prodotto da Chris Taylor).

L’album abbatte molte barriere tra bubblegum music e alternative-pop, tenendo in bilico quel dualismo tra ottimismo e malinconia, che da sempre certifica lo stato di salute della musica pop.
L’euforia strumentale del violino in “M’ Lover” e l’eccentrico finale di “Honeybody” incorniciano un delizioso racconto di amori perduti e ritrovati: funky, synth-pop orchestrale, progressive e disco music si combinano in una moltitudine armonica di gran pregio.

Karou Ishibashi (vero nome del musicista) non tralascia alcun elemento, a partire dal titolo “Sonderlust”, ispirato al progetto web di John Koenig “The Dictionary Of Obscure Sorrows”: un campionario scientifico ed etimologico dei neologismi utilizzati per descrivere emozioni complesse.
I testi sono meno surreali e più tristi, effetto di una lunga crisi personale dell’artista. Il suono è al contrario multicolore: espedienti psichedelici, stralci di classica, variazioni ritmiche continue e voci in falsetto abilmente manipolate sono i mattoni di un immaginario muro del suono.

Introdotto dalla travolgente “M’ Lover” e da un vortice di synth e pizzicati di violino, l’album sciorina una sequenza di pop-song ricche di nobili citazioni, che incastrano vari generi e stili musicali con un sapiente uso delle moderne e antiche tecniche di registrazione.
Una nuance disco resta sempre in sottofondo, sorridendo al pop solare degli Electric Light Orchestra in “Hey Big Star”, al soul di Curtis Mayfield in “Say Yeah”, al synthwave anni 80 di Gary Newman nella travolgente “Ode To My Next Life” e perfino ai Pink Floyd nella sontuosa “Who’d You Kill”.

In ogni brano si combinano molti più elementi di quelli rintracciabili a un primo fugace ascolto: per esempio la già citata “Say Yeah”, oltre alle evidenti tonalità soul-disco, lascia spazio anche ad atmosfere romantiche-noir alla “Born To Die”.
Ed è un susseguirsi di strane reminiscenze: “Can’t Let Go, Juno” incrocia le geometrie elettroniche della Yellow Magic Orchestra e le intuizioni timbriche di Herbie Hancock, “Why Don’t You Answer Me” osa addirittura mescolare l’Aor con il britpop, e infine la ballad “Flame On Flame (A Slow Dirge)” ibrida r’n’b e chamber pop.

Kishi Bashi rinuncia in parte al ruolo preminente del suo violino, preferendo un sound più compatto. “Sonderlust” sembra quasi una versione pop-fun del suono trascendentale di Patrick Watson, un giocattolo prezioso che si beffa dell’ascoltatore deliziandolo con una serie continua di rimandi, alcuni perfino irriverenti, come quelli della conclusiva “Honeybody”: una potenziale hit alla Pharrell Williams, con tanto di coretti stile Beach Boys.

(19/12/2016)



  • Tracklist
  1. m’ Lover
  2. Hey Big Star
  3. Say Yeah 4:34
  4. Can’t Let Go, Juno
  5. Ode To My Next Life
  6. Who’d You Kill
  7. Statues In A Gallery
  8. Why Don’t You Answer Me
  9. Flame On Flame (A Slow Dirge)
  10. Honeybody




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